Le ruspe lavorano senza sosta. Ma tra terreno, pozze e cumuli di detriti spunta un’oasi a due passi dal mare. La base operativa a Bagnoli di La Roche-Posay Racing Team è in piena attività. Le pre-regate sono finite da qualche giorno oramai e i velisti godono di un pochino di vacanza, ma tutto il resto della squadra (ingegneri, architetti, meccanici e chi più ne ha più ne metta) non si ferma un attimo. Fermeto alle stelle, giustamente. Perché nell’hangar principale della base francese è arrivato da pochissimo l’AC75 con il quale si gareggerà nel 2027.
La prua dal colore cangiante che abbraccia tutte le tonalità dal verde al blu spunta quasi all’esterno. Lo scafo se ne sta appoggiato sui sostegni che lo tengono in alto quasi a 10 metri di altezza. Attorno al gigante del mare ruota un ecosistema di meccanici e tecnici che non si lascia disturbare da niente e da nessuno. Sembrano tante piccole formichine operaie che salgono e scendono dalle scale, si arrampicano, avvitano bulloni e sistemano perni. Qualcuno pigia sui pulsanti rossi di un muletto che server a trasportare gli ultimi elementi dell’AC75: si tratta dei foil, le ali della barca , che dopo essere stati adagiati su un pallet di legno per qualche minuto sono pronti per essere sollevati e assemblati nelle viscere dello scafo. Il tendone che si affaccia sul mare gigantesco (più grande di quello che il team francese aveva a Barcellona) e al suo interno tutto è al suo posto. Manca solo la gru che da qui alla prima metà di ottobre consentirà a La Roche-Posay Racing Team di mettere in acqua questo gigante da oltre 50 nodi di velocità.
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L’attesa
Mentre gli altri team che prenderanno parte all’America’s Cup del 2027 sono ancora alle prese con il trasporto dei loro AC75 e con gli ultimi dettagli delle proprie basi, i francesi sono pronti. Anzi, prontissimi. «Ogni giorno di allenamento tireremo fiori lo scafo e monteremo albero e vele», spiegano Emilie Llorens e Francesco Tesone manager della logistica del team. Sono loro a fare gli onori di casa in questo complesso che si sviluppa sostanzialmente in tre unità. Il cuore pulsante è bella base operativa dalla quale vanno e vengono operai e meccanici. Poi c’è il corpo centrale dove ci sono uffici e palestra. In fine l’hangar, il tendone di dimensioni XXL nel quale è conservato il gigante del mare che dovrà sfrecciare nel 2027.
La base dei francesi è posta esattamente al centro tra quella di Alinghi e quella di Team Australia. Per adesso, per loro fortuna, non ci sono occhi indiscreti e si può lavorare senza l’ansia di essere spiati. Sì, perché quando si tratta di America’s Cup ogni occasione è buona per “rubare” qualche preziosa informazione agli avversari. Anche i francesi infatti stanno già pensando a un sistema di sicurezza, visto che per adesso può bastare il controllo al gate di accesso. Ma quando ci saranno i team rivali servirà più attenzione, perché “il nemico ti spia”, a ogni ora del giorno e della notte. Per adesso il pensiero principale è relativo alla messa a mare dell’AC75, per il quale ogni giorno servono dalle 2 alle 3 ore. Scafo, albero e vele, infatti, sono rigorosamente separate e l’operazione di montaggio è quotidiana. Solo quando ogni pezzo è al posto giusto la gru (che qui aspettano come i bambini aspettano il Natale) si occuperà di spostare la barca sull’acqua. L’esperienza di Barcellona è stata preziosa. «Abbiamo alcuni punti di riferimento, anche se qui le dimensioni sono differenti», spiegano i manager della logistica. In Spagna, infatti, tutti i team avevano molto più spazio a disposizione, ma il tendone era più piccolo quindi c’era da organizzare diversamente gli spostamenti.
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Sono in 130 circa a girare attorno a questo microcosmo che si chiama La Roche-Posay Racing Team. Solo in 5 saliranno sulla barca per provare a conquistare l’opportunità di sfidare New Zealand nell’America’s Cup. Gli altri 125, invece, si occupano di tutto il resto. Perché ogni team funziona come un orologio nel quale tutti i meccanismi, anche i più piccoli, sono fondamentali per consentire la rotazione perfetta delle lancette. Per farsi trovare pronti alla gara, i francesi vogliono bruciare le tappe e provare ad andare in acqua con l’AC75 prima di tutti. I risultati delle pre-regate sono stati incoraggianti. Se non fosse stato per due “incidenti” avrebbero potuto strappare la qualificazione alla finalissima per sfidare Luna Rossa. Amaro in bocca, ma anche tanta speranza per un futuro che appare luminoso e pieno si emozione. Da Llorient - sede della base operativa in Francia - il quartier generale è oramai tutto a Bagnoli. Hanno preso tutti casa in zona, al massimo qualcuno è a Chiaia. Perché l’idea è quella di poter arrivare alla base il più rapidamente possibile ad ogni ora del giorno e della notte. «C’è anche un’area per fare un pisolino», aggiungono con il sorriso. Perché da qui a maggio, quando inizieranno le regate della Louis Vuitton Cup, gli straordinari sono già in preventivo. Proprio accanto all’hangar dove è custodito gelosamente l’AC75 c’è un piccolo container dal quale entra ed esce continuamente qualcuno. È la sala dei simulatori. Lì i velisti si allenano ogni giorno per mettere a punto i dettagli della loro guida non appena scesi dall’imbarcazione. Ecco la “palestra” digitale degli skipper che si mettono alla prova e si sfidandosi a vicenda e testando le loro capacità. Sono macchine modernissime: pulsantiera coloratissima e un timone capace di simulare anche la resistenza del mare e del vento.
Tutti a tavola
Prima delle regate e durante le dure giornate di lavoro serve anche avere la carica giusta. A fornirla a tutto il team francese ci pensa Cristiano Verruti, chef veracemente napoletano che da qualche mese si è messo al servizio di La Roche-Posay Racing Team. «Mi hanno accolto come una famiglia», specifica lo chef mentre butta un occhio alla cucina dove due tecnici sono alle prese con il forno.
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«Dobbiamo sistemarlo il prima possibile così possiamo fare la focaccia», aggiunge. «Oggi ho preparato la pasta con il ragù alla bolognese e se la sono spazzolata in meno di 10 minuti. Ieri ho fatto pasta e zucchine». Insomma, i primi piatti vanno per la maggiore. «Ogni settimana mi danno delle indicazioni, anche se va detto che qualunque cosa io prepari mi danno sempre grande soddisfazione. Nessuno si lamenta, anzi, sono sempre tutti molto contenti». Al momento si cucina per 40 o 50 persone ma l’impressione è che quando il team sarà a regime si toccheranno anche i 100 coperti. «Il pranzo è intorno alle 12, ma immagino che quando inizieranno i lunghi allenamenti sull’AC75 dovrò preparare anche qualche lunch box da poter consumare in mezzo al mare». Poi la sera liberi tutti. Il giorno dopo la sveglia suona presto. L’AC75 è lì che aspetta: la gru ma pure i velisti. Tutto è pronto per la prova generale e i francesi non vedono l’ora di mettersi alla prova nelle acque di Napoli.