Amiu, tra Bitetti e sindacati la tensione è alle stelle: «Vicini al fallimento»

È finito con uno scontro e senza risposte concrete sul futuro di Kyma Ambiente il confronto tra il sindaco Piero Bitetti e i sindacati, convocati ieri a Palazzo di Città per discutere della crisi della società partecipata che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Una riunione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto fare chiarezza sulle prospettive dell'azienda, gravata da oltre 40 milioni di euro di debiti e con circa 400 lavoratori il cui futuro resta incerto. Invece, le distanze tra amministrazione e organizzazioni sindacali si sono ulteriormente allargate, mentre l'ipotesi della privatizzazione continua ad aleggiare sulla società.

Il confronto si è interrotto quando i rappresentanti dei lavoratori hanno incalzato il sindaco con una serie di domande sulle decisioni assunte negli ultimi mesi. Bitetti, inizialmente disponibile al dialogo, avrebbe lasciato la riunione, ritenendo offensive alcune delle contestazioni rivolte ai dirigenti comunali. A rendere ancora più difficile il confronto sono state le assenze dell'amministratore unico Gaetano Nacci e dell'assessora all'Ambiente Fulvia Gravame. Presenti, oltre al sindaco, il vicesindaco e l'assessore alle Partecipate Gianni Cataldino e alcuni tecnici comunali.

«La società è in una situazione debitoria irreversibile», è la valutazione di Carmelo Sasso, segretario generale della Uiltrasporti, che considera sempre più concreto il rischio di liquidazione. «Le strade, seppure loro ne dipingano diverse, a nostro avviso portano sempre alla stessa soluzione». Per il sindacalista, le proposte illustrate dall'amministrazione non chiariscono come si possa evitare il fallimento. «Non possiamo essere chiamati a certificare il fallimento della politica, facendo finta che non stia accadendo niente», ha aggiunto, contestando anni di scelte che, a suo giudizio, hanno contribuito a compromettere la situazione dell'azienda.

Tra le questioni più controverse c'è la gestione affidata a Nacci. La Uiltrasporti contesta la revoca dell'incarico ai due advisor precedentemente chiamati a esaminare la situazione della società. Sasso ha chiesto al sindaco se l'amministrazione fosse stata informata e avesse autorizzato la decisione, considerato che era stata proprio il Comune ad affidare il precedente incarico. Senza risposta la questione relativa al progetto di rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale per l'inceneritore. Il sindacato ha chiesto chiarimenti anche sulle conoscenze dell'assessora Gravame in merito al progetto, alle quantità e alle tipologie di rifiuti da trattare.

La Uiltrasporti intende ora passare dalle contestazioni alla richiesta formale di revoca dell'incarico. Sasso ha annunciato una Pec al Comune per chiedere le dimissioni di Nacci, dopo aver sottoposto la proposta agli altri rappresentanti sindacali. Una presa di posizione che accentua le tensioni attorno alla governance della partecipata, proprio mentre si cerca una soluzione alla crisi finanziaria.

Resta inoltre da chiarire il destino dell'inceneritore, fermo da anni e per il quale si ipotizza un ammodernamento accompagnato dal rinnovo dell'autorizzazione. Secondo quanto riferito da Cosimo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil, nel corso della riunione sarebbe stato ribadito che l'impianto non è cedibile, ma potrebbe essere affidato a soggetti privati. Una distinzione che non risolve, però, gli interrogativi sulla sostenibilità economica dell'operazione e sul futuro della gestione pubblica.

«Parliamo di un'autorizzazione il cui contenuto non conosciamo», ha sottolineato Sardelli, evidenziando anche l'assenza di informazioni sulla relazione peritale commissionata durante la presidenza di Alfredo Spalluto. Il documento, secondo quanto riferito dai sindacati, prospetterebbe tre possibili scenari, compreso quello più grave del fallimento. Le organizzazioni dei lavoratori ne hanno chiesto la consegna, senza ottenerla. Anche per questo, la mancanza di documenti e dati aggiornati rende difficile valutare le ipotesi messe sul tavolo dall'amministrazione.

Tra le possibilità prospettate ci sarebbero richieste di sostegno economico alla Regione, al Governo e persino all'Unione europea. È stata inoltre avanzata l'ipotesi di inserire la vicenda di Kyma Ambiente nel tavolo governativo sull'ex Ilva. Intanto, un accantonamento di circa cinque milioni di euro potrebbe essere utilizzato per contribuire al ripianamento dei debiti, ma non sarebbe sufficiente a risolvere l'intera esposizione.

Per Sardelli, il passaggio decisivo resta l'approvazione dello schema di bilancio, senza il quale non è possibile individuare una strada concreta. «Ci sono diverse ipotesi in campo, ma se non arriva lo schema di bilancio predisposto da Kyma Ambiente non sappiamo quale sia la scelta», ha dichiarato. E mentre si attende il documento contabile, il confronto con il Comune si chiude senza un'intesa, lasciando aperti tutti i nodi: dai debiti alla possibile privatizzazione, fino alla tutela dei posti di lavoro.