L’inchiesta
29 luglio 2026 alle 00:48
Andrea Pintus potrebbe essere morto per aver tentato di disarmare il fratello Alessandro, in quel momento completamente fuori controllo dopo che – neanche mezzora prima, alle 5,40 di giovedì scorso – aveva sparato, a Solanas, un colpo di pistola contro la moglie Michela Rubiu, colpendola alla testa e riducendola in fin di vita, pare al culmine dell’ennesimo litigio di una relazione sempre più burrascosa e in crisi.
Ancora in preda a una furia cieca, il muratore 39enne – in cella per omicidio e tentato omicidio – è arrivato in auto a Margine Rosso, sul litorale di Quartu, pensando forse di trovare rifugio nella casa di famiglia in via Asfodelo. Qui però, oltre agli anziani genitori, c’era anche il fratello maggiore Andrea, 42 anni, che, raccolta la sua confessione, lo avrebbe coraggiosamente affrontato nel cortile, ricevendo come risposta tre colpi di calibro 7,65 esplosi quasi a bruciapelo che lo hanno ucciso sul colpo.
Le voci e i dubbi
Nel silenzio tombale degli investigatori, è questa la possibile ricostruzione dell’alba di sangue andata in scena in quel maledetto 23 luglio filtrata da ambienti vicini ai familiari delle vittime di questa immane tragedia. Una ricostruzione che ora dovrà passare al vaglio dell’inchiesta. Per mettere tutti i tasselli in ordine gli investigatori puntano soprattutto sul racconto dei testimoni oculari – a Solanas come a Quartu – ma anche sull’analisi di tablet e telefonini dei fratelli Pintus e di Michela Rubiu, che da cinque giorni lotta tra la vita e la morte in un letto della Rianimazione dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Di sicuro, Alessandro Pintus ha fatto tutto in un lampo, come in preda a un delirio. Nella frazione balneare di Sinnai ancora avvolta nel buio, ha aspettato che la moglie 47enne scendesse di casa per aprire il bar che gestiva da anni: mancavano pochi minuti alle 5 e mezza e fuori c’erano già i primi clienti per il caffè. Tra i due coniugi ci sarebbe stato un brevissimo confronto. Poi lo sparo e la fuga in auto nel corso della quale il muratore avrebbe anche tentato di investire uno degli avventori del bar. Poco prima delle 6, Alessandro Pintus è già a casa dei genitori, al numero 26 di via Asfodelo. Difficile sapere se lo abbia fatto proprio per incontrare il fratello Andrea o, più banalmente, per prendere tempo dopo quello che aveva appena combinato a Solanas. Di certo c’è che dopo una brevissima discussione, forse anche una colluttazione, nell’aria sono rimbombati tre spari in rapida successione.
Testimoni e dispositivi
Ma le risposte alle tante domande ancora in sospeso potranno arrivare soltanto una volta completato l’esame di tutti i testimoni: i familiari di Michela Rubiu, i clienti del bar, il padre e la madre dei Pintus davanti ai quali si è consumato il secondo atto di un dramma familiare sconvolgente. Ma anche dall’analisi dei dispositivi elettronici – telefoni e tablet – sequestrati a Solanas e Margine Rosso. A dare un contributo ulteriore alla ricostruzione di quanto accaduto, potrebbe inoltre essere una telecamera installata in una casa vicina a quella dei Pintus che forse ha filmato il momento dell’incontro fra i due fratelli prima che Alessandro rivolgesse la pistola calibro 7,65 contro Andrea. Se l’indiscrezione fosse confermata, quelle immagini potrebbero infatti aiutare a capire se il muratore 39enne, prima di sparare, abbia scambiato con il fratello qualche frase, magari confessandogli quello che aveva fatto a Solanas. E se quelle parole abbiano poi scatenato, come ipotizzato da molti, la rabbiosa reazione di Andrea e il tentativo di disarmare il fratello. Per questo i carabinieri, coordinati dal maggiore Michele Cerri e dal luogotenente Vittorio Piras, nelle prossime ore sentiranno nuovamente i genitori dei Pintus, schiantati dal dolore di chi, in un attimo, si è ritrovato senza un figlio e con l’altro rinchiuso in carcere. Mentre le preghiere, a Solanas come a Quartu, adesso sono tutte per Michela Rubiu, le cui condizioni restano gravissime ma stazionarie.
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