(di Angelo Cerulo)
Un ritorno trionfale, con
circa duemila persone, suggellato da una cornice di fascino
senza tempo. Riccardo Muti, che tra pochi giorni compie 85 anni,
ha incantato il pubblico accorso all'Anfiteatro del Parco
Archeologico di Pompei in occasione della terza edizione della
rassegna 'Beats of Pompeii 2026'. Il maestro, dopo la
straordinaria esibizione dello scorso anno, ha nuovamente
diretto l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in un viaggio
emozionante nella grande tradizione sinfonico-operistica
italiana. Ma questa volta ad impreziosire l'evento è stata la
partecipazione di un centinaio di studenti dei Conservatori
della Campania, selezionati tra oltre trecento candidati, in una
full immersion artistica che ha visto i giovani affiancare a
rotazione i musicisti dell'orchestra.
Sul palco e in platea un'atmosfera di rara suggestione con
Muti che presenta i brani con ironia senza rinunciare ad
aneddoti di vita vissuta a Napoli o stilettate ad un'Italia che
non sempre riconosce la cultura musicale classica che ha
forgiato la musica moderna. L'epicità delle esecuzioni si è fusa
perfettamente con la potenza storica del luogo, dove le pietre
millenarie hanno fatto da cassa di risonanza a un repertorio che
è scrigno dell'identità nazionale. Il programma ha spaziato
dalle celebri ouverture verdiane del 'Nabucco' e de 'La Forza
del Destino' agli intermezzi di 'Manon Lescaut' di Puccini,
'Cavalleria rusticana' di Mascagni e 'Pagliacci' di Leoncavallo.
Non sono mancati l'ouverture del 'Guglielmo Tell' di Rossini,
'Contemplazione' di Catalani e la suite dal 'Gattopardo' di Nino
Rota, a testimonianza di un affresco sonoro che ha attraversato
oltre un secolo di genio italiano.
Grande protagonista della serata è stato il progetto voluto
da Muti di coinvolgere giovani talenti dei Conservatori campani.
Tra i musicisti che hanno calcato il palco, spicca Teresa
Porzio, 23 anni, violinista del Conservatorio San Pietro a
Majella di Napoli e da sempre attiva con l'Orchestra Musica
Libera Tutti di Scampia, orgoglio del maestro. Gli altri
musicisti-studenti, provenienti dai Conservatori di Benevento,
Avellino e Salerno, si sono esibiti in alternanza tra i circa
cento leggii, di altrettanti musicisti, per eseguire uno o due
brani, vivendo così un'esperienza formativa unica. Nell'organico
stabile della Cherubini figurano anche tre musicisti campani.
"Ho voluto che i musicisti della mia Orchestra lavorassero
fianco a fianco con gli studenti, senza distinzioni, perché la
musica si impara soprattutto condividendo", ha detto il maestro
prima del concerto. "Suonare insieme significa ascoltarsi,
rispettarsi, assumersi una responsabilità comune. Confrontarsi
per il bene di tutti. La musica significa concordia".
Il concerto - Muti ne farà altri con il coinvolgimento di
allievi di conservatori a Lucca il 20 luglio e a Ostuni il 22
luglio - ha rappresentato il nono appuntamento di un cartellone
che spazia dal rock al pop e al jazz, e conferma la vocazione
cross-genere di 'Beats of Pompeii', capace di trasformare il
sito archeologico in un palcoscenico d'eccezione per la cultura
contemporanea e classica frequentata da molti giovani
appassionati. Un ritorno, quello di Muti, che esalta
ulteriormente la figura del maestro come ambasciatore della
cultura italiana nel mondo da un luogo millenario riconosciuto e
apprezzato.
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