Toh, la sicurezza. Alla vigilia del doppio voto 2027 (Politiche e Amministrative, con ogni probabilità sempre meno legate nell’election day) sono il contrasto all’illegalità e il dibattito sulla criminalità a (ri)prendere il primo posto nell’agenda. Sia declinata nel braccio di ferro fra ’cattivismo’ e tolleranza, sia nell’ormai inflazionata discussione sulla remigrazione, sia nelle prospettive del campo largo in cerca di identità (come staranno insieme centristi, parte riformista Pd e centri sociali?). Ha iniziato la Regione Marche nei giorni scorsi con l’atto di indirizzo dell’operazione ‘Marche Sicure’, un progetto integrato che vede più tecnologie, coordinamento istituzionale, controlli per la salute ed educazione alla legalità. L’Emilia-Romagna presenta invece nei prossimi giorni il piano ‘Città sicure’ partendo, insieme con i sindaci, dalle stazioni. D’altronde, dal primo giorno di insediamento il presidente Michele de Pascale ha puntato sul tema e deve ancora trovare una risposta concreta la questione Cpr su cui va avanti da mesi il botta e risposta con il Viminale. Proprio il ministro Matteo Piantedosi, con il via libera al nuovo Ddl sicurezza, ha accelerato in particolare sulle baby gang estendendo anche il fermo preventivo ai minori. La gestione dello strumento (possibile anche per la polizia locale e dunque impattante anche nelle dinamiche dei Comuni) sarà destinata a creare il primo vero terreno di scontro della lunga campagna elettorale. Le immagini di violenza di San Benedetto del Tronto, con l’esponente vannacciano poi finito nei guai per avere pestato un senzatetto, e i relativi commenti di giubilo di molti utenti, sono una pericolosa cartolina della pancia del Paese, ma anche il segno che non si trova una vera risposta sugli strumenti a disposizione. E’ la manifestazione dell’evidente difficoltà bipartisan – quella città è amministrata dal centrodestra – sulla gestione armonica di politiche sociali e repressive.