SACILE - A Cornadella, non lontano dall'asilo Archimede, si trova una sede diplomatica. Un'ambasciata, verrebbe da definirla, anche se il cartello che vi troverete davanti, affisso sul cancello, definisce quell'abitazione, visibilmente di vecchia data, un "Ente extra territoriale", con tanto di "governatore", nella figura dell'ormai ex sacilese Antonio "Trustee" Ghisetti.
Guerra d'indipendenza
Il signor Ghisetti, nato a Sacile ed oggi residente in Piemonte, proprietario di quell'abitazione ereditata dal padre abile falegname, è prossimo a spegnere 90 candeline, ma la sua lucidità mentale fa invidia, così come la capacità di badare a se stesso in tutto e per tutto, anche sul piano fisico. Quel cartello sintetizza quella che si potrebbe definire la sua Guerra d'Indipendenza. Di affrancarsi dallo Stato Italiano Antonio ha cominciato a pensarci dopo una causa protrattasi per tutti e tre i gradi di giudizio e che l'ha visto sempre sconfitto.
Una questione di eredità finita davanti al giudice del tribunale di Treviso. Non somme milionarie, ma parlando con Antonio si comprende al volo che non ha mai voluto farsi mettere i piedi in testa, anche a costo di pagare un prezzo salatissimo. Così fu nel suo caso, dato che oltre un decennio di tribunali finisce col pesare sul portafoglio di chiunque «Più di centomila euro alla fine dei conti». Se anche avesse vinto, non avrebbe pareggiato le spese sostenute, ma tant'è. Persa una battaglia, l'amarezza ha probabilmente avuto il sopravvento e ha deciso di "deitalianizzarsi". «Ho tagliato fuori lo Stato dalla mia vita. Adesso il mio Stato sono io».
Il mio Stato
A spiegarla tutta la vicenda risulta lunga, tormentata e non del tutto chiara. «Ho fatto un Trust, un accordo con me stesso. La mia casa è il mio Stato ed io la governo». “In amministrazione fiduciaria”, si legge nel cartello. C'entra qualcosa anche l'isola di Jersey, di cui Antonio Ghisenti si dice cittadino, anzi: «Sono un soggetto di diritto internazionale che sottostà alle leggi di Jersey». È un fazzoletto di terra nel bel mezzo del Canale della Manica: 912 abitanti più alcune isole disabitate che compongono il Bailato di Jersey, che comunque ricade sotto la Corona britannica. È evidente che questo 90enne dagli occhi ancora vivaci e dalla mente lucida non ha avuto destino facile.
Vita tormentata
«Sono nato qui, poi mi sono trasferito in Sicilia e poi a Milano. Oggi vivo in Piemonte, vicino all'unica figlia che mi è rimasta; il maschio è morto qualche anno fa. Ho lavorato alla Olivetti, ero quello che ottimizzava il lavoro degli altri». Insomma, oggi lo definiremmo un manager e anche uno di quelli ben pagati.
La prova più dura l'ha vissuta quando aveva 29 anni: «Morì mia moglie, aveva solo 27 anni. Le venne una emorragia cerebrale, diagnosticata come una cattiva digestione - Lui restò con due bimbi da crescere - 10 mesi l'uno e 3 anni l'altro». Oggi è nella sua casa di Sacile, ma in procinto di tornare in Piemonte: «Sono qui in vacanza», afferma. Una credenza sembra volersi far guardare: «L'ha fatta mio padre. Tutti i mobili qui dentro li ha fatti lui. L’età del mobile? Eh, non so, ma sui cent'anni li ha».
Sistema le ultime cose, questo signore di quasi 90 anni, che sa usare il computer, spedire una mail, ma che soprattutto ha combattuto contro la vita e ancora non si è arreso. Allunga un foglio, che è una lunga disamina del perché non abbia più a sentirsi assoggettato alle regole dello Stato Italiano. Una dichiarazione che si chiude con la constatazione che nulla deve all'Italia e dunque "Ci salutiamo da buoni amici, anzi, da fratelli, essendo tutti figli dello stesso Padre Celeste".
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