Arvedi-Ast investe ancora: nuovo laminatoio in programma. Acciaio inox, da Terni appello all’Ue

Coils di acciaio

«Il ruolo dell’inossidabile resta centrale. L’acciaio è alla base di un’economia moderna, avanzata e orientata a un futuro sostenibile. L’elevato impiego di rottame, la durabilità e la versatilità dell’inox possono combinarsi sempre più con tecnologia, design e innovazione nelle applicazioni finali. Non possiamo immaginare un’Unione europea più forte con un mercato nel quale l’acciaio inox perde peso e quote. L’Europa potrà tornare a ricoprire un ruolo d primo piano nell’economia mondiale soltanto se manifattura e trasformazione industriale troveranno spazio nell’agenda politica dei Paesi membri. Il comparto dell’inox deve quindi essere considerato strategico anche per il ruolo che acciaierie e indotto svolgono nelle economie e nelle comunità locali». Così il responsabile commerciale di Arvedi-Ast, Mattia Sala, in un’intervista al portale specializzato Siderweb, con approfondimento su costi, magazzino, trend di domanda e strumenti normativi. «Investire – ha dichiarato – è il punto di svolta».

In questo senso, il manager ha fatto il punto sull’attività dell’imprenditore cremonese a Terni: «Da quando il gruppo è presente a Terni, il presidente Giovanni Arvedi ha concretizzato investimenti per oltre 500 milioni di euro. Tra gli interventi già realizzati figurano il nuovo laminatoio a freddo entrato in funzione nel settembre 2025 e il nuovo forno walking beam, avviato all’inizio del 2026, mentre diversi altri cantieri restano aperti. Il prossimo passaggio riguarderà il riequilibrio della produzione di laminati a freddo. Attualmente l’offerta di Arvedi Ast è ancora fortemente concentrata sulle larghezze finite di 1.250-1.270 mm. La società prevede quindi l’introduzione di un nuovo laminatoio da 1.500 mm. «Ci permetterà di essere più attrattivi e completi agli occhi dei nostri clienti».

Significativo l’input sul ruolo del Cbam (la tassa dell’Unione Europea sulle merci importate da Paesi extra-UE per equalizzare il prezzo del carbonio rispetto alla produzione interna): «Andrebbe esteso ai prodotti finiti – ha osservato Sala -. L’attuale sistema rischia infatti di tutelare la produzione siderurgica europea senza impedire che la pressione competitiva si trasferisca più a valle lungo la catena del valore. Ora come ora il Meccanismo può essere aggirato attraverso l’importazione di semiprodotti, componenti, particolari stampati e prodotti finiti a basso costo, provenienti sia dall’Asia sia da Paesi balcanici. Il problema riguarda, tra gli altri, comparti come elettrodomestici e automotive, dove la manifattura europea deve confrontarsi sia con prodotti a basso costo sia con produzioni a maggiore valore aggiunto provenienti da economie nelle quali il sostegno pubblico può favorire la competitività dell’export. Dobbiamo evitare un processo di desertificazione industriale». Ricerca, innovazione e sviluppo, secondo quanto indicato, non possono mancare.