Una donna di 60 anni è stata arrestata, su ordine del gip, con l'accusa di aver ucciso il marito due anni fa. In carcere anche il figlio di 28 anni: il corpo non è mai stato trovato, contro di loro intercettazioni e testimoni
Data pubblicazione: 30-9-2026 ore 13:57Ultimo aggiornamento: 30-9-2026 ore 13:57

REGGIO CALABRIA – Aveva denunciato la scomparsa di suo marito, Salvatore Giglio, all’epoca dei fatti 69enne. Ora è accusata di averlo ucciso in complicità con il figlio 28enne. I fatti sono accaduti a Cutro, dove questa mattina i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Crotone, supportati dai militari della compagnia di Crotone, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della locale procura, nei confronti dei due indagati accusati di concorso in omicidio e occultamento di cadavere.
Tutto è iniziato il 28 settembre 2024, quando la donna, una 60enne, denunciò la scomparsa di Giglio alla stazione dei carabinieri di Cutro, asserendo di non avere più notizie del marito dal 21 settembre precedente. L’inchiesta è stata coordinata dalla procura diretta da Domenico Guarascio, proseguendo fino al dicembre del 2025 mediante lo svolgimento di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali nei riguardi di diversi familiari delle persone coinvolte e dall’esame a sommarie informazioni testimoniali di molti soggetti.
Nel corso delle indagini sono state delineate le presunte responsabilità della donna e del 28enne che il 21 settembre 2024 avrebbero ucciso il loro familiare in casa e ne avrebbero occultato il cadavere, gettandolo nelle acque del fiume Tacina, a Steccato di Cutro.
Durante l’attività, i carabinieri del Ris e i Subacquei di Messina hanno effettuato dei sopralluoghi finalizzati al recupero della salma, ancora non individuata.
Il provvedimento cautelare ha anche documentato i reiterati tentativi di sviare le indagini da parte dei destinatari della misura, in primis denunciando tardivamente la paventata scomparsa della vittima e in secondo luogo cercando di occultarne le tracce, accordandosi sulle versioni da rendere alla polizia giudiziaria, acquistando diversi litri di varechina per ripulire la scena del crimine e, infine, fornendo inconsapevolmente delle dichiarazioni anche contrastanti, riscontrate mendaci.