Asl, strategia per il futuro: «C’è un nuovo laboratorio, standard di sicurezza al top»

Una vicenda delicatissima quella avvenuta lo scorso anno all’ospedale San Paolo di Napoli, su cui indaga la Procura: una bambina nata nel giugno 2025 e la successiva contestazione sulla sua compatibilità genetica con la coppia che aveva seguito un percorso di Procreazione medicalmente assistita. Il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Gaetano Gubitosa, all’epoca non era ancora alla guida dell’Azienda. Il manager parte da un punto che considera essenziale per ricostruire quanto accaduto: «È importante ribadire che fu la stessa direzione generale dell’Asl Napoli 1 Centro a segnalare tempestivamente l’evento avverso alle autorità competenti, compresa l’autorità giudiziaria». Una precisazione che si inserisce nel quadro delineato dalla stessa azienda e che fa da premessa al futuro che si delinea per il Centro PMA del San Paolo.

IL RESTYLING

Dopo l’evento "avverso" e la sospensione delle attività, infatti, la struttura è stata sottoposta a un intervento complessivo di revisione. «A seguito della sospensione delle attività, l’Azienda, con il supporto di specialisti esterni, ha provveduto alla riqualificazione degli ambienti, all’ammodernamento tecnologico e impiantistico, alla revisione delle procedure e all’aggiornamento professionale del personale. Tutto questo è stato realizzato in meno di un anno», spiega il direttore generale. Un lavoro che ha dunque interessato contemporaneamente struttura, apparecchiature, organizzazione e competenze professionali. L’obiettivo dichiarato è ripartire con un sistema nel quale le diverse fasi del percorso siano sottoposte a procedure aggiornate e a controlli rigorosi. Un primo passo doveroso è già stato compiuto e non a caso già da questo agosto è ripresa l’attività ambulatoriale del Centro. Non significa ancora, tuttavia, la completa riattivazione di tutte le procedure di Procreazione medicalmente assistita. Per arrivare alla piena operatività manca un passaggio fondamentale: la validazione igienico-sanitaria. «Siamo ora in attesa della validazione necessaria alla piena riattivazione del Centro PMA», precisa Gubitosa. La procedura coinvolge innanzitutto il Dipartimento di Prevenzione della Asl al quale compete questo primo via libera. Solo successivamente potranno essere effettuati i previsti controlli da parte del Centro Nazionale Trapianti, nell’ambito del sistema di vigilanza e verifica previsto per queste attività.

LA SICUREZZA

La vicenda del San Paolo arriva in cui il tema della sicurezza della PMA è diventato particolarmente sensibile anche a livello nazionale, dopo il recente caso dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Due episodi distinti, con caratteristiche che non devono essere sovrapposte, ma che hanno riacceso l’attenzione sulla necessità di sistemi di identificazione, tracciabilità, doppio controllo e verifica delle procedure lungo tutta la catena della fecondazione assistita nel nostro Paese. Ed è proprio sul rafforzamento delle garanzie di sicurezza che Gubitosa concentra lo sguardo. «Abbiamo lavorato sugli ambienti, sulle tecnologie, sugli impianti, sulle procedure e sulla formazione del personale. Vogliamo offrire agli utenti un servizio nel quale sicurezza e qualità siano al centro di ogni passaggio». La PMA, del resto, è un settore nel quale alla complessità tecnologica e biologica si accompagna una particolare delicatezza umana. Ogni procedura coinvolge persone e famiglie che arrivano al Centro dopo percorsi spesso lunghi e difficili e che affidano agli operatori aspettative, speranze e progetti di vita. Per questo occorre recuperare pienamente la fiducia, parte essenziale del percorso di rilancio.