MONTREAL – A volte, come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere. “Non è un torneo per vecchi”, si potrebbe dire, parafrasando il titolo del capolavoro dei fratelli Coen, “No country for old men”, con Javier Bardem e Tommy Lee Jones, che vinse 4 premi oscar nel 2008, tra cui quello per il miglior film. L’edizione 2026 del Masters 1000 di Montreal, lato ATP, ha patito assenze illustri, a partire da quelle di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, e Novak Djokovic, eliminazioni precoci come quelle di Alexander Zverev, Alex de Minaur, Daniil Medvedev, Taylor Fritz e Flavio Cobolli, e dolorosi ritiri come quello del beniamino di casa Felix Auger-Aliassime.
La curiosità statistica che rende però assai interessante il torneo è che tutti i primi 5 giocatori under-23 del mondo sono approdati, giocando benissimo, agli ottavi di finale. In ordine di ranking, Rafael Jodar (19 anni), Jakub Mensik (20), Learner Tien (20), Arthur Fils (22), Joao Fonseca (19), stanno dando spettacolo. Oltre a loro, quello con la classifica più alta rimasto in tabellone è il campione uscente Ben Shelton, che di anni ne ha 23.
Avere a disposizione un evento del livello dell’ATP 1000 di Montreal come vetrina per i migliori giovani del nostro sport è un’occasione irripetibile, che va goduta e sfruttata. Scopriamo in breve le caratteristiche di questi ragazzi.
RAFAEL JODAR: il fenomeno del momento, spagnolo, ha fatto irruzione nei piani alti della classifica senza guardare in faccia nessuno. Gioco scarno, forse banale, ma di livello incredibile. Tira fortissimo il servizio, il dritto e il rovescio, e con ottime percentuali. Varia poco e nulla, ma non ne ha bisogno. Feroce agonista, a volte cede al nervosismo quando le cose non vanno bene. Ultimamente, succede di rado.
JAKUB MENSIK: quello che gioca meglio, capace di fare tutto. Oltre ai magnifici fondamentali tipici della scuola ceca, colpi puliti, filanti e fluidi, attacca spesso, e gestisce alla grande il gioco al volo. Difetta in continuità, perchè se non fosse così, sarebbe già ai vertici mondiali.
LEARNER TIEN: americano, il più intelligente e vario tatticamente. Mancino, genera traiettorie insidiose, carica con maestria le rotazioni in top-spin, e copre il campo come una lepre. Fargli punto è difficilissimo, e se gli si lascia spazio, contrattacca in modo letale. Non ha un fisico possente, unico suo limite, perchè se manovrando così tirasse anche bombe sarebbe ingiocabile.
ARTHUR FILS: l’erede naturale di Jo-Wilfried Tsonga, i francesi lo adorano. Potente, muscoloso, colpi pesantissimi, combinazione servizio-dritto micidiale, purtroppo per lui nella sua giovane carriera ha già patito infortuni anche seri. Se starà bene fisicamente, affrontarlo sarà sempre un problema per chiunque.
JOAO FONSECA: in Brasile lo aspettavano dai tempi di Gustavo Kuerten. Braccio al fulmicotone, anticipa e spara missili da ogni angolo del campo. Ha sistemato, lavorandoci tanto, un fisico che ora riesce finalmente a sostenere il suo tennis esplosivo. Le potenzialità sono altissime.
BEN SHELTON: il veterano del gruppo, anche se fa sorridere dirlo di un 23enne. Mancino, ha un servizio che è un misto fra quello di Ivanisevic e quello di Sampras, a tratti intoccabile. Spesso segue questa super-battuta a rete, dove vola e scatta come un gatto. Fisico clamoroso, da giocatore di football americano, viene dai college USA, ed è un “peperino” a livello di grinta agonistica con pochi eguali.
Spiace per gli assenti e gli sconfitti, ma questa “banda di supergiovani” è un piacere da seguire, e potrebbe far diventare questa sfortunata edizione 2026 dell’Omniun Banque Nationale Open un evento da ricordare, in futuro. Perchè se uno di loro arrivasse a vincere il titolo di Montreal, sarebbe o un trampolino di lancio definitivo per i 5 “cadetti” a livello ATP, o una consacrazione non banale per il campione in carica.