Attentato a Ranucci, l’ex di Lavitola sentita per 10 ore: «Non sapevo nulla della bomba». I documenti consegnati ai pm

Quasi dieci ore davanti ai pm, una memoria e una serie di documenti consegnati agli investigatori. L'inchiesta sull'attentato a Sigfrido Ranucci torna a concentrarsi sugli affari di Valter Lavitola dopo la lunga audizione della sua ex compagna, Natalia Potenza

La donna è entrata alle 10 a piazzale Clodio ed è stata ascoltata per l'intera giornata dai pm della Dda e dai carabinieri come persona informata sui fatti. Era stata lei stessa, nei giorni scorsi, a scrivere agli inquirenti chiedendo di essere convocata. Al termine dell'audizione ha lasciato gli uffici giudiziari senza rilasciare dichiarazioni.

«Non sapevo nulla della bomba a Ranucci»

Potenza avrebbe ricostruito il rapporto con Lavitola, iniziato nel 2011 quando l'ex editore dell'Avanti! era latitante in Argentina, per poi affrontare il capitolo dei suoi affari finanziari e dei rapporti con Ranucci. Sull'attentato del 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia, la donna avrebbe sostanzialmente affermato: «Non sapevo nulla della bomba a Ranucci». Ma agli investigatori ha consegnato anche una corposa memoria e documenti, compresi atti fiscali, che potrebbero essere utili per ricostruire le attività economiche di Lavitola, dal business dei carbon credit in Africa alle iniziative in Sudamerica.

L'attenzione riguarda anche i flussi di denaro degli ultimi anni e gli eventuali finanziamenti ricevuti. Elementi che, secondo gli investigatori, potrebbero portare a sviluppare ulteriori filoni dell'inchiesta sull'attentato.

Chimutengo: «Come faceva ad avere questi soldi?»

Sugli affari di Lavitola è intervenuto intanto anche Benjamin Chimutengo, suo ex socio africano oggi in rotta con lui. «Se Valter gestisce un ristorante e un b&b, come faceva ad avere questi soldi?», ha dichiarato al Tg1. Chimutengo sostiene di avere ricevuto dall'Italia somme che doveva poi smistare in Africa e racconta di avere cominciato a nutrire dubbi su quei movimenti. L'imprenditore afferma di aver inviato denaro in Camerun senza sapere quale fosse la destinazione finale e si domanda se Gomes Tavares, indicato come factotum di Lavitola, possa averlo utilizzato per pagare gli esecutori dell'attentato. Un'ipotesi formulata dallo stesso Chimutengo e che non risulta accertata dagli investigatori. Chimutengo sostiene inoltre che non esisterebbero prove di un vero business dei carbon credit in Camerun. È in causa con Lavitola in Africa e ha deciso di citare anche Ranucci per un'intervista rilasciata dal giornalista a un quotidiano dello Zimbabwe.


Ultimo aggiornamento: sabato 12 settembre 2026, 21:00

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