Legge elettorale, norma anti-cespugli: faro del Colle. I dubbi di FdI: si rischia l’autogol

Il centrodestra va avanti sulla norma taglia-cespugli. Ma si divide sull'entità della "sforbiciata". Il caso della soglia minima di firme da raccogliere per i partiti che vogliono candidarsi alle prossime Politiche tiene banco e scalda l'ultimo miglio della riforma elettorale al Senato. Forza Italia ha proposto con un emendamento di fissare la soglia a 9mila firme da raccogliere in ogni collegio, sei volte tanto quella attuale che ammonta a 1500. Il governo ha per ora optato per un compromesso: 6mila firme.

Ma la partita non si è ancora chiusa perché ai piani alti della maggioranza, specie in Fratelli d'Italia, credono che la crociata ai mini-partiti, così congegnata, possa rivelarsi errore. Perfino un autogol. Sbarrerebbe la strada, o la renderebbe terribilmente accidentata, alla nascita di una "cosa rossa" a sinistra. Ovvero al vagheggiato e temuto nuovo partito di Beppe Grillo che i rumors davano in incubazione con il contributo, reso impossibile dalle attuali condizioni di salute, di Alessandro Di Battista. «Un'operazione politica che complicherebbe la vita al campo largo - ragiona un ministro di primo piano del centrodestra - così rischiamo un autogol».

Il vertice

Oggi pomeriggio gli sherpa del centrodestra torneranno a riunirsi in videoconferenza per concordare gli ultimi chirurgici ritocchi allo Stabilicum, martedì è previsto il voto finale dell'aula del Senato. E intanto i fari del Quirinale, anche sulla scia degli appelli delle opposizioni - vedi Giuseppe Conte e i Cinque Stelle - si sono accesi sulla norma che alza il numero di firme da raccogliere per candidarsi in Parlamento. La questione è delicata. Da un lato Antonio Tajani è stato perentorio con i suoi alleati: Forza Italia non intende facilitare la vita ai "partitini" di centro che una lista alla volta proveranno a erodere una fetta di elettorato storicamente presidiata dal partito fondato da Berlusconi.

È il caso di Alessandro Onorato e il suo Progetto Civico Italia. Sarebbero i primi penalizzati dalla soglia delle 6mila firme per collegio che costringerebbe la giovane formazione politica centrista e civica del campo largo ad andare a caccia, in totale, di quasi 400mila firme. Un'enormità. L'idea non dispiace affatto ai forzisti come a Italia Viva e Matteo Renzi per nulla disposti a condividere il bottino centrista con terzi. Ed ecco Onorato, sostenuto a spron battuto da Conte, promettere le barricate e una manifestazione sotto il Senato convocata per domani pomeriggio.

Dall'altro lato i dubbi che aleggiano in FdI. Alzare il tetto per la raccolta firme, si diceva, può frenare sul nascere i movimenti dietro le quinte per far nascere un nuovo partitino "rosso", magari con la benedizione del fondatore dei Cinque Stelle Grillo che da settimane dà segnali di attivismo e inquieta i maggiorenti del campo largo. Ed ecco il cruccio che si fa strada nel centrodestra: «Non rischiamo di dargli una mano?».

Tatticismi politici ed equilibri costituzionali si mescolano di continuo in queste ore nel dibattito sulle ultime revisioni al "Melonellum". Il Quirinale segue con attenzione i lavori e in particolare la norma sulle firme. Per un intervento del presidente Sergio Mattarella, ad ogni modo, andrebbero ravvisati i presupposti di "evidente incostituzionalità" dell'emendamento. Per ora, salvo clamorosi colpi di scena, il centrodestra non ritoccherà la norma anti-cespugli, per evitare di allungare i tempi al Senato con il ritorno del testo in Commissione affari costituzionali. Ma sotto sotto c'è chi spera che il Colle si faccia sentire prima del passaggio alla Camera. O addirittura che sia la Corte costituzionale prima di Natale a rimettere mano a questa norma. Intanto l'ordine dall'alto è tirare dritti.

La roadmap

Oggi, nel vertice degli sherpa, sarà aggiornata la road-map dello Stabilicum. Meloni vuole chiudere alla Camera entro la prima metà di ottobre. Correndo il brivido del voto finale che quasi certamente sarà segreto e con la questione di fiducia. Restano tre settimane per lavorare dietro le quinte e convincere i franchi tiratori, decisi ad affossare la legge insieme alle preferenze, a lasciare i fucili in armeria.

E fra i sospettati ci sono tante deputate donne che si sentono meno tutelate da una legge che ha cancellato l'alternanza di genere dei capilista prevista oggi invece dal Rosatellum. Si vedrà.

Nel dubbio nella maggioranza c'è chi allaccia le cinture per il voto anticipato in primavera. Come Ignazio La Russa, che non esclude l'idea. Anzi lo considera uno scenario probabile. A chi nelle scorse ore gli ha fatto notare che 6mila firme per collegio sono ancora troppe, il presidente del Senato ha risposto che la legge prevede di dimezzare quella cifra se si va al voto anticipato. Come a dire: preparatevi.

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