Attentato al Pride di Berlino, l'Europa di nuovo nel mirino degli islamisti

L’attentato contro il Pride di Berlino ha riportato al centro dell’attenzione il rischio rappresentato dal terrorismo islamista.

Nel mirino c'è di nuovo la Germania. Ma, in generale, tutta l'Europa.

Sabato sera, un furgone ha travolto la folla nel quartiere di Tiergarten durante il Christopher Street Day, provocando un morto e numerosi feriti. L'utore, Abdul Ballout, è stato poi ucciso dalla polizia dopo una fuga durata ore.

Perché Berlino è stata messa di nuovo nel mirino dagli estremisti islamici

Ma perché il cielo sopra Berlino è di nuovo a fosche tinte? La capitale tedesca è tornata a essere un obiettivo simbolico perché è teatro di eventi pubblici molto significativi. Uno di questi è proprio il Pride, la sfilata della comunità Lgbtq+ che incarna apertura, pluralismo e diritti civili garantiti nel mondo occidentale.

Le cronache delle ultime ore, inoltre, sottolineano che l’attacco è avvenuto a poca distanza dalla Porta di Brandeburgo, un luogo iconico della libertà di cui godiamo.

Ma tant'è: le autorità tedesche hanno subito parlato di matrice islamista dell'attentato.

Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha spiegato che Ballout era già noto per reati simili di radicalizzazione e contatti con il mondo islamista.

Del resto, attaccare il popolo del Pride esalta il messaggio ideologico degli estremisti perché colpisce una comunità percepita come simbolo di libertà individuale e convivenza democratica.

La risposta delle autorità tedesche contro il conducente del furgone

Sabato sera, subito dopo l'attentato, la polizia di Berlino ha reagito con un massiccio dispiegamento di forze, transennando l’area tra Potsdamer Platz e il lato meridionale del Tiergarten e avviando immediatamente una caccia all’uomo dopo il fuggi fuggi generale.

L'attentatore ha usato un furgone bianco per investire i partecipanti del Pride e, secondo alcune testimonianze, avrebbe poi aggredito diverse persone con un’arma da taglio prima di dileguarsi.

Dopo ore di ricerche, Abdul Ballout è stato rintracciato nel quartiere di Spandau e ucciso in uno scontro con le forze speciali.

La polizia ha confermato anche verifiche su possibili complici, con almeno tre persone fermate e interrogate.

Sul piano politico, il cancelliere Friedrich Merz e il ministro Dobrindt hanno promesso una risposta ferma, parlando di difesa della libertà e di rapida chiarificazione dei fatti.

È allarme terrorismo in tutta Europa?

In ogni caso, l’attacco di Berlino si inserisce in un contesto europeo che resta fragile. Il rapporto Europol che fotografa i dati del 2025, segnala 45 attacchi terroristici in 21 Stati membri, 22 riusciti e 20 sventati, con sei morti complessivi. Gli accoltellamenti risultano la forma di attacco più frequente, seguiti dagli attentati dinamitardi.

Questo non significa che l’Europa sia in uno stato di emergenza permanente, ma che la minaccia islamista è diffusa, capace di mutare rapidamente e pronta a colpire con modalità diverse, questo sì.

Tutti gli apparati di sicurezza europei restano, quindi, in allerta, soprattutto in occasione di eventi di massa in luoghi simbolici, dove un singolo attacco può produrre effetti politici e mediatici molto ampi.