Attivisti per Gaza, missione finita dopo il ‘no’ della Giordania al passaggio: “Siamo costretti a rientrare, equiparati a terroristi”

  1. Home
  2. Modena
  3. Cronaca
  4. Attivisti per Gaza, missione finita dopo il ‘no’ della Giordania al passaggio: “Siamo costretti a rientrare, equiparati a terroristi”

Il no della Giordania blocca 300 attivisti, tra cui tre emiliani. La spedizione alza bandiera bianca. Pichler: “Voltafaccia dopo mesi di trattative, pesanti pressioni esterne e controlli sempre più rigidi”

L’attivista Solange Pichler spiega in un video quanto accaduto

L’attivista Solange Pichler spiega in un video quanto accaduto

Google

Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su Google

Seguici

Modena, 17 agosto 2026 – Senza diritto internazionale. Siamo civili di un convoglio umanitario equiparati a terroristi”. C’è il diniego da parte della Giordania al passaggio gli oltre trecento attivisti del Palestine Convoy, bloccati al confine tra Turchia e Iraq mentre cercavano di portare aiuti umanitari e solidarietà al popolo palestinese. Stremati dalle alte temperature e da una insicurezza destabilizzante, alcuni attivisti in queste ore hanno iniziato lo sciopero della fame. Come noto fanno parte dei trecento attivisti anche modenese Solange Pichler, il reggiano Angelo Fabio Valenti e la bolognese Maria Carla Biavati.

‘Il console ci ha spiegato che dopo aver parlato con il suo collega a Baghdad, ha saputo che il diniego al nostro ingresso è dovuto ad una non accettazione da parte della Giordania, poiché considera il nostro convoglio destabilizzante per il proprio Governo – spiega la bolognese Maria Carla Biavati che aggiunge: "Ecco perché ha deciso di far valere vecchi accordi con il Kurdistan iracheno dove si impegnavano ad impedire l’accesso di persone che costituiscono pericolo. Quindi – sottolinea – secondo la Giordania un convoglio non violento di attivisti disarmati, senza fini politici e con il solo obiettivo di portare aiuto alle popolazioni stremate della Cisgiordania rappresenta un pericolo. Il console si è detto disponibile ad aiutarci se intendiamo restare ma ci ha spiegato che tutto parte da questo diniego di Baghdad che è tenuto a tenere fede agli accordi stipulati in periodi altri. Se continua ad imporre al Kurdistan iracheno determinati accordi, a noi non fanno entrare – afferma con amarezza. Noi stiamo discutendo da giorni su cosa fare e faremo sapere cosa accadrà del nostro convoglio”.

WHATSAPP IMAGE 2026-08-16 AT 11.21.24

Gli attivisti bloccati al confine fra Turchia e Iraq

“Siamo al quinto giorno di blocco al confine iracheno, tra Turchia e Iraq", aggiunge Solange Pichler. Continuiamo a resistere: siamo tutti qua. Stamattina un membro del convoglio si è gettato dal ponte: noi siamo bloccati sul ponte che passa sul Tigri e dopo che la croce rossa turca ci ha portato la colazione, un membro stremato si è lanciato nel fiume. Questo semplicemente perché qui le temperature sono alte e siamo bloccati in mezzo alla strada, sull’asfalto: sarebbe utile e logico almeno raggiungere il fiume, che è circondato da filo spinato e reti. L’unica cosa che siamo riusciti a sapere è che ci hanno in sostanza paragonato a terroristi, nonostante la nostra sia una missione pacifica, umanitaria”.

A chiedere l’intervento del Governo, interessando il Ministro Tajani è stata nei giorni scorsi l’onorevole Stefania Ascari che ha presentato un’interrogazione.

© Riproduzione riservata