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- Attivisti per Gaza, missione finita dopo il ‘no’ della Giordania al passaggio: “Siamo costretti a rientrare, equiparati a terroristi”
Il no della Giordania blocca 300 attivisti, tra cui tre emiliani. La spedizione alza bandiera bianca. Pichler: “Voltafaccia dopo mesi di trattative, pesanti pressioni esterne e controlli sempre più rigidi”

L’attivista Solange Pichler spiega in un video quanto accaduto

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Modena, 17 agosto 2026 – “Senza diritto internazionale. Siamo civili di un convoglio umanitario equiparati a terroristi”. C’è il diniego da parte della Giordania al passaggio gli oltre trecento attivisti del Palestine Convoy, bloccati al confine tra Turchia e Iraq mentre cercavano di portare aiuti umanitari e solidarietà al popolo palestinese. Stremati dalle alte temperature e da una insicurezza destabilizzante, alcuni attivisti in queste ore hanno iniziato lo sciopero della fame. Come noto fanno parte dei trecento attivisti anche modenese Solange Pichler, il reggiano Angelo Fabio Valenti e la bolognese Maria Carla Biavati.
‘Il console ci ha spiegato che dopo aver parlato con il suo collega a Baghdad, ha saputo che il diniego al nostro ingresso è dovuto ad una non accettazione da parte della Giordania, poiché considera il nostro convoglio destabilizzante per il proprio Governo – spiega la bolognese Maria Carla Biavati che aggiunge: "Ecco perché ha deciso di far valere vecchi accordi con il Kurdistan iracheno dove si impegnavano ad impedire l’accesso di persone che costituiscono pericolo. Quindi – sottolinea – secondo la Giordania un convoglio non violento di attivisti disarmati, senza fini politici e con il solo obiettivo di portare aiuto alle popolazioni stremate della Cisgiordania rappresenta un pericolo. Il console si è detto disponibile ad aiutarci se intendiamo restare ma ci ha spiegato che tutto parte da questo diniego di Baghdad che è tenuto a tenere fede agli accordi stipulati in periodi altri. Se continua ad imporre al Kurdistan iracheno determinati accordi, a noi non fanno entrare – afferma con amarezza. Noi stiamo discutendo da giorni su cosa fare e faremo sapere cosa accadrà del nostro convoglio”.

Gli attivisti bloccati al confine fra Turchia e Iraq
“Siamo al quinto giorno di blocco al confine iracheno, tra Turchia e Iraq", aggiunge Solange Pichler. Continuiamo a resistere: siamo tutti qua. Stamattina un membro del convoglio si è gettato dal ponte: noi siamo bloccati sul ponte che passa sul Tigri e dopo che la croce rossa turca ci ha portato la colazione, un membro stremato si è lanciato nel fiume. Questo semplicemente perché qui le temperature sono alte e siamo bloccati in mezzo alla strada, sull’asfalto: sarebbe utile e logico almeno raggiungere il fiume, che è circondato da filo spinato e reti. L’unica cosa che siamo riusciti a sapere è che ci hanno in sostanza paragonato a terroristi, nonostante la nostra sia una missione pacifica, umanitaria”.
A chiedere l’intervento del Governo, interessando il Ministro Tajani è stata nei giorni scorsi l’onorevole Stefania Ascari che ha presentato un’interrogazione.
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