Stretta sulle piscine, cosa prevede la nuova norma. “Stop all’effetto trappola”. E chi non si adegua chiude

Roma, 16 agosto 2026 – La premier Giorgia Meloni lo aveva promesso a Nicoletta Sprecacè, la madre di Matteo Brandimarti, il ragazzino morto a Pasqua dopo essere stato risucchiato dal bocchettone della vasca idromassaggio in un hotel di Pennabilli, nell’entroterra riminese: la sicurezza delle piscine sarebbe divenuta una priorità nell’agenda del governo.

Un primo passo è stato compiuto con l’approvazione, ad ampia maggioranza, di un emendamento al ‘Decreto Sport’ (approvato più di due settimane fa in via definitiva in Senato), che introduce nuove misure per ridurre il rischio di incidenti causati dai sistemi di aspirazione delle piscine pubbliche, private aperte al pubblico e collettive (hotel, residence e campeggi). Le norme sono entrate in vigore dall’1 agosto e la novità più rilevante è che gli impianti che non rispetteranno i nuovi requisiti di sicurezza dovranno essere chiusi immediatamente.

Cosa prevede la nuova norma

I sistemi di ricircolo delle piscine pubbliche, private aperte al pubblico e quelle delle strutture a uso collettivo dovranno garantire standard tali da impedire “fenomeni vorticosi di aspirazione a effetto ventosa”, che rischiano di intrappolare i corpi di chi fa il bagno. Per adeguarsi, gli operatori possono accedere a un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026: poiché, tuttavia, nessuno sa quante effettivamente siano le piscine con sistemi fuori norma, è difficile capire se il fondo stanziato sia sufficiente. “Le norme tecniche europee per la progettazione e realizzazione di sistemi di aspirazione sicuri e certificati esistono, in realtà, da anni – precisa Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine –. Ma la loro applicazione, finora, è stata su base volontaria”. E i controlli? “Finora spettavano principalmente alle Ausl – spiega – ma le Ausl si concentrano soprattutto sulla qualità dell’acqua. Per questo ora chiediamo verifiche trasversali, che riguardino anche recinzioni, cancelli e altre strutture di protezione dell’utenza”.

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La piscina sequestrata dalla Procura di Genova e, a destra, Alice Ferrari: aveva 11 anni

Il caos normativo

L’intervento legislativo, accelerato dai recenti fatti di cronaca, mira soprattutto a uniformare “un quadro legislativo incredibilmente frammentario”, prosegue Alessandria. La sicurezza di bocchettoni, pompe e griglie è già regolata, in Europa e in Italia, da una serie di direttive, che però prevedono standard meno rigidi per le piscine private o per quelle termali. Non solo: alcune norme sono differenziate a seconda delle regioni, che le recepiscono e applicano, dice il numero uno di Assopiscine, “a spizzichi e bocconi”. Non è un caso che il disegno di legge cosiddetto ‘salvavita’, che – già un anno fa – avrebbe dovuto colmare le lacune e rendere omogenei i controlli, si sia arenato in Parlamento perché contestato da più parti.

I numeri del comparto

Assopiscine ha organizzato numerosi webinar e appuntamenti di formazione per gli operatori: “Lavoriamo al fianco delle istituzioni già da qualche anno e auspichiamo che il disegno di legge sia approvato al più presto – chiarisce Alessandria –. Tutelare la sicurezza degli utenti delle piscine significa tutelare tutta la filiera”. Una filiera che in Italia muove un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro e impiega oltre 300mila addetti, con circa 20mila nuovi impianti costruiti ogni anno (dati Assopiscine).

“Necessario un sistema uniforme”

Secondo Alessandro Miani, presidente Sima-Società italiana di medicina ambientale, le nuove disposizioni “vanno inserite in una strategia più ampia, fondata su prevenzione tecnica, sorveglianza, formazione rigorosa degli operatori, educazione dei genitori e controlli effettivi”.