Aumento prezzo iPhone 18 Pro, esperto lo definisce "piuttosto modesto". La spiegazione - Melablog

Apple potrebbe ritoccare verso l’alto, nel 2026, il prezzo degli iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max in Europa e negli Stati Uniti. A riferirlo è il giornalista Mark Gurman, secondo cui Cupertino starebbe valutando un aumento per coprire almeno una parte dei costi legati alla crisi delle memorie, che da mesi pesa sulla filiera tecnologica mondiale. Un rincaro che l’esperto ha definito “piuttosto modesto”, anche se per chi compra potrebbe tradursi in circa 100 euro o 100 dollari in più.

Smartphone su bancone con cartellino prezzo vuoto e chip di memoria in buste antistatiche

iPhone 18 Pro, il nuovo listino atteso: 100 euro in più per Pro e Pro Max

L’ipotesi circolata nelle ultime ore parla di un aumento di circa 100 euro o 100 dollari sui modelli di fascia alta della prossima generazione Apple. Se la previsione fosse confermata, l’iPhone 18 Pro potrebbe partire indicativamente da 1.419 euro, mentre l’iPhone 18 Pro Max arriverebbe a circa 1.569 euro, prendendo come base gli attuali listini europei e immaginando un trasferimento diretto del rincaro.

Gurman, firma di Bloomberg e tra le voci più ascoltate quando si parla di Apple, ha parlato di un aumento “piuttosto modesto”. Una definizione che può sembrare stonata: 100 euro in più su uno smartphone già molto caro non sono certo una cifra trascurabile. Il ragionamento, però, guarda ai costi industriali. Secondo il giornalista, Apple starebbe pensando a un ritocco limitato rispetto a quanto sono cresciute davvero alcune voci di spesa.

Il confronto con il resto del mercato aiuta a inquadrare la possibile scelta. Anche Samsung e Google, sulle rispettive gamme premium, hanno già applicato aumenti simili ai loro modelli di punta. Cupertino, quindi, non si muoverebbe in modo isolato. Resta da vedere come reagiranno gli utenti, soprattutto in Europa, dove gli iPhone Pro hanno già raggiunto prezzi molto alti.

Crisi delle memorie: la causa che spinge in alto i costi

Dietro il possibile aumento degli iPhone 18 Pro ci sarebbe soprattutto la tensione sul mercato delle memorie DRAM e delle memorie NAND, componenti fondamentali per smartphone, computer, tablet e server. Secondo le ricostruzioni citate da Gurman, alcuni fornitori avrebbero imposto rincari molto pesanti, in certi casi fino al 100% rispetto ai prezzi precedenti.

Il problema non riguarda solo Apple. La domanda legata all’intelligenza artificiale, ai data center e ai dispositivi consumer continua ad assorbire grandi quantità di chip di memoria. Il risultato è una pressione crescente su una catena produttiva già fragile. Per i produttori di smartphone la scelta diventa scomoda: ridurre i margini oppure far pesare una parte dei rincari sul prezzo finale.

Apple aveva già aumentato i listini di alcune categorie, tra cui Mac, iPad e prodotti per la casa, dopo i rincari nella catena di fornitura. Per qualche settimana era circolata l’idea che gli iPhone potessero restare fuori da questa dinamica. Le ultime indiscrezioni, invece, vanno nella direzione opposta. Non un aumento fuori scala, ma un ritocco ben visibile.

Perché Apple assorbirebbe una parte dei rincari dei fornitori

La definizione di aumento “modesto” usata da Gurman nasce proprio da questo punto: Apple, almeno stando alle informazioni disponibili, non scaricherebbe per intero sui clienti il peso dei rincari dei fornitori. Una parte resterebbe a carico dell’azienda, attraverso i margini. Una scelta che avrebbe un obiettivo chiaro: non rendere ancora più difficile l’accesso alla linea Pro.

Cupertino può permetterselo più di altri produttori grazie alla forza del marchio, ai volumi di vendita e alla capacità di trattare contratti su larga scala. Ma anche per Apple esiste un limite. Se il prezzo delle memorie continua a salire, lasciare invariato il prezzo di partenza diventa complicato, soprattutto su modelli che montano componenti di fascia alta, display evoluti e chip sempre più potenti.

C’è anche un tema commerciale. Gli iPhone Pro non sono soltanto telefoni costosi: sono una parte centrale della redditività dell’intera gamma. Apple deve difendere i margini, ma senza dare l’impressione di spingere troppo oltre la soglia psicologica dei clienti. Un aumento contenuto, lascia intendere Gurman, può risultare più accettabile se inserito in una fase di rincari diffusi in tutto il settore.

Storage e tagli superiori: quanto potrebbero costare le versioni con più memoria

Il punto ancora meno chiaro riguarda i prezzi delle versioni con più spazio di archiviazione. Prima che prendesse forza l’ipotesi di un aumento generale, una delle strade attribuite ad Apple era questa: lasciare invariato il prezzo base e alzare invece il costo dei passaggi di memoria, per esempio da 256 GB a 512 GB.

Oggi, in molti mercati europei, salire di taglio può costare circa 250 euro. Non è escluso che questa cifra venga rivista. La crisi, infatti, non colpisce solo le memorie operative, ma anche le NAND, cioè quelle usate per lo storage interno. In sostanza, il rincaro potrebbe non fermarsi al prezzo d’ingresso del dispositivo.

Resta da capire quale strada sceglierà Apple: prezzo base più alto e upgrade di memoria invariati, oppure listino iniziale ritoccato e tagli superiori ancora più cari. Per ora non ci sono conferme ufficiali da parte dell’azienda, che come sempre non commenta indiscrezioni su prodotti non ancora annunciati.

Sullo sfondo resta anche il possibile iPhone pieghevole, atteso secondo varie indiscrezioni insieme alla nuova generazione. In quel caso non c’è un prezzo precedente con cui fare confronti, ma gli analisti ritengono probabile una soglia sopra i 2.000 euro o dollari. Se così fosse, diventerebbe il modello più costoso mai lanciato da Apple. Per adesso, però, siamo ancora nel campo delle previsioni: Cupertino parlerà solo al momento del lancio.