La data è spartiacque, tra le finalità c’è anche quella di abbattere il contenzioso, specie per gli autovelox più “problematici” . In Salento, dove ci sono i casi di Galatina e Lequile (il primo attivo, l’altro lo sarà a breve), ma in tutta la Puglia è destinata ad avere effetti la nuova norma che da ieri è pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e quindi è in vigore da oggi e in cui sono contenute una serie di precisazioni sui passaggi tecnici necessari perché i sistemi di rilevamento automatico della velocità, che consentono di multare i trasgressori, di ridurre l’incidentalità (dicono i favorevoli) e anche ai Comuni di fare cassa, possano superare la prova del contenzioso legale.
Regole certe, omogenee per tutt'Italia, che nell'immediato comporteranno una tagliola per gli autovelox non più considerati idonei, che saranno spenti: sono 850 - indica il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture - quelli che dovranno ottenere una omologazione per tornare attivi, 3.150 quelli regolarmente in funzione perché già hanno tutti i requisiti. Non sembrerebbero esserci casi clamorosi in Puglia, tuttavia è partito il check. Verifiche in tutto il territorio sia per i dispositivi fissi che per quelli mobili.
«Da una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e a ripetizione, a 3.150 apparecchi regolari e conformi. Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale», commenta il ministro Matteo Salvini che aveva annunciato un mese fa la firma del decreto che pone fine ad un lungo periodo di confusione e di polemiche sull'idoneità dei diversi tipi di autovelox utilizzati sulle strade italiane, quindi sulla «solidità giuridico-amministrativa degli accertamenti», la validità delle multe messa in discussione da molte sentenze per i casi in cui la velocità è stata rilevata da strumenti privi di una omologazione del ministero. In particolare, una serie di pronunce della magistratura ha evidenziato la differenza tra il semplice processo di approvazione tecnica e la vera e propria omologazione, aprendo la strada a migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti contro le amministrazioni locali che hanno continuato a utilizzare dispositivi approvati ma non omologati. Il decreto ora sgombera il campo dalle incertezze.
Il provvedimento introduce un regime transitorio in base al quale i quindici modelli, già approvati ai sensi del decreto ministeriale del 2017, sono considerati omologati a tutti gli effetti. Per questi dispositivi sarà sufficiente aggiornare la targhetta identificativa in occasione della prima taratura utile. Per gli apparecchi approvati prima del 2017 è invece prevista una procedura semplificata: i produttori potranno presentare al Mit la documentazione tecnica già disponibile sulle prove di laboratorio e sulle tarature, mentre il Ministero dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni. Il decreto introduce inoltre un sistema più rigoroso di controlli, prevedendo l'omologazione del prototipo, tarature periodiche, verifiche di funzionalità e controlli di conformità, con il divieto di utilizzare gli apparecchi che non superino le verifiche. Resta però aperta la questione più delicata, quella della retroattività. Il testo, infatti, non contiene alcuna disposizione che dichiari valide le sanzioni già elevate né interviene sui giudizi pendenti. Proprio su questo punto si concentrano le principali perplessità di associazioni di automobilisti ed esperti del settore, secondo cui un decreto ministeriale non potrebbe trasformare retroattivamente le approvazioni già rilasciate in vere e proprie omologazioni. Una questione che con ogni probabilità sarà rimessa ancora una volta ai giudici.
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