Bambino di 7 anni grave dopo l'incidente in minimoto: volo d'urgenza all'ospedale per curare le lesioni interne

SELVA DI CADORE (BELLUNO) - Una caduta che inizialmente sembrava meno grave di quanto poi si sarebbe rivelata. È quella avvenuta venerdì 31 luglio attorno alle 19 a Santa Fosca, nel territorio di Selva di Cadore, dove un bambino di 7 anni è rimasto seriamente ferito dopo un incidente in sella a una minimoto. Il piccolo, protetto da casco integrale e dalle altre protezioni, durante la caduta ha però impattato violentemente con il manubrio, che lo ha colpito all’addome provocando gravi lesioni interne.


La corsa in ospedale

In un primo momento i genitori hanno accompagnato il bambino al presidio ospedaliero di Agordo. Da lì, non essendo disponibili gli accertamenti necessari, è stato disposto il trasferimento in ambulanza all’ospedale San Martino di Belluno, dove gli esami hanno evidenziato un versamento nella zona addominale. La situazione è apparsa subito delicata e, dopo ulteriori valutazioni, i medici alle 23 hanno deciso di trasferire d’urgenza il piccolo all’ospedale di Treviso con l’elicottero del Suem. Nel nosocomio trevigiano gli approfondimenti diagnostici hanno evidenziato come il violento impatto del manubrio sul costato avesse compresso la gabbia toracica, ancora più elastica data la giovane età del bambino, provocando una grave lesione alla milza, quasi completamente compromessa, oltre a una lesione lieve al rene sinistro. Il bambino è stato ricoverato in terapia intensiva pediatrica, dove è rimasto per due giorni sotto stretto monitoraggio per verificare l’eventuale comparsa di altre emorragie interne e la necessità di un intervento chirurgico.


Il miglioramento

Fortunatamente il quadro clinico è andato progressivamente migliorando. Adesso il piccolo è stato trasferito nel reparto di Chirurgia pediatrica e continua il proprio percorso di cura. I medici stanno seguendo con attenzione l’evoluzione delle lesioni per capire se potranno guarire senza ricorrere all’intervento chirurgico. Al momento prevale la prudenza, ma gli ultimi riscontri clinici hanno permesso alla famiglia di guardare ai primi giorni con maggiore fiducia.


Sanità sotto la lente

Accanto al sollievo per il miglioramento delle condizioni del bambino, la famiglia pone però l’attenzione anche sul lungo percorso sanitario affrontato quella notte. Dal primo accesso ad Agordo, al trasferimento in ambulanza a Belluno, fino al successivo volo in elicottero verso Treviso, resosi necessario perché le cure specialistiche pediatriche richieste dal quadro clinico non erano disponibili nel capoluogo. «Non vogliamo fare polemica per quanto accaduto a nostro figlio - spiegano i familiari -. Sappiamo che medici e sanitari hanno fatto tutto il possibile e li ringraziamo per la professionalità dimostrata. Però questa vicenda mette in luce le difficoltà che vivono i territori di montagna: la carenza di personale e di servizi specialistici costringe spesso le famiglie a trasferimenti lunghi e complessi proprio nei momenti più delicati. È una riflessione che, secondo noi, merita di essere affrontata». A fare la differenza, in quelle ore concitate, è stato anche il lavoro del personale del Suem e degli operatori sanitari che hanno seguito il bambino durante tutte le fasi del trasferimento, accompagnando la famiglia fino all’arrivo a Treviso e garantendo assistenza continua in un momento di grande apprensione.