Barca contro taxi acqueo, la disperazione della mamma di Sean Michieli: «Serve un miracolo. Prego per sua moglie»

VENEZIA - «Vedere mio figlio in quelle condizioni è stato terribile. I medici hanno detto che potrebbe andare in contro alla morte cerebrale, o anche non tornare mai più quello che era: è da allora che non smetto di piangere. Ci serve un miracolo, prego per lui».
A parlare è Elisa Dorizza, la madre del pescatore 25enne di Burano Sean Michieli, ricoverato da ieri in condizioni disperate all’ospedale dell’Angelo di Mestre dopo il violentissimo incidente nautico in cui è rimasto coinvolto attorno alle 5.30, nel canale tra l’isola di Tessera e l’aeroporto Marco Polo.

Il cofano arancione sul quale viaggiava si è scontrato, quando era ancora buio, contro un taxi acqueo diretto verso la barena. Il giovane, recuperato con un gravissimo trauma cranico e numerose lesioni, è stato intubato e sottoposto a diversi interventi durante la giornata. Da allora non c’è invece alcuna traccia della moglie, la 26enne Gabriella Querino, che secondo le testimonianze raccolte sarebbe stata in barca insieme a lui. Per tutta la giornata vigili del fuoco e carabinieri hanno scandagliato la laguna alla sua ricerca, mentre nessuno ha ancora sporto una formale denuncia di scomparsa.

Elisa, come ha saputo che la persona rimasta coinvolta nell’incidente nautico a Tessera era suo figlio?
«È stato mio cognato a mettermi la pulce nell’orecchio. Quando lui ha saputo che un cofano arancione identico a quello di mio figlio aveva avuto un incidente in laguna, ha telefonato ai carabinieri per sapere se la persona coinvolta fosse proprio suo nipote. I militari non hanno saputo dirglielo perché mio figlio è stato recuperato già incosciente e senza documenti con sé, quindi per loro non era stato possibile identificarlo. Quando mio cognato mi ha riferito questa cosa ho provato a telefonare più e più volte sia a mio figlio che a sua moglie, ma nessuno dei due ha mai risposto. Allora ho chiamato io i carabinieri e loro mi hanno risposto che era necessario io raggiungessi l’ospedale dell’Angelo per verificare che la persona ferita fosse effettivamente Sean. Così mi sono precipitata all’ospedale».

Le hanno detto subito come stava Sean?
«No, anzi. Io chiedevo soltanto di sapere se mio figlio era vivo o morto. Ma tutto ciò che mi è stato detto è che dovevo andare all’ospedale; prima non avrei potuto sapere nulla. Sono stati minuti interminabili, infernali».

E quando è arrivata lì ha potuto riabbracciarlo?
«Mi hanno fatta entrare immediatamente, ma per procedere con l’identificazione. Quando ho visto in che condizioni era mio figlio mi sono sentita morire. Talmente ricoperto di tubi e canule di ogni genere da non essere quasi riconoscibile. I medici mi hanno spiegato che aveva subito un gravissimo trauma cranico, per cui era necessario operarlo d’urgenza».

Lei sa dove stesse andando suo figlio ieri mattina?
«Andava a pescare con la moglie. Lo faceva spesso al sabato mattina. Lui di professione fa il pescatore di vongole: al sabato non lavora, ma ne approfitta per andare a raccogliere le esche per sé e i colleghi per la settimana successiva. Lei, inoltre, ama andare a pesca e a raccogliere esche con lui. Il mare, per entrambi, è il loro amore più grande. Lui le ha insegnato a governare la barca e i trucchi della pesca. A volte, mentre lui è a lavoro, lei parte e va a vermi da sola: si è innamorata oltre che di lui anche del suo mondo».

Le hanno detto se c’è la possibilità che si riprenda? Che possa stabilizzarsi nelle prossime ore?
«Credo serva un miracolo. Mi hanno spiegato che avevano fatto diversi test per vedere se il suo cervello rispondeva agli stimoli, ma avevano dato tutti esito negativo. Ciò significa che mio figlio va in contro alla morte celebrale, o comunque potrebbe non tornare mai più quello di prima. Lo dico ora, dopo aver recuperato un po’ di lucidità, ma sono rimasta sotto choc per tutto il giorno. Io, una sola cosa ho chiesto ai medici: se mio figlio stesse soffrendo. Gli ho chiesto per favore di non fargli sentire dolore; non voglio che soffra. Loro mi hanno assicurato di aver indotto il coma farmacologico proprio affinché lui non senta dolore. E questo, almeno in parte, mi ha sollevata».

Dove crede potrebbe trovarsi la moglie di Sean?
«Nell’acqua. Ma spero tanto di sbagliarmi».