Baseball: il talento è una questione di famiglia. Bicchiarelli ai Mondiali. Come fece suo papà

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Nel baseball pesarese Bicchiarelli fa rima con nazionale. Papà Mirko, nel 92, ha disputato in Messico, a Monterrey, il mondiale...

Enrico Bicchiarelli con suo papà Mirko

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Nel baseball pesarese Bicchiarelli fa rima con nazionale. Papà Mirko, nel 92, ha disputato in Messico, a Monterrey, il mondiale under 21; nel settembre 2025 il figlio classe 2007 Enrico ha giocato il mondiale under 18 in Giappone, a Okinawa.

Enrico Bicchiarelli, nella scorsa stagione con la Pesaro Baseball vi siete salvati da neopromossi in serie A Silver. Come è andata?

"È stata tosta. Dalla B alla serie A Silver la differenza si sente. Io per infortunio sono stato fermo un mese e mezzo, saltando sei giornate. Siamo una compagine molto giovane, con tanti esordienti in A. Sono sicuro che l’anno prossimo faremo ancora meglio".

Lei invece la serie A l’aveva già fatta, ci racconti la sua carriera.

"Sulle orme di mio padre ho iniziato a giocare a Pesaro a cinque anni. Poi mi sono trasferito a San Marino. Lì ho giocato sia in B che in serie A gold. Quella è stata una svolta per la mia carriera perché ho conosciuto tanti giocatori di grande esperienza".

Una carriera arricchita anche da tante convocazioni in nazionale...

"Sì, sono stato a Regensburg, in Germania, a fare un torneo pre europeo e poi l’anno scorso ho disputato il mondiale under 18 a Okinawa, in Giappone. È stata un’esperienza indimenticabile. Siamo arrivati noni ma abbiamo avuto l’opportunità di imparare da nazioni molto più sviluppate di noi, come Usa, Giappone e Australia. C’erano atleti che non sembravano nemmeno under 18, avevano fisici impressionanti. Ciò mi ha insegnato a restare umile e lavorare sempre il più possibile, consapevole che c’è sempre qualcuno migliore di te".

Come ha reagito la famiglia alla sua convocazione al mondiale?

"Ne è rimasta molto orgogliosa. Ero appena tornato da un torneo in Texas con un’accademia. Mio padre mi era venuto a prendere all’aeroporto di Fiumicino e appena salito in macchina è arrivata la mail della convocazione al mondiale. In macchina è scoppiato il boato, è stata un’emozione veramente forte".

Se l’aspettava?

"Sì, ma fin quando non arriva l’ufficialità non si sa mai. Con la nazionale c’è sempre il rischio che venga convocato qualcuno più in forma di te".

Come è nata la passione per il baseball?

"Da piccolo con mio padre mi esercitavo nelle battute a casa, nel campetto da calcio. Ho provato anche tanti altri sport ma sono sempre tornato al baseball perché fin da piccolo ero superiore alla media".

Progetti per questi mesi di sosta?

"In attesa della preparazione atletica di squadra a gennaio, ognuno di noi svolgerà delle schede di lavoro specifiche. Io quest’inverno lavorerò su braccia, spalla e gomito infortunato".

Lorenzo Mazzanti

© Riproduzione riservata

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