La Bce lascia i tassi invariati al 2,25%

Come da previsioni, l'istituto di Francoforte ha deciso di tenere fermo il tasso sui depositi, così come quello sui rifinanziamenti principali (2,40%) e quello sui prestiti marginali (2,65%). La situazione generale resta comunque molto complicata, con l'ennesima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran che spinge i prezzi di petrolio e gnl e causa nervosismo sui mercati

ascolta articolo

Sceglici su:

Come da previsioni, la Banca centrale europea ha deciso di mantenere il tasso d'interesse sui depositi invariato al 2,25%, dopo il rialzo dello scorso giugno. Quello sui rifinanziamenti principali rimane al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65. I mercati scommettono però che ci sarà un nuovo aumento più avanti, comunque entro la fine dell’anno, forse a settembre o al più tardi a dicembre. 

Preoccupa l'escalation in Medio Oriente

L’obiettivo della Bce è sempre quello di mantenere il tasso inflazionistico sul 2%. Lo scenario internazionale resta molto complicato, con la nuova escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran e il conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e di gas naturale che, alimentando le aspettative d’inflazione, continua a complicare le strategie finanziarie e monetarie, causando la volatilità dei mercati. "L'incertezza resta elevata e l'impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno", avvisa la Bce nella nota di accompagnamento alla decisione di mantenere i tassi fermi. 

L'approccio guidato dai dati

Il Consiglio direttivo, come già fatto più volte, ripete ancora una volta di non volersi vincolare a un particolare percorso dei tassi: "Per definire l'orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati". Si deciderà dunque la politica monetaria di volta in volta a ogni riunione, proprio a causa del contesto geopolitico resta altamente incerto. L’ultima Bank lending survey della Bce, pubblicata il 21 luglio, ha registrato condizioni del credito bancario nell’area dell’euro moderatamente più strette per le imprese, a causa di un aumento dei rischi percepiti dalle banche, soprattutto nel settore auto e nell’industria manifatturiera energivora.

Vedi anche

Abi, prestiti a famiglie e imprese ai massimi dal 2022

Il futuro incerto di Lagarde

È incerto anche il futuro di Lagarde. Il suo mandato scadrebbe nell’ottobre del 2027, ma lei stessa - in un’intervista agli inizi di luglio a Les Echos - ha alimentato il dibattito che si è aperto già dal giugno 2025, quando Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum (Wef), aveva rivelato al Financial Times di aver parlato con Lagarde di un trasferimento da Francoforte a Davos. “Ritengo che la mia missione sia quella di garantire la stabilità dei prezzi. Dato che stiamo attraversando ancora una volta un periodo turbolento, credo che il capitano della nave Bce debba rimanere a bordo”, ha detto in quell’occasione Lagarde, ma alla domanda se tenesse aperta la possibilità di lasciare l’incarico prima della scadenza, nel caso della fine della turbolenza, aveva risposto che questo “è possibile”.

Vedi anche

Kuchta, il dittatore fake che sfida la rigida BCE con l’ironia