
di Francesco Massi
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sabato 10 ottobre 2026, 02:00
COMUNANZA «Beko sta venendo meno alla corretta realizzazione del piano industriale concordato con l’intesa del 2025, in particolare riguardo la carenza di adeguati investimenti di prodotto, di volumi produttivi insufficienti e quindi di pesante ricorso alla cassa integrazione. A Comunanza i volumi sono molto al di sotto dei target previsti, tanto che sta aumentando a dismisura il ricorso agli ammortizzatori sociali. Pretendiamo il rispetto del piano industriale».
Il piano industriale
È netto e tagliente il giudizio del coordinamento sindacale di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Ugl metalmeccanici, sull’incontro al Ministero delle Imprese e Made in Italy per fare il punto sulla situazione dei vari siti della multinazionale turca. Un coro di lamentele al quale si aggiunge quello dei rappresentanti provinciali e della rsu dello stabilimento di Villa Pera. Tra i lavoratori del sito non circola affatto aria positiva. E poca fiducia per il futuro. Stati d’animo negativi dettati dalle promesse disattese, fanno sapere i sindacalisti della rsu. Basti constatare che ad agosto si era lavorato un solo giorno, a settembre circa la metà delle giornate lavorative e lo stesso ad ottobre. Per novembre e dicembre, secondo i sindacati locali, non sarà meglio.
L’accordo
Nell’aprile 2025, alla firma dell’accordo tra azienda e sindacati al Mimit davanti al ministro Urso, per Comunanza si prospettava: il taglio di 80 lavoratori tramite uscita volontaria economicamente incentivata.
Gli occupati sono passati da 320 a circa 240. E nonostante ciò si continua a lavorare poco. Poi la Beko aveva promesso, nel piano industriale che si concluderà nel 2027, 15 milioni di euro in investimenti, dei quali 4 per il prodotto, la stessa cifra per il processo produttivo, altrettanti per la ricerca e sviluppo, 3 milioni per l’efficientamento energetico, ovvero l’installazione di pannelli solari.
Di tutto ciò non si è visto nulla o quasi rimarcano i sindacati. Niente pannelli solari che sarebbero urgenti per abbattere i costi di produzione. Non c’è traccia, secondo i sindacalisti, del nuovo modello di lavasciuga di alta gamma promesso. La fabbrica di Villa Pera, infatti, è stata riposizionata dall’azienda come produttrice di lavatrici e lavasciuga di alta qualità, che permetterebbero margini di guadagno maggiori e quindi la sostenibilità economica del sito.
«Non vedendo investimenti - rimarcano i sindacati di stabilimento - i lavoratori iniziano a pensare al peggio con molti di loro ancora lontani dalla pensione. Infatti in tanti hanno un’età intorno ai 50 anni, non giovani ma neanche vicini al pensionamento. Si vive nella totale insicurezza, pensando anche a cosa succederà fra poco più di un anno, al termine del piano industriale, il quale a tutt’ora per la nostra fabbrica è fermo sulla carta. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, accettando il taglio di 80 lavoratori, così il governo che ha messo gli ammortizzatori sociali, ora tocca solo alla Beko rispettare gli impegni”. Intanto a breve chiuderà anche il “Mercatino” a fianco allo stabilimento, dove è possibile acquistare prodotti dell’azienda, che occupa 3 persone.
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