Bimbo autistico picchiato, la mamma Luci: «Troppe violenze a scuola: ora telecamere in classe»

Parla Lucia, la madre del minore disabile che sarebbe stato vittima di violenza da parte di un prof di sostegno a Scampia, un caso sollevato da Il Mattino nel novembre scorso. La vicenda ha subito una svolta nelle ultime ore: dopo il deposito formale della denuncia, i file audio che registrano i presunti abusi sono stati consegnati ai carabinieri ed è stato aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sui fatti. Secondo quanto denunciato dalla famiglia, il bambino - affetto da autismo non verbale - avrebbe subito gravi maltrattamenti fisici e psicologici all’interno delle mura scolastiche. I sospetti dei genitori, nati dopo la comparsa di alcuni lividi sul corpo del figlio, avrebbero trovato drammatico riscontro nei file audio catturati da un dispositivo che la madre ha cucito negli abiti del piccolo. Le registrazioni, ora al vaglio degli inquirenti, hanno registrato insulti, urla e rumori riconducibili a presunte percosse da parte del personale di sostegno che avrebbe dovuto assisterlo.

Come state affrontando questo momento e come sta vostro figlio oggi?

«Siamo ancora terribilmente scossi; se prima lo eravamo perché siamo stati obbligati ad ascoltare cosa subiva nostro figlio e perché non potevamo esternare il nostro dolore, ora accade perché siamo stati costretti a diffondere la notizia. Insomma, un anno tremendo, che non auguriamo a nessuno. Ci rincuora soltanto il fatto che lui adesso stia molto meglio, un passettino alla volta, ha cambiato scuola e i suoi progressi si notano giorno dopo giorno. E ci soddisfa il dato che la magistratura stia lavorando, sono sicura che emergerà tutta la verità su questa terribile vicenda che ci riguarda».

Dalle denunce emergono dettagli molto pesanti, che oltre alla sfera fisica avrebbero toccato la dignità di vostro figlio. Che cosa sarebbe accaduto in quella classe secondo quanto avete potuto ascoltare?

«Nei file si sente chiaramente a che genere di maltrattamenti veniva sottoposto. Ma c’è altro. Ho saputo che il bambino non solo veniva picchiato, ma anche preso in giro ed emarginato persino quando cercava di esprimersi. È un disabile non verbale, un giorno provò a mimare il verso di un uccellino e fu pesantemente rimproverato e canzonato da chi doveva difenderlo. Pensate, per me ogni sua espressione è un risultato fantastico, invece per quell’ambiente era un motivo di ingiuria. E per il resto a lui non veniva mai dato il giusto riguardo, nessuna cura utile al suo profilo. È uno scandalo che vogliamo non si ripeta mai più».

È emerso altro?

«Come è normale in questi casi, con il nostro legale siamo d’accordo sul non fare trapelare pubblicamente molto altro prima che la prima parte delle indagini non sia svolta a dovere. Per ora dico solo che ho raccolto altre prove, probabilmente gravi come le precedenti».

Di fronte a un quadro così delicato ci si aspetterebbe una forte vicinanza istituzionale e umana. Che tipo di reazione avete riscontrato, invece, da parte della scuola e della comunità dei genitori?

«Ci dispiace, oltre i fatti, che sia mancata una solidarietà da parte della dirigente e di altri membri dell’istituto. Non un segnale, non una parola spesa per noi. Una scarsa umanità: la persona in questione ha badato solamente a difendere l’immagine del suo istituto e quella dei docenti e degli operatori; una madre sa, ma mi stupisco che le persone che assistevano a quanto accadeva non si siano accorte di niente. Insieme al silenzio generale, anche degli altri genitori della classe, sono i vari lati tristi della storia. Eppure gli stessi genitori che non hanno dato segni di vicinanza umana a volte ci hanno, volontariamente o meno, raccontato altri dettagli».

Questa battaglia che state portando avanti tocca un tema sensibile per tantissime famiglie. Quali sono gli obiettivi concreti che chiedete per il futuro delle scuole e per la tutela dei bambini con autismo?

«Quello che noi vogliamo ottenere assolutamente è che vengano collocate delle telecamere nelle scuole perché il caso di mio figlio purtroppo non è isolato, né a scuola né in provincia, dalle nostre parti so che ce ne sono decine e ce ne saranno quindi centinaia in ogni parte del Paese. Le telecamere inchioderebbero ognuno alle proprie responsabilità. Un’altra cosa che spero di ottenere è che ci sia finalmente un personale adeguato per seguire i casi come quelli di mio figlio, l’autismo non è uno scherzo».