Un’irruzione in casa, arredi a soqquadro e, pare, un’aggressione fisica ai danni della titolare e della figlia tredicenne. Sarebbe degenerata così, intorno alle 15 di giovedì, la vicenda legata all’agenzia «Viaggiare con Averno» di Pozzuoli, di Monica Grande, finita al centro di un contenzioso per truffa con centinaia di clienti, per viaggi mai prenotati e partenze saltate.
Secondo la ricostruzione del legale della Grande, l’avvocato Ferdinando Savino, due persone avrebbero fatto irruzione nell'abitazione della donna per pretendere la restituzione di 580 euro, facendo scattare l'intervento delle forze dell'ordine. Tuttavia, al momento non risulta formalizzata alcuna denuncia-querela, nonostante l'invito dei carabinieri di Pozzuoli, rivolto alla donna, a sporgere formale atto d'accusa.
Al di là, comunque, dell'inaccettabile escalation di violenza, la vicenda affonda le radici nei gravi problemi gestionali dell'agenzia. Si parla di pacchetti viaggio mai perfezionati e dell'assenza di una copertura assicurativa, strumento fondamentale su cui andranno chiariti anche i mancati controlli. Dal cartaceo attualmente a disposizione della titolare risulterebbero truffe e conseguenti risarcimenti, per un valore tra gli 80 e i 110mila euro ma la cifra potrebbe salire notevolmente se integrata con la documentazione ad oggi ancora fisicamente nella sede di Arco Felice e al numero sempre crescente di truffati. Per l’avvocato Savino, che parla a nome della sua assistita, gli attacchi mediatici potrebbero addirittura figurarsi come atti di intimidazione: «Tutto quanto giri oggi sui social, mette a rischio la vita stessa della mia assistita», sottolinea, dichiarando che sarebbero già stati rimborsati pacchetti per un totale di 30mila euro.
Ad oggi, come sottolinea però, l'avvocato Antonio Borrelli, che segue decine delle vittime, nessuno ha dato comunicazione di rimborsi ottenuti, se non chi ha agito attraverso il proprio ente bancario ritirando i pagamenti effettuati, attraverso le procedure di recall e change-back: «Ho suggerito ai miei assistiti questa strategia, per recuperare quanto pagato, così come ho richiesto alla controparte, senza avanzare ancora richieste di danni. Ovviamente, mi sono limitato ad una prima tranche di vittime per poi incrementare le richieste una volta avviati i primi rimborsi, che ad oggi, ribadisco, a me non risultano, ferma restando la condanna comunque, di qualunque tipo di violenza».
Sul piano giudiziario, nonostante la paventata volontà manifestata dalla titolare di restituire le somme dovute, la Procura orienta il fascicolo verso un reato di truffa aggravata. La linea difensiva punta ora a dare priorità di rimborso a chi accetta contestualmente di rimettere la querela, in modo da estinguere la sede penale e trasferire il piano di rientro nell'alveo civile: «Oggi il nostro obiettivo è scongiurare la sede penale, e per questo daremo priorità a chi ritira la denuncia». Sollecitato sulla sorte in termini di rimborsi, di chi pur truffato non ha presentato denuncia ma che ha ugualmente diritto ad avere giustizia, Savino sostiene che saranno comunque rimborsati, assicurando la disponibilità della cifra necessaria.