“Le primarie sono uno strumento possibile per scegliere la premiership. Ma il nostro compito, adesso, è mettere a sedere tutte le forze di opposizione al governo e costruire una proposta alternativa per portare l’Italia fuori dal declino in cui la destra l’ha trascinata. Poi verrà la premiership, da decidere insieme a tutti gli altri”. Lo spiega il presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
Le parole di Bonaccini
Per Bonaccini, “se abbiamo costruito un programma insieme, poi possiamo decidere chi guida, anche con le primarie. Se non abbiamo stabilito lo spartito, il rischio è che chi perde poi se ne vada perché non condivide i contenuti”. Sul pericolo che le primarie possano dividere il centrosinistra, il presidente dem osserva: “È un rischio che va evitato in ogni modo, perché quelle che contano sono poi le secondarie, cioè la sfida con la destra alle elezioni politiche”. E ricorda che “quattro anni fa le porte a Palazzo Chigi a Meloni gliel’hanno aperte le irresponsabili divisioni del centrosinistra, mentre le destre erano andata tutte unite”.
Per questo, aggiunge, “costruire un programma insieme e siglare a monte un patto politico mi pare indispensabile”. Quanto ai tempi, Bonaccini indica settembre: “Alla ripresa di settembre costruiamo insieme il programma e vediamo quel che accade con la legge elettorale”, e sottolinea, “segnalo che rischiamo che ci cambino la Costituzione, di fatto”.
Sull’attacco della premier usando una frase da lui pronunciata, Bonaccini chiarisce: “Mai mi sognerei di offendere chi ha meno o chi ha potuto studiare di meno di altri perché significherebbe offendere la storia dei miei genitori” dice dopo essere stato accusato di aver definito “ignorante” l’elettorato di destra.
“Io ho solo fotografato ciò che è accaduto negli ultimi anni nel voto in Italia e nell’Occidente e cioè che le classi popolari hanno votato a maggioranza a destra piuttosto che a sinistra”, conclude sottolineando che era un monito alla sinistra “che per tornare a vincere deve essere mai populista e più popolare”.