Braian Dale: «Così ho fatto nascere 15mila bimbi a Napoli»

Si è parlato di natalità, nel corso di una diretta della web tv de Il Mattino condotta dal caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, alla quale ha preso parte il professor Brian Dale, scienziato della riproduzione, fondatore e direttore scientifico del Centro di Fertilità Assistita di Napoli, uno dei centri di procreazione medicalmente assistita (Pma) più importanti d’Italia.

Professore, il Centro festeggia 40 anni di attività, nei quali ha contribuito a formare tantissime famiglie. Come è cominciata l’avventura?

«Abbiamo aperto il Cfa nel 1986. Allora i bambini nati grazie alla fecondazione in vitro erano pochissimi: il primo era nato nel 1978 e nel mondo se ne contavano solo alcune centinaia. Oggi sono circa 12 milioni. Quarant’anni fa il tasso di gravidanza, quindi di riuscita della fecondazione in vitro, era intorno al 10%, mentre oggi, grazie alla tecnologia, possiamo arrivare anche al 60%. Dal punto di vista normativo, non c’erano indicazioni precise sul cosa fare, c’erano scetticismi, non solo in Italia, dove la legge 40 è arrivata poi nel 2004 a regolare la materia. Oggi, la procreazione medicalmente assistita è una possibilità considerata normale per aiutare le coppie a costruire una famiglia».

Cosa l’ha spinta negli anni Ottanta ad avviare questo tipo di attività a Napoli?

«Sono arrivato a Napoli nel 1976 per lavorare alla Stazione Zoologica Anton Dohrn, dove studiavo la riproduzione degli animali. Successivamente, all’inizio degli anni Ottanta, ho avuto la possibilità di studiare i gameti umani, e così è cominciato tutto».

Nel frattempo, la natalità è crollata. Quali sono le principali cause?

«Ci sono diversi aspetti. Il primo è socioeconomico: molte coppie non hanno i soldi per affrontare questo percorso. Il secondo è ambientale: l’inquinamento ha creato problemi alla qualità dei gameti. Pensiamo, per esempio, al Bisfenolo A presente nella plastica, che può interferire con la produzione degli spermatozoi e degli ovociti».

Proprio sugli ovociti, in Consiglio regionale della Campania è stata presentata una proposta di legge che intende introdurre un contributo di 3mila euro, in presenza di determinati requisiti di reddito, per le donne che volessero accedere al social freezing. Di cosa si tratta?

«È la possibilità di congelare gli ovociti quando la donna è giovane, per utilizzarli successivamente quando è più matura. Sarebbe importante che questa possibilità fosse finanziata dallo Stato: potrebbe aiutare donne che non si sentono ancora pronte per una gravidanza o che non hanno un partner».

In questi 40 anni la fecondazione in vitro ha fatto passi da gigante: quali sono state le innovazioni più importanti?

«Grossi avanzamenti sono stati fatti sui terreni di coltura, cioè sui liquidi in cui crescono gli embrioni. Ma anche sulle attrezzature, a cominciare dagli incubatori, con cui si controllano temperatura e acidità: con il time-lapse possiamo seguire lo sviluppo dell’embrione dal primo al quinto giorno. Ha rappresentato un enorme passo avanti anche la possibilità di arrivare già in quinta giornata alla blastocisti, cioè allo stato più avanzato di un embrione, per poterlo poi congelare. Importante anche la diagnosi genetica preimpianto, che permette di analizzare le blastocisti, per individuare eventuali anomalie genetiche, e selezionare le migliori da impiantare».

Di recente si sono verificati dei casi di errori gravi con l’impianto di embrioni non appartenenti alla coppia che li ha ricevuti. Come è possibile?

«Non so cosa sia successo in quegli ospedali ma posso dire che esistono sistemi di sicurezza, come il “witness”, che associano ogni coppia a un codice identificativo e consentono di controllare ogni passaggio».

In 40 anni quante famiglie avete aiutato?

«Personalmente, considerando anche i centri che ho aperto in altre città italiane e all’estero, ho contribuito alla nascita di oltre 20mila bambini, di cui circa 15mila a Napoli».

Quale messaggio vuol lanciare alle giovani coppie che incontrano difficoltà ad avere figli?

«Il mio consiglio è di rivolgersi a un centro specializzato. Se si è giovani c’è più tempo, ma a 38 anni è importante rivolgersi subito a un centro di fertilità, dove sono presenti tutti gli specialisti necessari: a partire da ginecologi, embriologi, psicologi e nutrizionisti».