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- Brescia e le molestie in Università, nominati due referenti: raccoglieranno le segnalazioni e le soluzione organizzative
La delibera approvata dal Dipartimento di Ingegneria dopo l’indagine dell’Ateneo. L’auspicio di Gazebo Viola: “Tutta la città partecipi al cambiamento”

Molestie in Università a Brescia: la delibera approvata dal Dipartimento di Ingegneria dopo l’indagine

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Brescia, 14 luglio 2026 – Una pagina che, sotto il titolo “Dignità, rispetto e canali di tutela“, informerà su tutti i canali e le procedure per segnalare eventuali casi di molestia. Ma anche due referenti dipartimentali di orientamento e ascolto per chi vorrà fare segnalazioni, e soluzioni organizzative affinché, in caso di segnalazione, le attività siano svolte in condizioni percepite come sicure e non penalizzanti e riservate (ad esempio, co-supervisione di tesi e tirocini o modifica del relatore o relatrice compatibilmente con le procedure).
Sono alcune delle azioni indicate nella delibera approvata dal Consiglio del Dimi, dipartimento di ingegneria meccanica e industriale dell’Università degli Studi di Brescia, dopo il caso molestie e l’indagine della Commissione di genere. Entro fine settembre si terrà anche un primo modulo di formazione obbligatoria su violenza di genere, abusi di potere e discriminazioni, ed anche il primo incontro di ascolto per raccogliere criticità organizzative e proposte di miglioramento.
Il primo aggiornamento dopo tre mesi
L’attuazione delle misure sarà monitorata: entro tre mesi, il primo aggiornamento. Un passo avanti concreto, dunque, ma l’auspicio è che questa vicenda diventi un’opportunità di cambiamento per tutto il mondo universitario bresciano. Lo ha auspicato Gazebo Viola, che ha pubblicato una lettera aperta e pubblica (sarà condivisa nella cabina di regia di UniBs, venerdì) in cui chiede che tutta la città partecipi al cambiamento, comprese le altre università (Cattolica, Laba), le istituzioni e la società civile.
"Cominciare un percorso reale”
“L’unica differenza tra UniBs e le altre è che gli studenti e le studentesse hanno deciso che vogliono un cambiamento e grazie al loro coraggio oggi possiamo parlarne e cominciare un percorso reale, che deve essere aperto e trasparente, dove le paure devono essere affrontate a viso aperto”.
Dalle testimonianze raccolte da Gazebo viola, infatti, il caso di UniBs ha suscitato soprattutto reazioni di minimizzazione (“non si può dire più niente”) e paura di un calo di immatricolazioni. “Dobbiamo fare in modo che questo percorso diventi un fiore all’occhiello di Brescia e dei suoi atenei: questo potrebbe portare nuove immatricolazioni, invece che allontanare”.
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