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Anche per una balena che vola sopra il mare. Sospesa all’orizzonte, compare a sorpresa all’apertura del sito di Müller Italia come una meraviglia fuori scala. Da quell’immagine alle dita posate su un ricamo, il filo è lo stesso desiderio di sentire. Così, Arena per Tutti, sostenuto da Müller Italia fin dalla nascita e oggi alla quarta edizione, fino al 9 settembre rende accessibili 26 serate del 103° Opera Festival a persone con disabilità sensoriali e intellettive, trasformando la cultura in accesso, partecipazione ed emozione condivisa.
Di Davide BlasighPubblicato: 20/07/2026Vai a:
- Quante porte ha l’inclusione?
- Toccare Aida, incontrare Violetta
- Prima che inizi l’opera
- La forza della continuità
- Torniamo alla balena
Una balena non avrebbe alcun motivo per volare sopra il mare. Forse è per questo che la guardiamo più a lungo. Entriamo nel sito di Müller Italia e la troviamo lì immensa sospesa sull’acqua mentre una persona minuscola osserva l’orizzonte sotto un cielo sfumato nella più bella tonalità di rosa. La domanda ci prende in contropiede. “Di che piacere hai voglia oggi?”. Le risposte scorrono una dopo l’altra. Il piacere multidimensionale, quello dei contrasti, quello senza tempo, il ritorno all’essenza, le nuove sfide, un momento soltanto nostro. Noi di Elle oggi ci siamo fermati sul piacere multidimensionale. Un’espressione lunga per qualcosa che il corpo sa da sempre. Vediamo, tocchiamo, ascoltiamo, ricordiamo, immaginiamo. Sentiamo una vibrazione prima ancora di riconoscerne la provenienza. Associamo un profumo a una persona che manca. Comprendiamo la tensione di una mano prima delle parole. Una sola emozione attraversa pelle, memoria, stomaco, pensiero. Non segue un percorso lineare. Prende deviazioni, trova porte laterali, qualche volta passa da un senso che gli altri considerano secondario. Poco dopo guardiamo le immagini di Arena per Tutti. Una mano sfiora il broccato di un costume. Un’altra esplora i pompon rossi di un copricapo. Un’interprete trasferisce la voce nelle mani e nel volto. Un gruppo incontra le persone che costruiscono ogni sera l’opera dietro le quinte, tra pietre antiche, abiti, parrucche, oggetti di scena. La balena sopra il mare e quelle dita appoggiate su un ricamo abitano mondi lontani. Eppure raccontano la medesima possibilità. Un piacere può aprirsi in molte direzioni.
Una cantante durante un momento dei percorsi multisensoriali di Arena per Tutti.
Quante porte ha l’inclusione?
La parola “inclusione” ha avuto un destino complicato rischiando di perdere peso proprio mentre dovrebbe averne moltissimo. Poi basta incontrare un gradino privo di alternativa, un sottotitolo assente, un libretto incomprensibile, una voce che nessuno ha tradotto e questa parola recupera immediatamente il suo significato. L’esclusione raramente arriva annunciandosi. Si presenta attraverso dettagli progettati male o pensati per un’unica idea di persona. Un ingresso, una luce, la durata di un’attesa, la complessità di un testo, il modo in cui vengono date le informazioni. La disabilità incontra l’ostacolo quando un luogo, un servizio o un’esperienza sono stati immaginati per un solo tipo di corpo e di mente. Arena per Tutti parte da questa consapevolezza e la traduce in fatti. Il progetto di Fondazione Arena di Verona sostenuto fin dalla nascita da Müller Italia è arrivato alla quarta edizione. Ha già preso il via e proseguirà fino al 9 settembre. Nel programma del 103° Arena di Verona Opera Festival ci sono 26 serate accessibili dedicate a La Traviata, Nabucco, Aida e Turandot. Diciannove serate comprendono percorsi multisensoriali gratuiti prima dello spettacolo. A disposizione del pubblico ci sono audiodescrizioni per persone cieche e ipovedenti, sottotitoli per persone sorde e ipoudenti, traduzioni in lingua dei segni, trailer accessibili, libri di sala digitali e schede Easy to Read. I contenuti sono disponibili in italiano, inglese e tedesco. I posti riservati alle persone con disabilità sensoriali e intellettive sono 2.600, cento per ciascuna serata. Le cifre danno la scala del progetto. Il resto accade nella vita concreta. Un posto prenotabile è spazio fisico. Un’audiodescrizione è la possibilità di seguire un’azione mentre avviene. Un sottotitolo permette di non perdere una parola che orienta tutta la storia. Una guida Easy to Read prepara alla trama, ai personaggi e ai passaggi essenziali. Entrare sapendo dove ci si trova, che cosa accadrà e quali strumenti saranno disponibili può diminuire l’incertezza e lasciare maggiore spazio all’emozione. Anche il tempo fa parte dell’accessibilità. Tempo per conoscere, chiedere, familiarizzare con un luogo monumentale, entrare nel backstage prima che la folla riempia ogni passaggio. Tempo per avvicinarsi all’opera senza doversi immediatamente adeguare ai suoi codici.
Due partecipanti esplorano con le mani tessuti e ricami di un costume di scena durante un percorso multisensoriale di Arena per Tutti.
Toccare Aida, incontrare Violetta
Che cosa significa toccare un’opera? Significa sentire sotto le dita il peso di un ricamo che dalla platea appare leggerissimo. Scoprire la consistenza di un’armatura, la struttura di una parrucca, il volume di una manica. Avvicinarsi a un copricapo e capire quanto equilibrio richieda indossarlo mentre si canta, ci si muove, si segue una regia. La vista offre una porzione dell’esperienza. Il tatto ne apre un’altra. L’udito aggiunge vibrazione, distanza, profondità. Il corpo mette in relazione informazioni che, isolate, sembrerebbero soltanto tecniche. Nei percorsi multisensoriali il backstage viene presentato dalle maestranze artistiche e tecniche di Fondazione Arena, le persone che conoscono abiti, scene, strumenti, movimenti e tempi perché li costruiscono ogni giorno. L’opera viene avvicinata prima che inizi. La monumentalità dell’Arena resta intatta, ma diventa leggibile. Le pietre, i corridoi, gli oggetti e le professioni acquisiscono coordinate umane. Le novità del 2026 allargano ulteriormente l’esperienza alla musica e alla danza. Il percorso dedicato all’orchestra permette di conoscere strumenti, sonorità e dinamiche. Quello dedicato alla danza avvicina al lavoro dei ballerini e alla costruzione coreografica. Anche un gesto apparentemente leggero nasce da peso, muscoli, memoria, conteggio, allenamento. Anche una nota possiede una forma fisica. Attraversa l’aria, raggiunge il corpo, si deposita nelle ossa. La sensorialità non coincide con l’accumulo di stimoli. Riguarda piuttosto la possibilità di scegliere attraverso quale accesso incontrare un’opera. Per alcune persone sarà una voce descrittiva. Per altre la lingua dei segni. Per altre ancora il contatto con un costume, una scheda semplificata, un ingresso anticipato, il volto di chi sa spiegare ciò che avverrà. La complessità e l’opacità sono due cose diverse. Rendere comprensibile la trama di Aida non riduce la potenza del conflitto fra amore, appartenenza e destino. Sapere in anticipo chi è Violetta non sottrae dolore alla sua storia. Un Nabucco accompagnato da strumenti accessibili conserva intatto il suo esilio, la sua ambizione, il desiderio collettivo di libertà. Turandot continua a interrogare paura, potere e vulnerabilità. Chiunque abbia aperto un libretto d’opera fingendo di orientarsi perfettamente al primo colpo dovrebbe guardare con grande interesse alle schede Easy to Read. La chiarezza può essere una forma altissima di cura editoriale. Spiegare bene richiede studio, rispetto e capacità di scegliere. La confusione, al contrario, viene spesso scambiata per profondità solo perché porta un abito importante.
Le mani scoprono ricami e consistenze di un costume di scena durante un percorso multisensoriale di Arena per Tutti.
Prima che inizi l’opera
L’opera chiede molto al pubblico. Durata, attenzione, conoscenza, capacità di seguire più livelli nello stesso istante. All’Arena si aggiungono la vastità dello spazio, il numero delle persone, la temperatura estiva, le distanze, i tempi d’ingresso. Anche chi vede e sente secondo gli standard per cui la maggior parte dei luoghi viene progettata può provare disorientamento. La questione, allora, supera la divisione tra chi ha bisogno di assistenza e chi pensa di poterne fare a meno. Tutti cerchiamo coordinate. Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta la sensazione di arrivare in un luogo e capire che qualcuno non aveva pensato alla nostra presenza. Magari per un problema motorio temporaneo, un’informazione poco leggibile, una lingua sconosciuta, un ambiente troppo affollato, un suono eccessivo, una regola spiegata male. Essere attesi produce un effetto psicologico enorme. Significa trovare un posto previsto, una risposta già preparata, una persona formata, uno strumento pronto. Riduce la fatica di dover spiegare ogni volta ciò di cui abbiamo bisogno. Restituisce autonomia. E l’autonomia è una componente essenziale del piacere perché permette di scegliere, muoversi, comprendere e partecipare senza sentirsi ospiti tollerati dentro l’esperienza altrui. L’anno scorso Arena per Tutti ha coinvolto 3.993 persone con disabilità registrando una crescita rispetto all’anno precedente e una partecipazione proveniente anche dall’estero. Dietro quel numero esistono 3.993 partenze, accompagnatori, prenotazioni, desideri, timori, prime volte. Qualcuno avrà riconosciuto una melodia. Qualcun altro avrà toccato per la prima volta un costume d’opera. Qualcuno avrà finalmente seguito una storia che conosceva soltanto per frammenti. Ciascuno avrà composto una serata differente. Parlare di “tutti” comporta una responsabilità. Tutti è una parola impegnativa, molto più concreta di quanto sembri. Richiede rampe, posti, traduzioni, competenze, tecnologia, personale, continuità economica. Richiede la disponibilità a correggere ciò che non era stato previsto e ad ascoltare l’esperienza delle persone coinvolte. Ogni nuova edizione dovrebbe conoscere meglio il proprio pubblico della precedente.
Una cantante durante uno dei percorsi multisensoriali di Arena per Tutti.
La forza della continuità
A questo punto entra Müller Italia. Ed è importante citarla ancora perché Arena per Tutti nasce dal sostegno diretto dell’azienda ed è parte di Müller for People, il programma dedicato alla sostenibilità sociale del Gruppo. Un logo può comparire su un fondale e andarsene alla fine della stagione. Quattro anni di impegno permettono invece a un progetto di crescere, aggiungere date, migliorare materiali, introdurre nuove esperienze e raggiungere persone che in precedenza ne ignoravano l’esistenza. La durata e l’effetto concreto sono misure molto più serie dell’esposizione ottenuta da una campagna. La relazione tra un’azienda conosciuta per lo yogurt e un festival lirico potrebbe apparire improbabile quanto una balena sospesa sopra l’acqua. Müller ha costruito in Italia parte della propria identità intorno al piacere, al sapore, alla cremosità, ai contrasti e alla sensorialità. Con Arena per Tutti quelle parole escono dal perimetro del prodotto e incontrano un tema sociale. Il piacere richiede accesso. Altrimenti rimane una possibilità distribuita in modo diseguale. Paola Scandola Direttore Marketing di Müller Italia ha parlato della volontà di “trasformare l’accessibilità in un valore condiviso”. È una frase importante soprattutto per la parola condiviso. L’accessibilità concepita come concessione crea distanza tra chi offre e chi riceve. La condivisione ridistribuisce la possibilità di partecipare. Fa entrare il progetto nella struttura dell’esperienza, già dalla sua ideazione. Questa partnership Elle vuole raccontarvela anche per un’altra ragione. La responsabilità sociale di un’impresa diventa credibile attraverso la costanza, la competenza delle persone coinvolte e la capacità di lasciare strumenti utilizzabili. I materiali digitali accessibili restano consultabili, i percorsi sono gratuiti, le opere vengono preparate in più lingue. La cultura può così viaggiare anche oltre la singola serata. Chi abbiamo immaginato quando abbiamo detto tutti?
I sottotitoli sullo smartphone accompagnano una serata accessibile di Arena per Tutti.
Torniamo alla balena
Continua a fluttuare sopra il mare, enorme, improbabile, leggera. Un’immagine può sospendere per qualche secondo le regole della fisica. Arena per Tutti compie un’operazione più concreta. Interviene sulle regole dell’accesso. Chiede alla cultura di allargare la propria idea di pubblico e di farlo prima dell’apertura dei cancelli. Forse la domanda più utile non riguarda ciò che una persona con disabilità può fare dentro un luogo. Riguarda chi avevamo immaginato durante la progettazione di quel luogo. Quali corpi, quali sensi, quali tempi di comprensione. Chi avevamo già visto seduto in platea e chi era rimasto fuori dalla nostra previsione. Noi amiamo l’opera anche perché prende sentimenti che sembrano privati e li rende collettivi. L’amore di Violetta, la nostalgia di un popolo, la paura di una principessa, il conflitto di Aida raggiungono migliaia di persone nella stessa sera. Sarebbe contraddittorio considerare universali quelle emozioni e progettare il loro accesso per una parte soltanto dell’umanità. Il 9 settembre Nabucco chiuderà il calendario 2026 di Arena per Tutti. Fino ad allora ci saranno molte possibilità di prenotare, entrare, toccare, seguire, leggere, ascoltare, comprendere. Sarebbe bello che la fine del Festival non coincidesse con una parentesi chiusa. L’accessibilità culturale merita di diventare un’abitudine progettuale. Perché il piacere più profondo potrebbe essere proprio questo. Arrivare da qualche parte e scoprire di essere già stati immaginati. Trovare una storia preparata anche per noi. Un costume da esplorare con le mani. Una voce tradotta. Un posto con il nostro nome. Qualcuno che conosce la strada e ci lascia scegliere come percorrerla. “Di che piacere hai voglia oggi?”, domanda Müller dalla sua pagina blu. Di entrare. Di capire. Di emozionarci. Di sapere che, dentro l’Arena, qualcuno aveva già pensato al nostro posto.
Durante un percorso multisensoriale di Arena per Tutti, le mani esplorano un costume di scena.





