«Cagliari, chiudi il mercato con un bomber»  - L'Unione Sarda.it

Parola di leader. Luciano De Paola è stato uno dei simboli indiscussi del Cagliari di fine anni Ottanta che, con una strepitosa doppia promozione partendo dalla C1, si riaffacciò in Serie A nel 1990 con Claudio Ranieri in panchina. L’ex mediano ora fa l’allenatore e, a maggior ragione dopo il successo di Parma, è convinto delle qualità della squadra di Pisacane e ritiene ci sia la possibilità di una ciliegina sulla torta per fine mercato.

De Paola, che campionato sarà per il Cagliari?

«Spero che si confermi per quanto riguarda la salvezza, perché riuscire a raggiungerla è sempre tanta roba. Ci sono molte squadre blasonate e ogni anno è difficile, mi auguro che Pisacane anche quest’anno faccia un “miracolo calcistico”. Che, per quanto ho visto, è alla portata».

Dove si è rinforzata meglio la squadra?

«Credo che in mezzo al campo e dietro la squadra sia competitiva, il problema è lì davanti. Con la questione Esposito penso abbia perso qualità e numero di gol, visto che era stato determinante in tante partite».

Il doppio mediano di Pisacane la convince?

«Lo stimo molto come allenatore, è partito dalla Primavera e in prima squadra ha dato veramente tanto. Gli allenatori di oggi studiano molto e sanno come si possono determinare certe situazioni: questa del doppio mediano è interessante, con Fazzini terzo centrocampista che si alza. Penso che un reparto del genere possa funzionare».

Il problema dell’estate ha riguardato Esposito.

«Conosco bene Sebastiano e tutta la sua famiglia, è arrivato a Brescia quando aveva appena 10 anni. Sono persone per bene e hanno fatto tanti sacrifici per far sì che i tre fratelli arrivassero dove sono oggi. Sono tutti dei ragazzi molto educati, dei tre Sebastiano è il più funambolico e tecnico mentre Pio è stato una grande sorpresa e Salvatore è molto scafato».

Come si risolverà il caso?

«Non so come sia andata, ma credo che ormai la rottura sia irrimediabile. Queste sono vicende di un calcio che non mi appartiene più: il mio era il calcio della gente, non quello dei procuratori. Oggi, anche qualitativamente, si fa fatica perché c’è troppo business. Secondo me è una situazione che non fa bene a nessuno: al giocatore, al procuratore e anche alla società».

Dopo Fadera, per lei servirebbe un altro acquisto?

«Secondo me un attaccante. Già l’anno scorso, con Esposito e Borrelli oltre a Belotti e Pavoletti, il Cagliari è riuscito a salvarsi facendo fare tanti gol ai centrocampisti. Secondo me servirebbe una punta da doppia cifra, anche Fadera è un bel giocatore di corsa ma che non ha un grosso numero di reti in carriera».

La vicenda Trepy ha tenuto tutti in apprensione.

«Una bruttissima notizia, sono contento che sia uscito dalla terapia intensiva. Per fortuna si sta riprendendo, spero che presto possa tornare in campo. È un giocatore che ha fatto bene nella scorsa stagione».

A Cagliari dal 1988 al 1990: che periodo fu per lei?

«Con tantissime cose belle. Cagliari è stato il mio trampolino di lancio, mi ha permesso di arrivare in Serie A dopo tanta C1. Ricordo con affetto il Sant’Elia strapieno e i due campionati vinti, con 5mila tifosi ad aspettarci all’aeroporto di Elmas. Poi la forza di un allenatore come Ranieri, che creò un gruppo granitico. Successivamente ho ottenuto risultati in altre società, come Cosenza e Brescia, ma i ricordi di Cagliari sono indelebili e rimangono scolpiti nel mio cuore».

Ha mantenuto rapporti con qualche compagno?

«Ogni tanto sento Bernardini, che ai tempi era uno dei più forti centrocampisti d’Italia. Poi Pulga, Coppola e Cappioli: siamo rimasti in contatto, dopo aver vissuto dei momenti bellissimi. Quegli anni, con la famiglia Orrù che è stata determinante, avevamo costruito un gruppo di amici più che una squadra di calcio. Tempi che non ritorneranno più».

Le sarebbe piaciuto rimanere più tempo in rossoblù?

«Ero stato un leader importante in quei due anni. Mi aveva chiamato Ranieri, così come aveva fatto con Giovannelli, ed eravamo entrati in uno spogliatoio molto difficile portando tanta grinta. Forse in A, con l’arrivo di Francescoli, Fonseca e Herrera, su certe situazioni sarei dovuto essere più razionale. In certi frangenti non riuscivo a contare fino a dieci, ma è il mio carattere: anche quello mi ha portato in Serie A».

Ranieri riuscirà nell’impresa di rilanciare l’Italia?

«La Nazionale è in grossa difficoltà. Ci sono tante teste che comandano e questo è un problema: bisogna avere il coraggio di lanciare i giovani. C’era l’idea Pirlo, che è un professionista serio e conosco da quando debuttò con me in A da giocatore: per me è un buon allenatore».

Serie A: chi parte davanti?

«C’è l’Inter come squadra da battere, ha fatto un mercato importante nonostante l’addio di Dumfries. Ora è arrivato anche Jones che è un giocatore forte, poi la squadra gioca a memoria. Dietro ci saranno Juve, Milan e Napoli, mentre per la salvezza c’è da lavorare. Spero che il Cagliari si salvi».

Da quasi trent’anni è allenatore.

«L’anno scorso ho guidato il Ciliverghe, facendo per la prima volta l’Eccellenza dopo tanti anni in C e D. Siamo arrivati secondi, poi non siamo riusciti a vincere i playoff per un soffio. Adesso sono in vacanza, ma fra poco sarò pronto a ripartire: ormai vivo e lavoro a Brescia da anni, però la Sardegna certo non la dimentico».

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