Caldo, i rischi invisibili: dalla stanchezza al mal di testa fino ai crampi notturni, i segnali che ci dicono che l'afa fa male

Senza tregua. Le ondate di calore prolungate che non concedono pause neppure di notte rappresentano un nemico per la salute dei più fragili, ma in realtà minacciano, in modo invisibile, anche la salute di tutti. «Un esempio - spiega il professor Francesco Franceschi, direttore del Pronto soccorso del Policlinico Gemelli di Roma -: lo stress determinato dal fatto che si dorme peggio provoca un aumento del cortisolo e, di conseguenza, una diminuzione delle difese immunitarie. Si diventa più a rischio di contrarre malattie infettive. Più in generale, le persone sono maggiormente irritabili, sono soggette ad ansia, crisi di panico, disturbo dell’attenzione. Per questo possiamo verificare un incremento degli alterchi o degli incidenti stradali». Quali segnali ci dicono che il caldo, senza che ce ne accorgiamo, ci sta facendo male anche se apparentemente godiamo di buona salute? Il professor Franceschi: «Dobbiamo preoccuparci quando cominciamo a commettere più errori del normale, a dimenticare le cose. Vuol dire che c’è una sofferenza, che non c’è la giusta lucidità. Altro fattore: quando s’inizia la giornata già stanchi al mattino. E questo ci fa sviluppare un senso di stanchezza estremo che ci rende meno attenti e più vulnerabili».

EFFETTI

Confusione mentale e rallentamento cognitivo; crampi notturni e debolezza muscolare; mal di testa; disturbi e frammentazione del sonno: sono alcuni degli effetti della morsa del caldo. Spiega il dottor Mario Guarino, vicepresidente nazionale di Simeu e direttore della UOC (Unità Operativa Complessa) di Medicina e Chirurgia d'Accettazione e d'Urgenza presso l'ospedale CTO di Napoli (Azienda Ospedaliera dei Colli): «Il pericolo maggiore riguarda gli anziani perché sono più fragili, e in modo particolare i pazienti con demenze. Tutti i sintomi corretti citati sopra, infatti, vanno calati su pazienti che non hanno le facoltà cognitive integre: non sanno neanche lamentare i sintomi o riconoscerli. Inoltre, negli anziani cala quasi sempre la sensazione di sete, per cui bevono meno». Questa drastica riduzione di liquidi blocca la sudorazione e impedisce al corpo di smaltire il calore. Un corto circuito termico che, specialmente se associato a patologie preesistenti, «li fa andare subito in shock, sia per la perdita elettrolitica sia per l'insufficienza renale». L’altra incognita è che le terapie che normalmente funzionano rischiano di essere compromesse durante le lunghe ondate di calore. Guarino: «Spesso manca una riconciliazione farmacologica preventiva. Molte terapie andrebbero rimodulate in previsione del caldo insieme allo specialista (penso, per fare un esempio, agli antipertensivi). Questa riconciliazione preventiva non c'è, e i pazienti perdono quel precario equilibrio che li tiene in piedi».

TRAPPOLE

C’è poi un paradosso: possiamo ammalarci anche per eccesso di aria condizionata, per quanto estremamente utile in questo periodo. Spiega il dottor Massimo Magnanti, direttore del Pronto soccorso dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma: «Quando non si gestisce bene il raffreddamento, quando il ventilatore è diretto, magari s’imposta una temperatura che va a creare un differenziale tra quella interna e quella esterna anche oltre i 10 gradi, le condizioni sono tali da causare seri problemi come le bronchiti. E abbiamo a che fare anche con polmoniti». Il grande spettro è quello dei colpi di calore, anche se sono casi limite. Ma come riconosco i sintomi? Magnanti: «Grazie alla grande attenzione e all'introduzione di accorgimenti – come l'interruzione delle attività lavorative all'aperto tra le 11 e le 15 – i casi di colpo di calore classico si sono ridotti. Il colpo di calore è una patologia ben precisa e grave, non è una semplice alterazione. È un'alterazione dello stato mentale, con uno stato di confusione che può arrivare fino al sopore vero e proprio. La temperatura corporea sale oltre i 39 gradi e mezzo. La cute è calda, arrossata. La pressione bassa e il battito tachicardico. Il vero problema è che, proprio a causa di questo stato di confusione mentale, si rischia di non riconoscerlo in tempo».

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