Legge elettorale, la mediazione di Meloni: capilista bloccati e tre nomi. Il timore franchi tiratori

ROMA Cuore e nervi. Lo scambio di t-shirt sul campo da calcio e il fair-play da un lato e la sfida senza esclusioni di colpi, le "tacchettate" sulla legge elettorale dall'altro. Guai a sopravvalutare il clima da spogliatoio e i palleggi amichevoli stasera sul campo da calcio dell'Aquila, alla Partita del Cuore. Perché mentre un pezzo di establishment si dà appuntamento allo Stadio Gran Sasso per fare beneficenza - tra i convocati Matteo Renzi e Gianmarco Mazzi, Giorgio Mulè e Maurizio Gasparri, la "futurista" Laura Ravetto e in veste di "Ct" Ignazio La Russa e il ministro Luca Ciriani (a fianco del "vero" Ct Mancini) - nei palazzi della politica si apre la battaglia dello Stabilicum. La legge proporzionale con premio di maggioranza con cui Giorgia Meloni vuole tornare a Palazzo Chigi scacciando lo scenario di un pareggio alle prossime Politiche.

Sherpa e leader in campo

Sono ore tese in maggioranza. Si tratta a oltranza sulle preferenze, il vero scoglio su cui si infrangono i desiderata dei quattro partiti della coalizione. Questo è lo stato dell'arte, in attesa di possibili colpi di scena: Fratelli d'Italia presenterà in giornata un emendamento che introduce le preferenze, dovrebbero firmare anche Noi Moderati e Udc. La premier, nei contatti con gli altri leader via telefono nel week end, è stata perentoria. «Ci ho messo la faccia», è una «questione di coerenza». Avanti dunque con le preferenze. Necessarie tra l'altro, spiegano fonti di primo piano del partito della premier, a scongiurare possibili rilievi del Quirinale e, in prospettiva, della Consulta. Perché una legge con premio di maggioranza così consistente e liste bloccate (anche se corte) difficilmente passerebbe una "verifica" costituzionale. Torniamo alle preferenze. L'emendamento di FdI chiederà di introdurle ma con qualche correttivo per venire incontro agli alleati. Eccoli: il capolista sarà bloccato e si potranno esprimere con le crocette fino a tre preferenze. Tradotto: la riforma cancellerebbe i listini bloccati ma lascerebbe alle segreterie dei partiti la "cabina di regia" sui candidati. I leader sceglierebbero comunque i capilista dei collegi e il «voto personale» della preferenza sarebbe distribuito fra gli altri tre candidati in lista.

Accordo trovato? Macché. Non è bastata l'ennesima maratona negoziale degli sherpa del centrodestra, riuniti in videocall ieri a mezzogiorno, per trovare il bandolo della matassa. FdI tira dritto sull'emendamento, come ha annunciato Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione del partito, allargando le braccia: «Giorgia su questo non cambia idea». I centristi si adegueranno. Forza Italia e Lega invece ribollono. «Dovremo parlarne col gruppo» ha tagliato corto Roberto Calderoli mentre i forzisti - al tavolo Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni - prendono tempo. Stamattina è prevista una nuova riunione. E in serata non si esclude un confronto fra leader per chiudere la vicenda, o al massimo domattina, prima che inizi il pomeriggio la votazione alla Camera. Il clima non è dei migliori. Il rischio di una spaccatura della coalizione, con opposizioni e "vannacciani" in attesa sul "trespolo", si fa concreto. C'è da scommettere che oggi a Parigi Antonio Tajani, al vertice dei Volenterosi, terrà il cellulare acceso. A lui spetta il gravoso compito di tenere unite le truppe azzurre che ribollono. Tre giorni fa il segretario di Forza Italia è stato visto attovagliarsi al circolo del Tiro al Volo con il fedelissimo Paolo Barelli e la capogruppo al Senato Stefania Craxi. Caminetti per serrare i ranghi in vista di una settimana di fuoco. Si parte domani pomeriggio e tutti, dai ministri ai parlamentari di maggioranza, sono precettati fino a venerdì, sessioni notturne incluse. Le opposizioni chiederanno, ormai è certo, il voto segreto. Anzi, i "voti" segreti: nel centrodestra mettono in conto almeno trenta o quaranta scrutini «al buio». Qui tutto può succedere, specie fra i ranghi leghisti e forzisti. Si cerca per questo una mediazione in zona Cesarini. Non mancano piccole schiarite.

Ad esempio, Forza Italia ha deciso di non presentare l'emendamento sullo "scorrimento" della lista, evidentemente incompatibile con le preferenze care alla premier. Ma in queste ore di contatti febbrili ogni scenario viene vagliato. E ai piani alti del governo iniziano a sussurrare, senza crederci troppo, una parola che fino a pochi giorni fa sembrava tabù: "Fiducia". Una forzatura in extremis, se le cose si mettono male, per salvare la riforma «anti-pareggio» dalle rapide di Montecitorio.

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