Il carburante costa più caro, ma costa più caro anche il carburante per trasportare il carburante: e allora c’è il rischio di un doppio aumento. L’allarme riguarda soprattutto le isole: il trasporto via mare delle autocisterne rischia di penalizzare ancora di più gli abitanti di Procida, Capri e Ischia. E non basta. Per quelli di Procida e Ischia c’è anche l’aggravio provocato dal bradisismo: le autocisterne, infatti, non partono più da Pozzuoli ma da Napoli e questo è un altro fattore che rischia di appesantire il prezzo finale. Per cercare di dipanare questa matassa e, soprattutto, per cercare di assicurare una continuità territoriale agli isolani, stesso prezzo del carburante alla terra ferma anche per quanto riguarda il prezzo finale dei carburanti, il prefetto Michele di Bari ha fissato, su richiesta di Assopetroli, un incontro con i sindaci e con i rappresentati delle società petrolifere. La questione del caro carburante sulle isole del golfo sarà al centro della discussione, proprio perché legato anche al trasporto marittimo. Al tavolo, tra gli altri, siederanno la Regione Campania, i Comuni di Ischia, Capri e Procida, i rappresentanti di Assopetroli-Assoenergia e alcune aziende della filiera petrolifera.
LO SCENARIO
Assopetroli in una nota sottolinea che le tariffe per il trasporto marittimo dei carburanti hanno registrato «un forte aumento in poco più di un anno, raggiungendo livelli che inciderebbero oggi per 0,125 euro al litro più Iva». Un aggravio che, secondo l’associazione, ha assunto dimensioni tali da penalizzare il sistema economico e sociale delle isole. Da qui la richiesta degli operatori affinché per Ischia e Procida venga riconosciuta la condizione di «zone disagiate», individuando strumenti in grado di compensare almeno in parte i maggiori costi strutturali sostenuti dalle isole. Assopetroli evidenzia inoltre che sulla questione pesa l’ulteriore aumento delle tariffe scattato dal primo settembre: «La compagnia di navigazione che effettua il trasporto dei carburanti ha affermato che il rincaro è legato allo spostamento delle partenze dal porto di Napoli, invece che da Pozzuoli, in conseguenza della scossa dello scorso 31 luglio, in seguito alla quale i mezzi pesanti non possono transitare nel centro».
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Il tema prezzo del carburante, comunque, riguarda anche il trasporto passeggeri via mare. Finito il grande esodo turistico, si profila una forte riduzione delle corse per il periodo invernale da e per Capri, Ischia e Procida. I maggiori incassi di luglio, agosto e settembre hanno in parte compensato i maggiori costi del carburante. Non appena i flussi cominceranno a calare, gli armatori hanno già fatto sapere che si dovrà arrivare ad una riduzione delle corse se non arriveranno aiuti pubblici proprio per compensare gli aumenti del carburante. Incidere ulteriormente sui prezzi dei biglietti non è una strada che sembra percorribile, soprattutto per l’opposizione della Regione. Meno corse, naturalmente, significa anche meno lavoro. Più mezzi andranno in disarmo, più equipaggi resteranno fermi. Il nodo riguarda proprio il numero delle corse. Per i pienoni estivi non è stato possibile ridurre anche se il caro carburante ha già rosicchiati gli utili che erano previsti nei bilanci. Questo significa che non sono più disponibili quegli accantonamenti che, generalmente, maturano d’estate e poi vengono rosicchiati in inverno. In buona sostanza, dunque, è come se con la bassa stagione si parta da zero e, certamente il numero dei passeggeri non riuscirà a bilanciare gli aumenti del costi dovuti al carburante. Da questo situazione deriva direttamente la necessità di tagliare le corse per far viaggiare i mezzi più pieni e, quindi, cercare di compensare gli aumenti.
LA RICHIESTA
Dalla riunione di giovedì in Prefettura, comunque, si dovrebbero cominciare ad avere le prime certezze: la richiesta di attribuire anche a Procida e a Ischia lo status di «zone disagiate», potrebbe essere un primo passo. I sindaci delle isole, comunque, non vogliono sentire ragioni: i costi del carburante devono essere identici a quelli della terra ferma. La continuità territoriale non può essere avere un collegamento con la terra ferma, deve rappresentare anche un impegno totale sui prezzi delle materie prime per le popolazioni isolane.