Carnevali durante un evento a ‘La Stampa’ ha fatto il punto sul calciomercato della Juventus soffermandosi su diversi temi. Le sue parole
Il mondo del pallone sta vivendo giorni frenetici, sospeso tra trattative incandescenti e la necessità di rinnovare l’intero sistema federale. In questo contesto di grandi trasformazioni, la figura di Giovanni Carnevali assume un ruolo centrale nelle strategie del club bianconero. Il dirigente, forte della sua esperienza maturata sul campo, sta guidando con mano ferma sia le operazioni in entrata per rinforzare la rosa, sia le battaglie politiche per un calcio italiano più moderno e manageriale.
Il nome più caldo sulla scrivania della dirigenza resta senza dubbio quello dell’attaccante francese. L’operazione per portarlo a Torino ha richiesto un lungo lavoro diplomazia e pazienza, come confermano le parole ufficiali sulla punta: «Stiamo definendo proprio in queste ore per Kolo Muani», ha dichiarato l’amministratore delegato della Juventus, Giovanni Carnevali, durante il tour La Stampa.
Sul prossimo acquisto bianconero ha aggiunto: «Stiamo chiudendo adesso Kolo Muani, è una trattativa in corso da tanto tempo. Quando sono arrivato alla Juve leggevo i quotidiani e pensavo fosse una trattativa definita ma non era così. Ci sono state delle difficoltà e bisognava ricucire i rapporti con il PSG, rimediando ai problemi precedenti. Stiamo definendo in queste ore e siamo nella fase conclusiva».
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L’attenzione dell’AD bianconero non si limita però all’immediato presente, ma guarda con decisione al domani. L’interesse per i giovani talenti internazionali testimonia la volontà di costruire un ciclo solido. L’AD ha poi continuato su Alajbegovic: «Con lui siamo un po’ più indietro ma ci stiamo lavorando. È un investimento importante ma una società come la Juve deve pensare anche al futuro. Lui è 2007 e ha le caratteristiche che cerchiamo».
Non poteva mancare un passaggio su Vlahovic: «Io non l’ho mai incontrato. So che la Juve gli ha fatto una proposta che non è stata accettata. Mi sono sempre reso disponibile ma non ho mai avuto incontri».
Il percorso professionale di Giovanni Carnevali racconta di successi costruiti attraverso la programmazione e una visione aziendale chiara. L’ad ha poi continuato parlando del suo periodo al Sassuolo e dell’arrivo alla Juventus di quest’estate: «Il club neroverde è stato una grande sfida, siamo partiti con una piccola realtà portandola a grandi livelli. Abbiamo fatto cose molto importanti. Arrivo alla Juve? Per me è un’ulteriore sfida. Sappiamo i problemi che la società ha avuto dal punto di vista dei risultati ma ci sono grandi possibilità di miglioramento. Sono convinto che alla Juve si possa fare qualcosa di importante».
E sul rapporto con Spalletti ha aggiunto: «E’ una persona speciale, è un uomo profondo. Impari tante cose da lui, è bello confrontarsi. Soprattutto poi è un ottimo allenatore e sono felicissimo di poter lavorare con lui».
Oltre al campo, il dirigente Carnevali non risparmia riflessioni profonde sulla gestione federale. L’amministratore bianconero ha parlato poi del nuovo presidente della FIGC e della scelte fatte in questi giorni: «Malagò? Secondo me poteva muoversi meglio. Io penso che sia un grande presidente, un gran personaggio di sport. Quello che abbiamo chiesto è di costruire una federazione come una società di calcio con un ds e un dt. Bisogna cercare di ripartire dalle basi, dai ragazzi giovani e dagli educatori, con un progetto sportivo. Mi dispiace anche per Pirlo, è stato attaccato in un modo molto forte per scelte magari anche sbagliate, ma sarebbe stato giusto pensarci prima. Noi come Serie A ci eravamo proposti a fare un investimento per trovare tecnici con qualità, non bisogna inserire gli amici ma persone che sono capaci».
L’ad ha parlato anche della vicenda che sta succedendo fra UEFA e FIFA in queste ultime ore: “Sono 55 federazioni contrarie a quello che sta portando avanti la Fifa. Quello che sta facendo Infantino lo vedono un po’ tutti, una direzione diversa rispetto a qualche anno fa. A me piacciono le cose pulite, la Fifa non sta portando avanti i valori in cui credo nello sport. Già il fatto che 55 federazioni non siano d’accordo è un passo importante. Ci sarà la possibilità di fermarli”.
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