Non fatela arrabbiare, perché anche se è romana funziona un po’ come i sardi («Ti danno tutto, ma se li tradisci..»). Conferma l'animo rock, canta - anche se male -, e attende di incontrare Gigi Proietti in paradiso. Intanto ieri, Carolina Crescentini, volto del cinema tra i più amati, è stata protagonista della ventesima edizione del Festival di musica per cinema “Creuza de Mà”, che si chiude oggi, a Carloforte.
La più grande virtù della Crescentini?
«Forse essere molto empatica: un’eredità della mia famiglia. Papà dava confidenza a tutti, sconosciuti inclusi, anche se uno pensa debba insegnarti a non farlo. È anche il motivo per cui amo viaggiare: imparo, assorbo, mi metto in discussione».
Un difetto, per bilanciare...
«Un po’ come dicono dei sardi: sono una bella capocciona. Aperta, generosa, ma sei mi fai male... chiudo».
Viso angelico e animo rock: ci si ritrova?
«Beh, si, l’animo rock credo sia dovuto a un fatto di educazione. Mia sorella mi portava nei locali, erano gli anni Ottanta, con le band. Cantava, cantava anche mio papà. In realtà canto anche io, male. Per me il rock è poesia, ma anche un buttarti e non dar peso all'apparenza».
Primo provino.
«Con Gigi Proietti, studiavo recitazione ma ero agli inizi. Mi dicono che stava cercando Giulietta, lascio le foto al Brancaccio e parto per un concerto a Firenze dei Radiohead. Mentre ero in fila mi chiamano e mi convocano. Lascio la fila, vado alla Feltrinellli e compro il testo, torno in fila e studio. Poi prendo il treno per tornare da Roma. Mi disse brava, falso, ripetevo “Oh Romeo Romeo”».
Andò male?
«Diciamo che se un giorno andrò in paradiso spero di incontrarlo per dirgli che ora sono pronta».
Cosa insegnano le porte chiuse...
«A resistere: in questo lavoro non c’è solo il talento ma anche la capacità di resistere. Se ci pensi a livello statistico sono più le volte in cui non vieni scelto, devi accettare i no. T’insegnano la gestione del tempo, a inventarti cose da fare e a studiare».
Essere donna, e anche bella, pro e contro.
«Essere donna è molto complesso, per una con il carattere forte ancora di più. Si aspettano quella mansueta, la Beatrice di Dante. Do rispetto a tutti, lo pretendo, se non mi rispetti mi rimbocco le maniche e divento tosta. Siamo in una società in cui c’è differenza uomo e donna, anche a livello salariale. Non la capisco».
E la bellezza?
«Essere caruccetta può essere gradevole, ma ci sarà sempre qualcuna più bella o affascinante».
Ferzan Ozptek e Gabriele Muccino: differenze?
«Due registi molto differenti, li amo entrambi. Gabriele ti sta addosso, ha un’idea chiara, non ti dà tregua se non fai come dice lui. Anche se forzi, e a un certo punto ti trovi in bilico sul precipizio e appare il non preventivato. Lui è quello che corre e ti abbraccia. Ozpetek è divertentissimo, attento a tutta una serie di dettagli, ti fa sentire al sicuro. Anche io sono un po’ maniacale, lavorare con lui è una gioia».
Consiglio agli aspiranti attori per avere successo?
«Non pensare al successo, perché non è prevedibile: è un terno al lotto. I giovani, mentre stanno ancora studiando, mi chiedono spesso consigli per l'ufficio stampa, ma che te frega ora, dico io, pensa a essere professionale».
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