Introduzione
Il finale di Carrie, la serie in otto episodi di Mike Flanagan su Prime Video con Summer H. Howell, Thalia Dudek e Kate Siegel, riscrive l’incubo di Stephen King. La notte del ballo lascia aperte nuove domande: chi è davvero Emaline? Che cosa nascondono le interviste ai sopravvissuti? E come si distribuiscono le responsabilità della strage? Tra indizi, differenze rispetto al romanzo e al film di Brian De Palma e dichiarazioni del regista, ecco la spiegazione dell’ultimo episodio e dei suoi misteri, con uno sguardo al possibile futuro della serie
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Quello che devi sapere
Carrie di Mike Flanagan: Eraclito, il fuoco e il finale della serie
Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul finale della serie.
«Questo ordine del mondo, che è lo stesso per tutti, non lo fece nessuno degli dèi né degli uomini, ma sempre era, è e sarà fuoco eternamente vivo, che secondo misura si accende e secondo misura si spegne». Circa duemilacinquecento anni fa Eraclito di Efeso, passato alla storia come l’Oscuro, consegnava ai posteri uno dei suoi frammenti più celebri. Senza saperlo, aveva scritto la sinossi dell’ottavo episodio di Carrie (leggi la recensione).
Perché a Chamberlain, nel Maine, il fuoco si accende senza alcuna misura. Divora la palestra della Ewen High School, dilaga per Main Street, inghiotte case, negozi e persino un cinema che, beffardo, annunciava una retrospettiva dedicata a Brian De Palma in 35 mm. Circa duecento morti, racconta Sue Snell davanti alla telecamera. Il secchio di sangue, insomma, era soltanto la miccia.
Eppure il finale della serie tv di Mike Flanagan, disponibile su Prime Video (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick) dal 7 ottobre 2026, non si limita a rimettere in scena l’apocalisse immaginata da Stephen King nel 1974. La riscrive, la complica, la rilancia. E soprattutto lascia viva la sua protagonista. Ecco, punto per punto, cosa succede e che cosa significa.
Il ballo di Carrie: il sangue di maiale e la strage
La notte del ballo va come doveva andare. Carrie (Summer H. Howell), con un abito cucito con le proprie mani, viene incoronata reginetta. Poi arriva lo scherzo architettato da Chris Hargensen (Alison Thornton) e Billy Nolan (Arthur Conti): il sangue di maiale che le piove addosso dall’alto. Le risate. E, aggiornamento contemporaneo del rito, decine di smartphone puntati per immortalare l’umiliazione.
Da qui in poi la strage segue un copione che Flanagan si diverte a confondere. Il preside Henry Grayle (Matthew Lillard) muore folgorato. L’insegnante Rita Desjardin (Amber Midthunder) viene scagliata verso le fiamme, ma il suo corpo non si vede: in un horror, si sa, è quasi una promessa di ritorno. Tommy Ross (Joel Oulette), il cavaliere gentile, muore per mano di Carrie. Per errore, ha precisato il regista.
Poi tocca a Chris e Billy. Lui punta l’auto contro Carrie per investirla, ma all’ultimo istante Chris afferra il volante e la macchina sbanda. I due restano feriti tra le lamiere. Carrie si avvicina, con Emaline al suo fianco, ed è lei, soltanto lei, a stritolarli dentro l’abitacolo con la forza del pensiero. Un’eco del romanzo, dove Billy tenta a sua volta di travolgerla e Carrie scaraventa la macchina contro un muro. Con una differenza non da poco: quel gesto di Chris, che all’ultimo devia la corsa, le concede un brandello di coscienza che il libro non le aveva mai regalato.
In un’intervista a TheWrap, Flanagan ha chiarito che nel finale «si vede molto chiaramente che Emaline non è alla guida quando Carrie uccide Chris», e che non lo era nemmeno quando la ragazza ha ucciso Tommy per errore. Poi la frase che vale come chiave di lettura dell’intera serie: «Credo davvero che le tragedie abbiano molti autori, ma in quella palestra ci sono anche altre persone oltre a Carrie ed Emaline».
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Chi è Emaline e quali poteri ha l’amica di Carrie
Per buona parte della stagione lo spettatore ha coltivato un sospetto. Emaline (Thalia Dudek), la ragazza sarcastica e un filo luciferina che Carrie incontra in un bagno della scuola, appare e scompare. Nessun altro sembra vederla. In un video, Carrie pare discutere da sola. Un’amica immaginaria? Un’allucinazione? Il diavolo in persona, come avrebbe sentenziato Margaret?
Nessuna delle tre. Emaline esiste, in carne e ossa, ed è figlia di Amanda West (Katee Sackhoff). Possiede il potere della proiezione astrale: sa separare la coscienza dal corpo e raggiungere Carrie a distanza; soltanto quest’ultima riesce a percepire la sua forma astrale. Durante la strage del ballo Carrie le permette di prendere il controllo del proprio corpo, salvo poi riacquistarlo. Una presenza che consola e insieme istiga, spingendo la ragazza a usare i propri poteri contro chi la tormenta.
C’è però un legame essenziale da ricostruire: come riporta Nick Romano nel suo approfondimento per Entertainment Weekly, Emaline è stata mandata da Adelaide a sorvegliare Carrie. La sua vicinanza alla protagonista nasce dunque all’interno di un disegno più ampio. Nel finale, però, agisce autonomamente e fugge con lei: quanto ci sia di affetto, ribellione o desiderio di controllo resta una domanda aperta.
Qui sta la sottigliezza di Flanagan. Emaline non serve a togliere a Carrie la responsabilità di ciò che accade. Come ha spiegato il regista, la sua presenza aiuta a gestire i momenti di shock e a distribuire la complessità della colpa. Una porta che si chiude da sola, un incendio che divampa: è facile attribuirli a Carrie o a Emaline, ma non è detto che sia stata l’una o l’altra. In palestra c’era anche qualcun altro.
Chi è Adelaide: Kate Siegel e le donne che danno la caccia a Carrie
Ed eccoci all’altra grande rivelazione. La voce che fin dal primo episodio intervista i sopravvissuti, per quello che sembra un documentario sulla tragedia di Chamberlain, ha finalmente un volto: è Adelaide, interpretata da Kate Siegel, attrice feticcio e moglie di Flanagan, qui anche regista del terzo episodio.
Adelaide non è una documentarista. Guida un gruppo di donne dotate di poteri, alcune delle quali si sono presentate al ballo, hanno seminato il caos e se ne sono andate. Le interviste non servono soltanto a raccogliere informazioni, ma anche a cancellare le tracce della loro presenza. Sue Snell (Siena Agudong), che aveva intravisto un’ombra alle spalle di Carrie, esce dal colloquio convinta di non aver visto nessun altro. La testimone diventa così vittima di una memoria riscritta.
Adelaide parla di persone che possiedono «un po’ di luce». In originale si parla di shine, un richiamo alla «luccicanza» di Shining: il dono di Danny Torrance, che Flanagan conosce bene per aver diretto Doctor Sleep. Un’eco del lessico e dell’immaginario di Stephen King, che suggerisce un mondo più vasto intorno a Carrie. Il collegamento resta però tematico: da solo non conferma un futuro incontro fra i personaggi delle diverse opere. Che cosa vogliano realmente queste donne, poi, la serie si guarda bene dal chiarirlo del tutto. Proteggere Carrie, reclutarla o usarla?
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Come muore Margaret White: le differenze con King e De Palma
Nel romanzo Margaret pugnala la figlia con un coltello da cucina e Carrie le ferma il cuore con la forza del pensiero. Nel film di De Palma la madre (Piper Laurie) finisce trafitta dagli utensili di cucina, in una posa da San Sebastiano, prima che la casa sprofondi. In entrambe queste versioni, dunque, è Carrie a uccidere Margaret.
Flanagan sceglie un’altra strada. Margaret (Samantha Sloyan) aggredisce la figlia e la ferisce senza ucciderla, poi la casa crolla su entrambe. La madre sopravvive, ma non per molto. Adelaide la interroga, mentre una delle sue compagne le legge nella mente, e porta alla luce il segreto più amaro: anche Margaret, da bambina, possedeva il dono della telecinesi e lo aveva interpretato come un segno divino. Il fanatismo religioso appare così anche come la deformazione di un potere represso. Poi Adelaide la uccide, fermandole il cuore durante la videointervista. Un delitto facile da confondere con le conseguenze del crollo della casa. Ed ecco il cortocircuito più raffinato del finale. Nel romanzo era Carrie a fermare il cuore della madre con la mente. Flanagan conserva il gesto, ma lo affida a un’altra mano.
Sicché Carrie non diventa matricida. Ed è una scelta precisa. «Per me era importante che Carrie potesse sopravvivere emotivamente», ha spiegato Flanagan. «Sapevamo che sarebbe sopravvissuta fisicamente, ma immagino che ne esca così devastata dal senso di colpa, dal disturbo da stress post-traumatico e dal trauma» da aver bisogno di un luogo in cui crescere oltre quella notte. Già il peso dell’omicidio di Chris Hargensen, ha aggiunto, è abbastanza.
Carrie sopravvive? La fuga con Emaline e il dialogo finale
Sì. Ed è lo scarto più vistoso rispetto al romanzo, dove Carrie muore nel parcheggio di un locale, con Sue Snell collegata alla sua mente fino all’ultimo respiro, e il libro si chiude con una lettera che accenna a un’altra bambina con lo stesso dono.
La sopravvivenza della protagonista ha però un precedente: nel film televisivo del 2002, diretto da David Carson e scritto da Bryan Fuller, Carrie fuggiva insieme a Sue Snell. Quella versione era stata concepita come possibile avvio di una serie poi mai realizzata. Qui cambiano la compagna di fuga e la mitologia che circonda la ragazza.
Nella serie di Flanagan è infatti Emaline a ritrovare Carrie e a portarla via. La ragazza si risveglia sul sedile del passeggero della sua auto. Stavolta l’amica è lì in carne e ossa: le due si incontrano fisicamente per la prima volta. Alle loro spalle Chamberlain brucia. «Credo che il fuoco si propaghi mentre lei ed Emaline si allontanano», ha detto Flanagan, «credo che consumi il resto del quartiere».
Emaline non rivela la destinazione, perché teme che qualcuno possa ascoltare i loro pensieri. Guarda Carrie come si venera una divinità e la paragona a un uragano. Il dialogo che suggella la stagione consegna alla protagonista il mondo che aveva sempre desiderato conoscere: quello spazio esterno, fino ad allora temuto e proibito, adesso sembra appartenerle.
Infine Emaline, che fino a un attimo prima custodiva gelosamente la meta, consegna la scelta all’amica e le domanda dove voglia andare. La macchina da presa stacca su Carrie. Che sorride. Buio, titoli di coda: la serie si chiude su quel volto.
La ragazza cresciuta tra le mura di casa e l’armadio della preghiera, che prima degli eventi della serie non aveva mai frequentato una scuola e a cui nessuno aveva mai chiesto che cosa desiderasse, adesso ha davanti una strada aperta. Libertà o condanna? Il mondo che l’ha respinta ora le appartiene, e quel sorriso, dopo circa duecento morti, è la cosa più inquietante dell’intera stagione. Resta da capire che cosa ne farà.
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Ci sarà una seconda stagione di Carrie? Cosa ha detto Mike Flanagan
Al momento Prime Video non ha annunciato alcun rinnovo. Ma il finale lascia spazio a una prosecuzione: Adelaide e le sue compagne sono ancora sulle tracce di Carrie, il destino di Rita Desjardin resta sospeso e le intenzioni di Emaline, alleata o burattinaia, sono tutte da chiarire.
Intervistato da Collider durante il Toronto International Film Festival, Flanagan ha spiegato che nel suo scenario ideale la serie durerebbe tre stagioni: «È davvero una trilogia». Si tratta di un progetto creativo, la cui realizzazione dipenderà dal futuro della serie. Tant’è che il primo capitolo, a ben guardare, somiglia più a un innesco che a una conclusione.
Il significato del finale di Carrie: un fuoco sempre vivo
«Mentre quei fuochi bruciano senza controllo, noi semplicemente torniamo a casa». Così Flanagan ha descritto la scelta di restare accanto alla sua protagonista, invece di indugiare sulle macerie di Chamberlain. Il regista non filma la catastrofe dall’alto, con il compiacimento del pirotecnico. Resta appollaiato sulla spalla di una ragazza che va in pezzi, travolta da una disperazione profonda.
È questo, in fondo, il senso del finale. La tragedia ha molti autori: la madre che prega, i compagni che filmano, gli adulti che non vedono, le donne che manipolano la memoria. Carrie è una di loro, non l’unica. E il suo futuro resta una strada aperta, tra il mondo che le viene promesso e quello che potrebbe incendiare.
Eraclito lo aveva intuito: il mondo è un fuoco eternamente vivo, che secondo misura si accende e secondo misura si spegne. Emaline consegna a Carrie quel mondo. A lei, adesso, il compito di trovare la misura.
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