Domani a Palermo un convegno sulla giustizia. Interverrà Gianni Alemanno che racconterà la sua esperienza carceraria

Trasformare la pena da strumento di punizione sterile a percorso di effettivo reinserimento sociale, promuovendo riforme strutturali per superare l’attuale sovraffollamento e il collasso del sistema penitenziario: è questa la proposta al centro del convegno, “Giustizia senza vendetta – Riflessioni e proposte sul sistema sanzionatorio penale”, che si terrà domani, venerdì 16 ottobre 2026, dalle 10.30 alle 13, presso l’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo.

L’evento, promosso dal “Movimento Forense Palermo”, intende lanciare un chiaro messaggio al mondo delle istituzioni e dell’avvocatura, affinché la risposta dello Stato alla criminalità abbandoni ogni logica punitiva e riaffermi i principi costituzionali di umanità e rieducazione della pena.

I lavori saranno aperti dall’avvocato Maria Carla Grimaldi (Presidente Movimento Forense Palermo), dall’avvocato Elisa Demma, (Presidente Nazionale Movimento Forense), dall’avvocato Dario Greco (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo) e dall’avvocato Antonio De Lisi (Garante dei diritti dei detenuti per la Sicilia).

A dibattere su proposte e soluzioni che riguardano lo stato della giustizia penale, con la moderazione dell’avvocato Emanuele Vella (Movimento Forense Palermo), saranno l’avvocato Baldassarre Lauria (Associazione “Nessuno tocchi Caino”), l’avvocato Luigi Miceli (Ufficio di Presidenza dell’Unione Camere Penali Italiane) e il dott. Simone Alecci (magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Palermo). 

Al centro del dibattito vi sarà la testimonianza e l’intervento di Gianni Alemanno, autore del libro “L’emergenza negata: il collasso delle carceri italiane”, che porterà una riflessione scaturita direttamente dalla propria personale vicenda giudiziaria e dall’esperienza carceraria vissuta.

“La pena – afferma Gianni Alemanno – non può e non deve essere più uno strumento di ritorsione. La mia vicenda giudiziaria e la dura esperienza della detenzione, mi hanno fatto toccare con mano quanto sia drammatica e insostenibile la realtà penitenziaria italiana. Una giustizia che cede alla tentazione della vendetta smarrisce la propria funzione costituzionale e morale. Occorre superare la logica del carcere incattivito e attuare riforme urgenti, per restituire dignità e speranza a chi deve reinserirsi nella società”.        

“Con questo incontro – spiega l’avvocato Maria Carla Grimaldi e Presidente del Movimento Forense – intendiamo accendere i riflettori su una giustizia che deve tornare a essere baluardo di civiltà e rispetto della dignità umana. Il sistema penale necessita di una visione moderna e coraggiosa capace di superare gli automatismi punitivi a favore di reali percorsi rieducativi. E il compito dell’avvocatura palermitana deve essere proprio quello di porsi in prima linea, per riaffermare le garanzie costituzionali e la tutela dei diritti fondamentali in ogni grado di giudizio e di pena”.  

Un dibattito urgente e inderogabile di fronte ad una crisi carceraria profonda che, a livello nazionale e in Sicilia, registra continui picchi di sovraffollamento e carenze d’organico, ponendo l’isola al centro di una drammatica emergenza sociale e di diritti, che richiede risposte immediate e non più rinviabili.

I dati nazionali e regionali dell’emergenza

In Italia la popolazione detentiva sfiora oggi quota 65mila presenze, a fronte di soli circa 51mila posti regolamentari teorici (che scendono a poco più di 46mila posti reali ed effettivamente disponibili), generando un tasso di affollamento effettivo superiore al 138-140%. Dunque, rispetto alla capienza ufficiale, 14.400 detenuti in più e rispetto ai posti effettivi, 19.300 detenuti in più.

In Sicilia il quadro è altrettanto allarmante: nei 23 istituti penitenziari dell’isola si registrano oltre 7.100 reclusi per una capienza dichiarata di soli 6.440 posti, con punte di grave criticità e sovraffollamento negli istituti di Palermo (Pagliarelli), Catania, Siracusa e Gela, aggravate da una marcata carenza di organico della Polizia Penitenziaria e del personale educativo (dove si registra in media 1 solo educatore ogni 95 detenuti). Quindi, rispetto alla capienza ufficiale abbiamo 660 detenuti in più e, invece, rispetto ai posti effettivi siamo a 1.300 detenuti in più.

Il dato riepilogativo è davvero drammatico. In Italia, 19.300 detenuti in più rispetto ai posti effettivi (+141% di affollamento reale) e in Sicilia, 1.300 detenuti in più rispetto ai posti effettivi (+122% media regionale).

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.