Introduzione
Da passatempo per ragazzini ad asset finanziario: Pokemon, il franchise giapponese sui "mostri tascabili" lanciato nel 1996, abbatte nuovi record e si conferma tra i marchi più profittevoli dal punto di vista commerciale. Dai successi degli album di figurine e dei giochi elettronici per Game Boy e Nintendo a quelli della serie animata e cinematografica: la saga di Pikachu si fa strada anche nel mondo del collezionismo delle carte da gioco diventate un bene di investimento di primo peso a livello globale.
Secondo un’analisi del Financial Times basata su dati della piattaforma Chase Society, il giro d'affari complessivo del prodotto si attesta intorno ai 9 miliardi di dollari con un'ampia diffusione dal Giappone all’Europa fino agli Stati Uniti che si confermano il mercato più attivo. Quali ragioni si nascondono dietro a questo successo planetario?
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Quello che devi sapere
Effetto nostalgia
Più che il gioco in sé, le carte dei Pokemon acquisiscono valore economico intercettando l’interesse di un’intera generazione che negli anni Novanta ha visto esplodere il fenomeno e ora, alle soglie dei 30 o dei 40 anni, ha risorse da investire per acquistare oggetti considerati a tutti gli effetti come un patrimonio diretto della propria infanzia. Stando ai dati riportati dal quotidiano britannico l’effetto “nostalgia” si rivela potente e c’è chi è disposto a spendere milioni pur di avere nelle mani, per esempio, un Charizard o un Eevee d’annata.
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La scarsità genera valore
Come per i vini, i francobolli, le monete o gli orologi le carte Pokemon attirano potenziali acquirenti per la loro potenziale rarità. Nei mercati secondari, i collezionisti da tutto il mondo vanno a caccia di esemplari unici, meglio se stampati in edizioni limitate, e sopravvissuti in buone condizioni alla prova del tempo. E come spesso accade, più un prodotto risulta difficile da reperire più ingolosisce i compratori con effetti sul prezzo.
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Il ruolo del web
Acceleratori naturali per la diffusione delle carte di pregio sono le fiere del fumetto, gli eventi dedicati alle comunità fandom ma soprattutto i siti specializzati che offrono occasioni di scambi illimitati per i collezionisti da ogni parte del globo che nella "piazza virtuale" possono interagire, trattare e fare affari. La compravendita online delle carte Pokemon costituisce un business emergente sempre più redditizio e c’è chi, come il 34enne inglese Jordan Dunne, è arrivato a lasciare il lavoro pur di dedicarsi, a tempo pieno, a questa attività. Nel 2025 ha fondato la società Big Box Gaming che - come ha ammesso - entro la fine di quest’anno potrebbe arrivare a fatturare circa 4 milioni di sterline di vendite, tre milioni in più rispetto a dodici mesi prima.
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La popolarità dei Pokemon
Un’altra ragione dietro la chiave del successo custodito dal simpatico Pikachu risiede nella forza del brand che dopo 30 anni sembra rivivere una seconda primavera. Come ricorda il FT, nella prima metà del 2026 Pokemon è stata la parola più cliccata nella categoria “collezionismo” di eBay, piattaforma globale per l’acquisto e la vendita di prodotti nuovi e usati. Per i fan da tutto il mondo, il sito continua a catalizzare l’attenzione. Lo sa bene Dunne che durante una delle sue dirette è arrivato a piazzare carte rare per 2mila sterline e guadagni fino a 60mila sterline in poche ore.
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Un mercato appetibile per le aste
Pur non producendo dividendi, il possesso delle carte collezionabili riconducibili alla celebre saga ideata da Satoshi Taijiri genera di per sé ricchezza semplicemente perché esistono controparti che dall’altro lato del tavolo (o dello schermo) ne riconoscono un certo valore e sarebbero interessate all’acquisto. Pikachu spunta persino nelle aste dedicate, alla stregua di un quadro di Andy Warhol o di un abito di Lady Diana: un esempio su tutti risale allo scorso febbraio quando una Pikachu Illustrator del 1998 è stata battuta all’asta dalla casa Goldin, controllata di eBay, per 16,5 milioni di dollari, stabilendo un record mondiale per una singola carta. Ad aggiudicarselo è stato AJ Scaramucci, fondatore di Solari Capital che ha così aperto la strada ad altre vendite sopra il milione.
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