TREVISO - Sono quasi 11mila gli anziani non autosufficienti in lista d'attesa per entrare in una casa di riposo in Veneto. Non ci sono abbastanza posti con impegnativa. L'alternativa è accedere in regime privato. In questo caso, però, i costi per molte famiglie si fanno proibitivi: fino a 117 euro al giorno, più di 3.500 al mese. «Questo è il quadro», allarga le braccia Roberto Volpe, presidente di Uripa, Unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza. È partita proprio da questi numeri la petizione lanciata dai rappresentanti dei familiari di Enea (ex Israa), l'Ipab delle case di riposo di Treviso, una delle più grandi del Veneto. Le richieste rivolte alla Regione sono nette: tetto massimo per le rette, aumento della quota sanitaria e incremento dei posti in convenzione, timbrando almeno 4.784 nuove impegnative. Il tutto, se necessario, anche prevedendo una tassa di scopo. Ci sono già mille sottoscrizioni. E ora i rappresentanti dei familiari puntano a uscire dalla Marca (dove gli anziani in attesa sono oltre 2mila), diffondendo la raccolta di firme nelle Rsa di tutto il Veneto. Oltre al governatore Alberto Stefani, la petizione è indirizzata anche a Gino Gerosa e Paola Roma, rispettivamente assessori regionali alla sanità e al sociale, e a Mario Conte, presidente di Anci Veneto, l'associazione regionale dei Comuni, e sindaco di Treviso.
Come funziona la graduatoria
Se si escludono i cohousing, ancora pochi, ormai sono quasi solo anziani non autosufficienti quelli che arrivano in casa di riposo. Le famiglie tendono a rimandare. Anche per ragioni economiche. Si organizzano in proprio, fanno affidamento sull'assistenza domiciliare e ricorrono alle badanti. Quando non è più possibile, si entra nelle liste d'attesa per un posto in Rsa. La graduatoria viene definita in base al punteggio di non autosufficienza assegnato nella Scheda di valutazione multidimensionale dell'anziano (Svama). La precedenza viene data alle situazioni più gravi e urgenti. Se non si è in posizione utile, bisogna aspettare. O in alternativa, appunto, entrare in casa di riposo pagando tutto di tasca propria.
Costi folli
«Come privati, in provincia di Treviso si pagano rette che in media sono sui 94 euro al giorno per un posto in doppia. Cioè 2.850 euro al mese - sono i conti fatti dai rappresentanti dei familiari di Enea - ma possono raggiungere anche picchi di 117 euro al giorno. Vuol dire oltre 3.500 euro al mese». Va meglio a chi riesce ad avere l'impegnativa. Ma negli ultimi mesi, anche a causa dell'aumento dei costi legato alle tensioni internazionali, la quota alberghiera delle rette (pagata dalle famiglie) ha subito diversi aumenti. «Variano da 59 a 67 euro al giorno. E in molti casi bisogna sommare dei costi accessori: lavanderia, che può andare da 1 a 3 euro, parrucchiere, pedicure e trasporti per le visite in ospedale», dicono i familiari dell'Ipab trevigiana.
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Le richieste
Si parte dall'aumento delle impegnative. Ma non solo. Si chiede alla Regione anche un intervento contro il caro rette. «I nostri anziani nell'ex Israa con 57 euro al giorno, in doppia, ricevono tutta l'assistenza necessaria - ha spiegato Eugenio Gallina, presidente dei rappresentanti dei familiari di Enea - il tetto potrebbe orientarsi attorno a questa cifra». «È necessario adeguare la quota sanitaria della Regione, oggi ferma tra 52 e 57 euro, al livello dell'inflazione - ha aggiunto - sono parecchi anni che non viene adeguata. Già questo porterebbe a un contenimento alle rette». Certo, servono risorse. Per questo si è pensato a una tassa di scopo per le Rsa. «Proponiamo alla Regione di inserirla per coprire i posti ancora occupabili, ma privi di impegnativa - concludono i familiari - i veneti la pagherebbero di buon grado sapendo che è a favore degli anziani. La questione riguarda tutti: non si può aspettare che si trasformi in una bomba sociale».