La scure dello scioglimento anticlan si abbatte sul consiglio comunale di Castellammare di Stabia. Per la seconda volta consecutiva, il governo pone anticipatamente fine a un’esperienza politica nella città delle acque per infiltrazioni camorristiche. Il 14 giugno 2024 era stato eletto sindaco il giornalista Luigi Vicinanza a capo di una coalizione di 14 liste formata da partiti - tra cui Pd e Cinque Stelle - e civiche. Castellammare si aggiunge a Poggiomarino, Torre Annunziata e Marano di Napoli, già sciolti dal Ministero dell’Interno.
«Nel massimo rispetto della decisione assunta dal governo, attendo ora di conoscere le motivazioni del provvedimento che ha disposto lo scioglimento del Comune - ha dichiarato a caldo l’ex sindaco Luigi Vicinanza - Auspico che Castellammare non torni nell’immobilismo amministrativo che avevo riscontrato al mio insediamento e che ha caratterizzato gran parte degli ultimi vent’anni». Il 29 gennaio scorso era stata nominata la commissione d’accesso per valutare «la sussistenza di tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata».
I nodi
La decisione era arrivata dopo due filoni di inchiesta che hanno coinvolto l'intera città: dallo sport, alla sanità fino ad arrivare alla politica. Il primo è legato alla società calcistica Juve Stabia. Il 29 maggio 2025 alla festa per la partecipazione della squadra della città ai play off per la seria A, salgono sul palco allestito in villa comunale pregiudicati, «noti camorristi, pusher, ed elementi riconducibili ai clan stabiesi», denunciò l’allora consigliere democrat di maggioranza Sandro Ruotolo. L’europarlamentare con la sua segnalazione accese i fari dell’antimafia aprendo però una stagione di sospetti, polemiche e veleni. Prima ancora che diventasse un caso giudiziario, la presenza di esponenti della malavita stabiese era diventato un caso politico.
Castellammare di Stabia, sciolto il comune per infiltrazioni camorristiche
«Da che parte state?», chiese Ruotolo che appena pochi giorni prima aveva lanciato accuse all’amministrazione su presunti vincoli di parentela «pericolosi» di un consigliere di maggioranza e che oggi ribadisce: «Lo scioglimento di Castellammare non è soltanto una vicenda amministrativa. È il segnale di una crisi più profonda nel rapporto tra politica, consenso e legalità». Tornando ai fatti che hanno portato allo scioglimento, l’estate 2025 segnò la fine della luna di miele per l’amministrazione Vicinanza, complici le segnalazioni di alleati, se ancora si potevano definire tali. A nulla servì la presa di posizione immediata del sindaco. Fino a ottobre scorso quando il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il questore di Napoli Maurizio Agricola, disposero l’amministrazione controllata per la società di calcio. Dal settore giovanile alla buvette, dalla biglietteria alla sicurezza, le «vespe» erano considerate «un bene strumentale al clan D’Alessandro», confermando per l’episodio della premiazione che tutti – dirigenti della società ed amministratori comunali – avevano quantomeno tollerato, se non addirittura condiviso, l’iniziativa premiale voluta dai capitifoseria camorristi».
Nel secondo filone di inchiesta della Dda emersero però anche due nomi che sedevano tra i banchi del consiglio comunale. Il primo era quello di Nino Di Maio eletto in una civica a sostegno di Vicinanza e che finì al centro dell’attenzione dei magistrati per il ruolo del figlio Vincenzo, come persona di fiducia di Pasquale D’Alessandro. Quest’ultimo frequentava e utilizzava il negozio di via Roma di Di Maio jr come punto di riferimento per gli incontri con altri esponenti della criminalità. Nino Di Maio non è mai stato indagato e si è dimesso da consigliere comunale dopo le pressioni politiche e la scelta del sindaco di tenerlo fuori dalla maggioranza consiliare assieme a Gennaro Oscurato che invece, a novembre, compare in prima persona negli atti perché intercettato mentre parla a telefono con Michele Abbruzzese cassiere del clan D’Alessandro. Le intercettazioni ambientali catturano i commenti soddisfatti per l’elezione dell’odontoiatra definito «uno che si mette a disposizione» che il 15 gennaio scorso si è poi dimesso dalla carica di consigliere e pochi giorni dopo, il 23 gennaio, è stato iscritto nel registro degli indagati per i suoi rapporti con il clan con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Gli scenari
La decisione assunta dal ministro Matteo Piantedosi era attesa da tempo, lo stesso Vicinanza più volte in occasioni pubbliche aveva detto di essere un «sindaco sotto sfratto». E proprio contro il partito di maggioranza, che pubblicamente gli aveva chiesto di dimettersi, si scaglia Vicinanza: «Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che è nei vuoti amministrativi che la criminalità organizzata trova lo spazio per radicarsi. Per questo rivendico la scelta di non essermi dimesso e di aver portato a termine il mandato affidatomi dai cittadini, onorando fino in fondo la fiducia e la speranza che avevano riposto in me. È grazie al loro sostegno se sono rimasto al mio posto, a lavorare, fino all'ultimo minuto. Resta l'amarezza - prosegue il giornalista - per non aver ricevuto dal principale partito del centrosinistra il sostegno che avrei ritenuto opportuno.
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Al contrario, ho subìto continui attacchi personali da parte della componente più giustizialista e settaria del Pd guidato da Elly Schlein. Un metodo di delegittimazione che, a mio avviso, è molto lontano da una sana dialettica democratica». Dall’opposizione in consiglio regionale arriva il commento di Gennaro Sangiuliano che parla di: «un esito scontato a fronte di fatti chiari che colpisce un comune di cittadini onesti dove una minoranza schierata da una parte ha inquinato la politica» mentre per il leader regionale di Forza Italia Fulvio Martusciello, capodelegazione azzurro al Parlamento europeo, «lo scioglimento rappresenta una ferita profonda per la città e impone una riflessione che non può fermarsi alla polemica del momento. Castellammare è un territorio difficile, ma non è un territorio perduto. È una città ricca di energie, competenze, imprese, associazioni e cittadini onesti».