Napoli, Allegri si presenta: «So di essere in “debito” con la città, sono qui per vincere»

«Ebbene sì, sono aziendalista. Mica è un’offesa per me». La prima differenza tra Max Allegri e Antonio Conte è marcata da questa innocentissima, almeno in apparenza, risposta. Se Conte sembrava non accontentarsi mai, Allegri sembra entusiasta di qualsiasi cosa. Almeno così sembra. «Devo gestire il patrimonio del club, rispettando la sostenibilità: quello che conta è il campo non i dati degli analisti. E in campo vanno i giocatori». Il Napoli stesso, probabilmente, aveva bisogno di una nuova filosofia, di una nuova politica, di una nuova diplomazia: De Laurentiis non è mai andato alla ricerca di un clone di Conte, d’altronde non ne lo avrebbe trovato sulla faccia della terra. Dunque, ha cambiato completamente stile: «Ma quello che ha fatto Conte in questi due anni è stato straordinario», l’inchino del nuovo tecnico a colui che lo ha preceduto.

Ma c’è anche spazio per le lacrime ricordando la mamma. Si trova completamente a suo agio in questo primo giorno napoletano nello spettacolare Teatro San Carlo che De Laurentiis ha voluto ospitasse l’evento. Una trilogia: Garcia a Capodimonte e Conte a Palazzo Reale. Max indossa un abito tagliato su misura del sarto Gianni Marigliano. Ma anche ogni sua parola calza a pennello con il clima. Figurarsi se si fa spiazzare da allusioni o tentativi di sgambetti.

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«Sono qui per rifarmi dopo la stagione da calciatore che finì con la retrocessione e i 14 punti, e per restituirvi i due scudetti tolti», dice scherzando, riaprendo la ferita del campionato di Sarri e dei 91 punti (e del rosso mancato a Pjanic in Inter-Juventus). Sorride sornione. Di simile, con Conte, c’è senz’altro la predisposizione al lavoro: cosa cambierà a livello strettamente tecnico, tattico e metodologico è ancora presto per dirlo, lo si capirà meglio nel corso del ritiro di Dimaro.

La presentazione

C’è il sindaco Manfredi in prima fila per salutarlo. Ma c’è anche tanta Napoli che tifa Napoli. «Sono fortunato perché vengo dopo Conte. Come è già successo. E la prima volta è andata abbastanza bene». Già, Antonio ruppe con la Juventus dopo il famoso discorso del «non si mangia con 10 euro in un ristorante da 100 euro»: arrivò lui, vinse lo scudetto (anzi, ben cinque di fila) e sfiorò subito la Champions in finale con il Barcellona. «Bisogna arrivare a marzo dentro tutti gli obiettivi. Per me è un’avventura meravigliosa, Napoli è una città pazzesca, molto passionale, ho sentito subito il calore e l’affetto della gente». Parla di fortuna, casualità e della ruota che gira: «Solo una volta in vita mia non sono arrivato in Champions ed è successo al Milan. Mi porto dentro questa voglia di riscatto immediato. Gioca a fare il matematico quando dice «che non è che conta quanti gol fai o quanti ne prendi, conta la vecchia differenza reti. Perché se segni 60 reti e ne prendi 50... in Champions non ci va».

Al suo fianco c’è lo stato maggiore del Napoli: l’ad Chiavelli, il ds Manna, e il vice presidente Edo De Laurentiis. Il patron interviene di tanto in tanto. Gli lascia il palcoscenico, il San Carlo sembra fatto apposta per loro. Fa il gioco di De Laurentiis quando sostiene che «ho imparato una cosa da un vecchio allenatore ovvero che finché i giocatori non li vedo, non li alleno, dare giudizi da fuori è molto difficile». Come se uno come il vecchio Max deve aver bisogno di vedere allenarsi De Bruyne e Lukaku (arriveranno il 5 agosto a Castel di Sangro) per capire se sono da Napoli. Non cade nel pericolo dello scontro con Cardinale («Amorim vuole vincere, prima pensavamo a non perdere»), pensa solo a questa squadra.

«Voglio gente entusiasta disposta al sacrificio: prima vedo all’opera la squadra e poi dirò quello di cui ho bisogno». Coccola Hojlund («lo scorso anno l’ho scansato, ma stavolta no») e pensa già alla nuova Champions. «Arrivare in finale? Magari per prima cosa passiamo il primo turno. È la prima volta per me con questo format, ora anche le big hanno imparato a iniziare con il piede giusto, non c’è più l’effetto sorpresa. Ma noi a marzo vogliamo essere in corsa per tutti gli obiettivi». Tradotto, l’aziendalista Allegri sa che deve arrivare agli ottavi di Champions League.

Entusiasmo

Non si sbilancia su nessuno. Il luogo sarebbe ideale per fare una recita, ma la sensazione è che dica sul serio quando parla di un Napoli con «due ottimi portieri. Ma io avrò una gerarchia ben precisa». L’aveva anche Conte, con Milinkovic titolare e Meret riserva. Ovviamente non cade nel tranello del discorso sugli infortunati. «Mi sembra che le due stagioni di Conte siano state molto diverse in questo aspetto, ogni anno può succedere tutto e il contrario di tutto». E su quell’aziendalista con cui lo ha accolto De Laurentiis, sorride: «È diversi anni che vengo definito aziendalista. Per qualcuno è un’offesa, per me è un complimento. Ringrazio il presidente di avermi definito così. L’allenatore deve gestire il patrimonio della società, che sono i giocatori. Nel calcio di oggi la vera sfida è essere competitivi e sostenibili, l’allenatore deve essere in simbiosi con la società. Il mio compito è mettere giocatori bravi nelle condizioni di dare il massimo di loro stessi». Non si nasconde dietro le ambizioni: «L’habitat del Napoli è la Champions. Nel calcio servono molto sana cazzimma e sana follia».

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Aspetta De Bruyne facendo finta di aver bisogno di vederlo allenarsi. «Conte lo ha utilizzato molto bene fino all’infortunio, Ricordo a Milano, De Bruyne fece una buona partita. È un giocatore straordinario». Mai una volta va fuori dal copione con Conte. Gli screzi, anche quelli recenti in Supercoppa Italiana a Doha, sono solo un pallidissimo ricordo. È l’allenatore del Centenario, un dettaglio non di poco conto. Come il simbolo sulle stemma. «Ho notato subito il corsiero sulle maglie», dice ironico facendo riferimento alla sua passione per i cavalli. «Una volta a mezzanotte prima di Borussia Dortmund-Juventus, De Laurentiis mi chiamò e mi chiese se volevo comprare un cavallo ma io gli dissi di no». Arriva dal Milan, dal fuoco e fiamme con Ibrahimovic. Qui sarà diverso. «Ma come in tutte le buone famiglie ci saranno dei momenti di confronto. Anche idee diverse, l’importante è che anche quando ci saranno scazzi e confronti, lo si faccia in sintonia con gli obiettivi del Napoli». Si sono sfiorati altre volte «negli anni passati», ora il ciak all’Allegri I. Firmato De Laurentiis.