A Materia un viaggio musicale dagli anni venti al bebop, tra integrazione culturale e grandi classici

Un viaggio nel tempo attraverso la musica, il ritmo e la storia per scoprire come lo swing e le grandi orchestra abbiano segnato un’epoca, superato le barriere razziali e influenzato la cultura musicale globale. È stato questo il filo conduttore di Quando lo Swing faceva ballare il mondo, lo spettacolo-lezione tenutosi la sera di venerdì 16 ottobre a Materia, lo spazio culturale e sede di VareseNews a Castronno.
A fare gli onori di casa e ad introdurre la serata è stato il giornalista Marco Tresca. I protagonisti sul palco, invece, sono stati i musicisti Davide Facchini e Anita Camarella, che hanno guidato il pubblico in un percorso conoscitivo tra racconti, video d’epoca ed esecuzioni dal vivo.
L’evento ha ripercorso le tappe fondamentali dello swing, partendo dalle origini a New Orleans con il Dixieland nei primi anni del Novecento, fino ad arrivare alle grandi sale da ballo di Chicago e New York. Il genere si è sviluppato ed è cresciuto tra gli anni Ventidue e Quaranta, trasformando piccoli ensemble in vere e proprie big band con sezioni orchestrali organizzate e la figura fondamentale dell’arrangiatore.
Durante la lezione-concerto, Facchini e Camarella hanno mostrato la complessa evoluzione ritmica che caratterizza lo swing.
L’accentazione dei tempi si sposta dal primo e dal terzo tempo della battuta – tipici della musica classica e della tradizione leggera – al secondo e al quarto tempo. Un cambiamento apparentemente tecnico che stravolge la percezione del ritmo e invita naturalmente al movimento.
Lo spettacolo ha messo in luce anche il valore sociale della musica di quel periodo. Lo swing si è rivelato un importante canale di integrazione e incontro culturale in un’America segnata da forti tensioni razziali e dalla grande crisi del 1929.
Come ha spiegato Anita Camarella nel corso della serata: «La musica e soprattutto questo è il periodo in cui si riesce veramente ad avere una mescolanza tra persone di diverso tipo, una mescolanza sana reciproca con reciproco scambio culturale».
Ampio spazio è stato dedicato alla struttura dei brani dell’epoca, molti dei quali nati nei teatri di Broadway e nella celebre Tim Pan Alley. Queste composizioni, basate su una precisa forma musicale, sono poi state riprese dai grandi interpreti jazz e trasformate in standard riconosciuti a livello internazionale.
I due artisti hanno inoltre approfondito il passaggio dello swing in Europa, la nascita del Gypsy Jazz guidata da Django Reinhardt e la successiva evoluzione del genere nel Bebop con Charlie Parker.
Non è mancata una riflessione sulla tradizione italiana dell’epoca, caratterizzata dalle voci di artisti come Natalino Otto, Alberto Rabagliati, Ernesto Bonino e il Trio Lescano, capaci di riadattare i ritmi d’oltreoceano al contesto e alle restrizioni della censura dell’epoca.
A conclusione dell’evento, gli artisti hanno presentato anche l’iniziativa Folks Circle, un momento di ritrovo e condivisione musicale aperto agli appassionati e ai suonatori di ogni livello.
«I folk circle nascono soprattutto in Irlanda, dove la gente si ritrova, si mette in cerchio e si suona tutti assieme, bravi e meno bravi», ha ricordato Camarella annunciando il prossimo appuntamento in programma a Materia per il 27 novembre.
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