Quella dei sindacati dei metalmeccanici è stata una reazione dura, ma direttamente proporzionale alla gravità dell’annuncio fatto dalla multinazionale belga. Il risultato è che alla Barco di Saronno sarà un autunno caldo sul fronte delle relazioni sindacali, e non certo per colpa del climate change

Quella dei sindacati dei metalmeccanici è stata una reazione dura, ma direttamente proporzionale alla gravità dell’annuncio fatto dalla multinazionale belga. Il risultato è che alla Barco di Saronno sarà un autunno caldo sul fronte delle relazioni sindacali, e non certo per colpa del climate change.
Il cambiamento in corsa del piano industriale deciso dalla multinazionale, che prevede la riorganizzazione e il trasferimento all’estero di una parte consistente della produzione, era quanto di peggio si potesse prospettare per i lavoratori. Così, dopo lo sciopero con presidio di venerdì 16 ottobre, Fiom Cgil, Fim Cisl dei Laghi, Uilm e la Rsu hanno proclamato uno sciopero a oltranza, con fermate quotidiane e ulteriori iniziative che potranno essere indette dalla rappresentanza sindacale.
A partire da lunedì 19 ottobre, per il primo turno e per il personale a giornata è prevista mezz’ora di sciopero dalle 11 alle 11.30, mentre per il secondo turno l’astensione dal lavoro sarà dalle 18 alle 18.30.
Al centro della protesta resta il piano illustrato dall’azienda ai rappresentanti dei lavoratori. Secondo il comunicato sindacale diffuso il 16 ottobre, la direzione avrebbe annunciato lo spostamento di oltre il 50% della produzione verso il sito di Suzhou, in Cina. I sindacati riferiscono inoltre che la riorganizzazione avrebbe un impatto pari al 40% sull’area produttiva e al 30% sull’area impiegatizia.
A rendere più concreto il quadro sono anche i numeri illustrati ai lavoratori durante la mobilitazione. Per il 2027 la produzione dello stabilimento saronnese dovrebbe passare dagli attuali 52 mila pezzi a 20 mila, con una riduzione superiore alla metà. Rispetto alle prime informazioni, inoltre, non sarebbe soltanto la Cina la destinazione delle attività trasferite.
I LAVORATORI INTERINALI
La vertenza coinvolge anche 25 lavoratori con contratto interinale in staff leasing. Il trasferimento della produzione avrebbe già determinato il mancato rinnovo dei loro contratti. Resta dunque alta la preoccupazione per il futuro dello stabilimento di Saronno, dove vengono realizzati anche prodotti elettromedicali, tra cui monitor destinati alle sale operatorie.
Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato di voler contrastare il ridimensionamento produttivo e hanno proclamato, oltre allo sciopero e alle manifestazioni, lo stato di agitazione a oltranza. L’obiettivo dichiarato dai rappresentanti dei lavoratori è impedire il trasferimento della produzione e tutelare i livelli occupazionali del sito saronnese.
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