La responsabile del Laboratorio di restauro della Biblioteca Vaticana viene da Siviglia e porta con sé il sole del Mediterraneo occidentale: sempre di buon umore, sempre di fretta, sempre cordiale, ti apostrofa con un ¡hola! che è tutto una festa, e parla un irresistibile misto di italiano e spagnolo, che, quando scherziamo, le dico che sembra quello della Carrà dopo un anno di Telecinco. Si innamora dei progetti e, ad ogni idea che le sottometti, reagisce con slancio, attingendo proposte dalla sua notevolissima esperienza di restauratrice, ma quando le ho parlato, blandamente appoggiati alla balaustra in cima allo scalone di ingresso, di un artista che lavora in maniera interessante con le muffe, l’ho vista trasformarsi all’improvviso. Gli occhi sbarrati e uno scatto minaccioso del collo all’indietro, quasi a caricare un’arma da tiro: «Non penserai di portarlo qui dentro!» Scomparso ogni riflesso del sole di Siviglia, e chiusa ogni possibilità di continuare il confronto (su un artista che peraltro non era certo imperdibile).
È così che è nato – nei giorni seguenti – il pensiero di dedicare il percorso di mostre, che la Biblioteca sta tessendo ormai da tempo con gli artisti contemporanei, al tema della paura e proporre un itinerario che per i prossimi cinque anni ci guidi ad affrontare quello che, come bibliotecari e custodi della memoria dell’umanità, ci spaventa di più, ma che ci accorgiamo anche che rischia di toglierci il bello delle cose.

Incisione calcografica dall'Aquatilium animalium historia di Ippolito Salviani, Roma 1557Biblioteca Apostolica Vaticana
Una copiosa pioggia autunnale o un temporale estivo ci mettono in ansia per le possibili infiltrazioni nei magazzini, la scoperta di uno strano insetto ci fa temere un’infestazione, l’evocazione di un artista che lavora con la muffa richiama possibili contagi di volumi, papiri e pergamene. Non se ne parla nemmeno di immaginare in biblioteca allestimenti floreali o vegetali, perché portano microorganismi, così come uno studioso con una penna in mano è attenzionato come una potenziale minaccia all’integrità del nostro patrimonio, mentre la luce di una mattina di sole secca i dorsi e scolorisce le legature, per cui tutte le tende chiuse nei depositi.
Abbiamo proprio bisogno di riconciliarci con questi elementi, che sono poi la natura e l’umanità stessa. Abbiamo bisogno di ritrovare un rapporto sereno, meno intimorito e meno aggressivo, meno securitario e più disteso, che tuteli, sì, il nostro patrimonio, ma non ci trasformi in fobici guardiani del nostro orticello. Il sogno è quello non solo di imparare a non fuggire davanti a ciò che ci atterrisce (e tanto meno ad attaccare), ma di provare a vedere cosa c’è dopo, a verificare se oltre la paura c’è qualcos’altro, magari qualcosa di positivo, bello e interessante.
Così nei prossimi cinque anni abbiamo deciso di affrontare il tema dell’acqua, della luce/aria, poi il fuoco, la terra con gli organismi viventi, e in ultimo l’uomo, che è l’inventore e il costruttore di libri e biblioteche, ma anche il loro più efficace distruttore. Ogni volta partiremo dall’aspetto minaccioso e pericoloso che ognuno di questi elementi presenta, per attraversarlo e cercare se tra ognuno di essi e i libri ci sia dell’altro. E siccome non si può allargare o capovolgere la propria prospettiva da soli, ogni anno continueremo a invitare – come facciamo ormai dal 2021 – degli artisti, o dei creativi, a dialogare con noi, chiedendo loro di aiutarci a guardare alle cose, e a noi stessi, coi loro occhi, ad uscire dai nostri orizzonti e a portare in biblioteca scenari, temi e persone cui non avremmo mai pensato. È alla loro estraneità rispetto a noi e al nostro mondo che ci affidiamo, prendendola a guida, come Dante con Virgilio, per un viaggio che siamo certi ci porterà lontano, sia fuori sia dentro di noi.

Octopus di Bill Moran, stampa a caratteri mobili su cartaBiblioteca Apostolica Vaticana
Il 14 settembre, alla presenza di papa Leone XIV, inaugureremo la prima puntata di questo ciclo che abbiamo voluto intitolare «Catastrofe e meraviglia», dedicata all’acqua, che rappresenta forse la nostra paura più grande. L’abbiamo scelta perché tra 2026 e 2027 cadono gli anniversari di un evento catastrofico e di una pubblicazione meravigliosa, entrambi a tema acquatico: il sessantesimo dell’alluvione di Firenze – di cui esporremo delle fotografie di lancinante bellezza – e il quattrocentosettantesimo dell’Aquatilium animalium historia, un trattato sui pesci, finanziato dalla Biblioteca Vaticana, che è un capolavoro assoluto di ricerca scientifica, perfezione tipografica e arte dell’incisione.
Nostre guide in questo viaggio saranno JR, che ha progettato quella che sarà la prima installazione site-specific mai realizzata all’interno del Vaticano, Bill Moran, che gioca coi materiali della vecchia stampa a caratteri mobili per creare animali e un vero catalogo ittico, e infine Fulvio Pierangelini, che ha scritto sei meravigliosi racconti gastronomici per l’agenda della Biblioteca, sospesi come solo lui sa fare tra conoscenze naturalistiche, ironia, e abilità gastronomica, con un tocco da vero letterato.

Rivestimento in pelle di zigrino marino del Vergilius di Soncino, Pesaro 1505Biblioteca Apostolica Vaticana
Riconciliarci con l’acqua non avrà solo il merito di rasserenare noi, ma anche di ricomprendere il valore e la necessità di questo elemento per la vita del pianeta, nel tentativo di scuotere l’umanità da questo (ennesimo) sonno della ragione, per cui nemmeno in questa estate rovente, nessuna forza politica o potere economico ha avuto la libertà, il coraggio e l’intelligenza di porre la questione della crisi climatica.
Un silenzio a mio parere veramente inquietante, che suscita i peggiori dubbi sulla lucidità e sulla reale libertà dell’umanità, cui la Biblioteca Vaticana si oppone, forte del magistero papale sull’argomento, che è rimasta l’unica voce critica, oltre a quella degli scienziati, dei tecnici e dei liberi cittadini, e della sua missione culturale e scientifica, che consiste non solo nel custodire un patrimonio secolare, ma anche nel dargli voce, specie quando gli spiriti sono ottenebrati da interessi di parte e connivenze tutt’altro che solidali e umanitarie.
PS. Rassicurata sul fatto che nessun artista avrebbe portato l’acqua in biblioteca, anche la responsabile del Laboratorio di restauro, come era del resto largamente prevedibile, si è buttata nell’impresa: suo, e della sua incredibile squadra di collaboratori, è una parte dell’allestimento, creativo e libero come non mai.