Cervelli in fuga, ma non troppo: uno su 3 sceglie di tornare a casa

Dal 2021 al 2025, il calo di chi ha lasciato la provincia, tra 18 e 39 anni, rispetto a 5 anni prima è stato dell’8,6%

A sinistra Gloria Giorgi 34 anni, digital specialist e content creator che dopo anni di esperienza negli Stati Uniti si è stabilita a Civitanova. A destra Cristiana Porfiri, architetto e mamma di due bimbi, è tornata dopo 9 anni da Monaco di Baviera

A sinistra Gloria Giorgi 34 anni, digital specialist e content creator che dopo anni di esperienza negli Stati Uniti si è stabilita a Civitanova. A destra Cristiana Porfiri, architetto e mamma di due bimbi, è tornata dopo 9 anni da Monaco di Baviera

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Macerata, 17 settembre 2026 – Dal 2016 al 2020 sono 2.185 i giovani maceratesi (quelli di età compresa tra i 18 e i 39 anni) che hanno lasciato la provincia per trasferirsi all’estero. Nel quinquennio successivo, dal 2021 al 2025, se ne sono andati in 1.996, 189 di meno, in calo dell’8,6%.  Negli stessi periodi, quelli rientrati dall’estero sono stati rispettivamente 562 e 657, con un incremento di 95 unità, il 16,9% in più. Se nel periodo 2016 – 2020 rientrava dall’estero un giovane su quattro (25,7%), in quello 2021 – 2025 è rientrato un giovane su tre. Il saldo tra chi se ne va e chi torna resta ancora negativo, però è significativo che il numero di chi sceglie di tornare sia in crescita ormai da diverso tempo.  Su scala nazionale, negli ultimi cinque anni, sono stati oltre 129 mila i giovani italiani rientrati da un Paese straniero in cui avevano trasferito la residenza. Rispetto al quinquennio 2016-2020 gli espatri sono aumentati del 2,1%, mentre i rimpatri hanno registrato una crescita del 32,9%.

Rispetto al periodo 2011-2015 il numero dei rientri risulta più che raddoppiato

Riferito al periodo 2011-2015 il numero dei rientri risulta più che raddoppiato. Questo il quadro che emerge dal report “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”, curato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che ha elaborato dati Istat. “Il dibattito sulla mobilità internazionale dei giovani italiani – si legge nello studio – tende a concentrarsi quasi esclusivamente sulla dimensione della “fuga” all’estero, interrogandosi sulle ragioni che spingono un numero crescente di giovani a lasciare il Paese. Questa prospettiva, pur fondamentale, rischia di lasciare in ombra l’altra componente della mobilità internazionale, quella dei rientri, che ne rappresenta per molti versi una dimensione complementare”. Anche perché le variabili sono diverse: c’è chi sceglie fin dall’inizio di trasferirsi all’estero come un’esperienza temporanea, legata allo studio, alla formazione o per arricchire il percorso professionale; e chi, invece, matura la scelta del rientro dopo l’esperienza all’estero per ragioni professionali, personali o familiari. Fatto sta che “partire non significa necessariamente lasciare il Paese in modo definitivo e il rientro può costituire una fase ulteriore di percorsi sempre più articolati e meno lineari”.

La crescita dei rientri è in parte fisiologica

La crescita dei rientri è in parte fisiologica: l’aumento, avvenuto negli anni, del numero di giovani italiani trasferitisi all’estero amplia inevitabilmente anche la platea di coloro che possono poi decidere di rientrare. Anche se non c’è ancora un riequilibrio dei flussi, visto che le uscite superano ancora di gran lunga i ritorni, questi ultimi “stanno acquisendo un peso sempre più significativo all’interno dei percorsi di mobilità internazionale”. Ma per quali motivi i giovani tornano in Italia? “Lo fanno prevalentemente in una fase relativamente avanzata del percorso giovanile: l’età media al rientro è infatti di 29,6 anni. Il gruppo più numeroso è costituito dai 30-34enni (29,4%), seguito dai 25-29enni (26,4%), dai 35-39enni (23,6%) e, infine, dai 18-24enni (20,6%)”.  In tanti casi, insomma, il ritorno si colloca dopo un periodo significativo trascorso all’estero, ma in altri la permanenza è più ridotta.

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