Chiara Poggi, Garofano difende le indagini del Ris e spiega le analisi sul pedale: «Abbiamo sbagliato qualcosa? Assolutamente no»

«No, assolutamente no». Luciano Garofano risponde così a Bruno Vespa, che a «Cinque minuti» gli chiede se ritenga di aver sbagliato qualcosa nelle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia. Ospite questa sera della trasmissione, l’ex generale ed ex comandante del Ris ha respinto le contestazioni sul lavoro svolto e ricostruito alcuni passaggi delle analisi sul pedale della bicicletta usata da Alberto Stasi.

Garofano ha spiegato di essere intervenuto per rivendicare l’onestà del Ris contro quella che ha definito una «campagna di delegittimazione». Secondo l’ex comandante, in questi giorni il reparto è stato «vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa». Ha inoltre ricordato che le analisi del Ris sono state un punto di riferimento discusso nei diversi processi che hanno portato alla sentenza definitiva.

Le analisi sul pedale e la consegna dei dati

Al centro delle domande, gli esami sul pedale della bicicletta di Stasi: le prime analisi restituirono un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, mentre il giorno successivo due ulteriori analisi diedero esito negativo. Garofano ha detto che è presumibile che conoscesse quei risultati, precisando di ricorrere all’espressione «è presumibile» perché, dopo 19 anni, non si ricordano tante cose.

Quanto al passaggio davanti al pubblico ministero, l’ex comandante ha dichiarato di essersi presentato senza alcuna documentazione. Secondo la sua spiegazione, un consulente comunica al magistrato la sintesi dei risultati del proprio operato, ma non comunica né fornisce i dati, che tiene invece a disposizione. Garofano ha affermato che i dati relativi alle analisi furono poi forniti a novembre del 2025.

Ha però ribadito, come già in altre occasioni, che quei dati erano stati comunque consegnati ai consulenti di parte.

A sostegno della propria ricostruzione ha citato i verbali del 17, del 24 e del 25 settembre, insieme alla testimonianza oculare del dottor Capra: elementi che, a suo giudizio, dimostrerebbero che molto probabilmente tutti i consulenti avevano visto tutto ciò che era stato fatto fino a quel momento.

Garofano ha poi precisato di non essere stato in laboratorio durante le analisi del campione. Secondo la sua ricostruzione, è probabile che il capitano Marino avesse consumato tutto il campione e che, quindi, dopo il 20 non avesse la possibilità di ripetere l’esame. L’ex comandante ha aggiunto che Marino aveva comunque valutato tutti gli esiti ottenuti fino a quel momento.

Sull’interpretazione di quei risultati, Garofano ha dichiarato che, secondo la valutazione del capitano Marino, da lui sicuramente avallata, il materiale analizzato «era ed è sicuramente attribuibile a Chiara Poggi», ma non era sangue. Alla domanda sulla possibilità di uno scambio di campione, ha risposto ancora: «No, assolutamente no».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 14 ottobre 2026, 20:19

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