Ci sono stati disordini alla manifestazione per Abderrahim Fakir a Bologna

A Bologna ci sono stati scontri tra la polizia e un gruppo di manifestanti durante e dopo la manifestazione organizzata per Abderrahim Fakir, l’uomo 42enne di origini marocchine morto mentre due agenti di polizia lo stavano immobilizzando a terra. Alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con idranti e fumogeni; sono state incendiate due automobili e 11 persone sono state ferite, 6 agenti e 5 manifestanti, nessuno in maniera grave.

La manifestazione, in gran parte condotta in maniera pacifica, era stata convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, del Partito Democratico. Dopo gli scontri e i disordini Lepore è stato molto criticato da esponenti della destra per aver convocato la manifestazione, a partire dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che lo ha accusato di aver voluto «trasformare una tragedia in una polemica».

La manifestazione convocata da Lepore era iniziata alle 19 e aveva riempito piazza Nettuno, di fianco a piazza Maggiore, in centro a Bologna. In piazza c’erano stati alcuni interventi, il primo dei quali della nipote di Fakir. Poi è iniziato un corteo, in cui sono stati esposti striscioni che chiedevano giustizia, fotografie di Fakir, fotogrammi del momento in cui è morto e bandiere del Marocco.

A un certo punto un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove erano schierati gli agenti, e dopo alcuni momenti di tensione ci sono stati i primi scontri. Gli agenti hanno utilizzato scudi e manganelli per allontanare le prime file di manifestanti, che a un certo punto hanno lanciato bombe carta e bottiglie: a quel punto la polizia ha risposto con idranti e fumogeni per disperderli.

I manifestanti hanno infine arretrato dall’area della prefettura e sono tornati verso via Ugo Bassi, la via che va verso piazza Nettuno in cui era iniziato il corteo pacifico. Lì i manifestanti hanno creato una barricata con biciclette e transenne, e hanno lanciato altri oggetti, tra cui sedie di locali lì intorno: la polizia ha risposato con altri idranti e lacrimogeni.

I disordini sono proseguiti fin dopo mezzanotte, e si sono concentrati soprattuto all’incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, la lunga via che collega piazza Nettuno alla zona della stazione ferroviaria: è in questo punto che i manifestanti hanno incendiato due automobili, entrambe del comune di Bologna, oltre a distruggere varie biciclette del servizio sharing.

(Guido Calamosca/LaPresse)

Delle 11 persone ferite solo due, un poliziotto e un manifestante, sono stati portati in ospedale, con ferite lievi: le altre sono state medicate sul posto. L’avvocato della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, ha accusato i manifestanti che hanno alimentato i disordini di comportarsi in maniera «criminale» e di fare il gioco di chi vuole «negare verità e giustizia per Fakir».

Abderrahim Fakir è morto domenica intorno all’ora di pranzo nel quartiere periferico Pilastro, nella parte nord-est di Bologna: la polizia era intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione secondo cui Fakir stava dando in escandescenze e prendendo a calci un garage. Fakir è stato immobilizzato da due agenti, che lo hanno tenuto a terra a pancia in giù almeno per diversi minuti, standogli a cavalcioni rispettivamente sulla schiena e sulle gambe mentre un’altra persona, un civile, gli teneva i piedi.

L’operazione è stata ripresa da un residente, in un video che ritrae Fakir, immobilizzato, gridare e chiedere aiuto per oltre due minuti, per poi restare immobile e non dare più segni di vita: la morte è stata constatata poco dopo. Attorno c’erano operatori del 118 e volontari della Croce Rossa, che non sono intervenuti. La procura ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo in cui sono coinvolte sei persone, i due agenti e quattro operatori sanitari: nonostante l’inchiesta al momento non sono indagati, per effetto di una nuova norma introdotta dal governo.