Cibo italiano, boom di ricerche all’estero: i prodotti Made in Italy più desiderati nel mondo

Ricette, prodotti tipici e nuovi marchi italiani attirano utenti da oltre cento Paesi. Germania, Svezia, Francia, Giappone e Spagna guidano le ricerche, ma ogni mercato mostra interessi e abitudini differenti.

Il primo passo verso l’acquisto di un prodotto alimentare italiano avviene sempre più spesso online. Prima di entrare in un negozio o ordinare da una piattaforma, i consumatori cercano una ricetta, approfondiscono le caratteristiche di un ingrediente e scoprono marchi che fino a quel momento non conoscevano.

È in questa fase, apparentemente lontana dalla vendita, che può iniziare il percorso di internazionalizzazione di un’impresa. La sfida per le aziende italiane, infatti, non è più soltanto raggiungere nuovi distributori, ma riuscire a farsi trovare nei mercati nei quali esiste già un interesse per il Made in Italy.

A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio “The Global Search for Italian Food 2026”, realizzato da Tuduu analizzando dodici mesi di ricerche generate attraverso il marketplace internazionale dedicato all’alimentare italiano, lanciato nel giugno 2025 e oggi rilanciato con il nome di Emporion.it. Quasi un clic su due proviene dall’estero e gli utenti coinvolti arrivano da oltre cento Paesi.

Oltre un milione di clic e 50 milioni di visualizzazioni

Nel periodo analizzato, i contenuti presenti su Emporion.it hanno generato 1.056.980 clic provenienti dalla ricerca Google e sfiorato i 50 milioni di visualizzazioni.

Un dato rilevante riguarda l’origine di questo traffico: oltre il 95% delle visite è arrivato attraverso la ricerca organica, senza il sostegno di campagne pubblicitarie. Gli utenti, quindi, non sono stati raggiunti da un annuncio, ma hanno trovato i contenuti mentre cercavano spontaneamente informazioni su piatti, ingredienti e prodotti.

Le ricette rappresentano circa il 70% delle ricerche complessive. Un risultato che mostra come il contenuto editoriale possa diventare uno dei principali punti di contatto tra il consumatore e un marchio alimentare.

La ricetta non è più soltanto una serie di istruzioni da seguire in cucina. Può trasformarsi in una porta d’ingresso verso un prodotto, un territorio o un produttore. Una persona che cerca come preparare un piatto può infatti scoprire un formato di pasta, una specialità regionale o un ingrediente che non aveva mai acquistato prima.

Il food italiano interessa oltre cento Paesi

La componente internazionale pesa quasi quanto quella italiana. Germania, Svezia, Francia, Giappone e Spagna sono i Paesi che mostrano il maggiore interesse verso i contenuti dedicati alla gastronomia italiana.

La presenza di mercati molto diversi tra loro conferma la forza globale del Made in Italy, ma evidenzia anche un limite delle strategie costruite in modo uniforme. Non esiste un unico consumatore internazionale del cibo italiano: ogni Paese utilizza parole differenti, segue tendenze specifiche e cerca prodotti che non sempre coincidono con quelli più conosciuti in Italia.

Essere presenti online, quindi, non significa limitarsi a tradurre un catalogo in inglese. Per trasformare la curiosità in un’opportunità commerciale è necessario comprendere il linguaggio del mercato, le esigenze alimentari del pubblico e le modalità con cui vengono effettuate le ricerche.

In Giappone si cercano cotechino, paccheri e taralli

L’analisi delle query mostra differenze significative tra un Paese e l’altro. In Giappone, per esempio, gli utenti cercano prodotti fortemente legati alla tradizione italiana, come cotechino, paccheri e taralli. Le ricerche vengono effettuate direttamente in lingua locale, un elemento che dimostra quanto sia importante rendere i contenuti accessibili anche al di fuori dell’italiano e dell’inglese.

In Francia e Portogallo emerge invece una maggiore attenzione verso la cucina “senza”, con ricerche dedicate in particolare alle preparazioni prive di uova o di burro. La Svezia mostra interesse per tendenze internazionali come i Crumbl Cookies, mentre in Spagna vengono cercate anche preparazioni più elaborate, tra cui quelle a base di selvaggina.

Queste differenze offrono indicazioni preziose alle aziende. Un produttore potrebbe scoprire che il proprio articolo, considerato di nicchia sul mercato nazionale, risponde invece a una domanda concreta in un altro Paese. Allo stesso modo, un marchio può utilizzare ricette e contenuti informativi per presentare i propri prodotti nel contesto più vicino agli interessi del pubblico locale.

La nuova frontiera dell’export passa dai contenuti

Per anni, l’internazionalizzazione delle imprese alimentari è stata legata soprattutto a fiere, distributori, agenti commerciali e accordi con la grande distribuzione. Questi strumenti continuano a essere centrali, ma oggi il percorso del consumatore può iniziare molto prima.

Le ricerche online permettono di intercettare segnali di domanda ancora prima che si traducano in vendite. Il numero di persone interessate a una ricetta o a uno specifico ingrediente può aiutare a capire in quali mercati investire, quali prodotti valorizzare e quale linguaggio utilizzare.

In questo scenario, contenuti, dati e localizzazione digitale diventano strumenti commerciali. L’obiettivo non è soltanto aumentare la visibilità, ma accompagnare il consumatore dalla scoperta del prodotto fino all’acquisto.

Secondo Giuseppe Virzì, fondatore e amministratore delegato di Tuduu, Emporion.it rappresenta una delle attività della società, oggi posizionata come holding tecnologica attiva nei settori del food, della nutrizione e del retail. Le soluzioni sviluppate puntano a semplificare tanto la scoperta e l’acquisto dei prodotti quanto la diffusione di una maggiore cultura del benessere alimentare.

Cataloghi disponibili in oltre venti lingue

Emporion.it consente alle aziende di rendere disponibili i propri cataloghi in oltre venti lingue, riducendo gli ostacoli tecnici e i tempi necessari per costruire una presenza digitale destinata ai mercati internazionali.

Tuduu, fondata nel 2022, utilizza algoritmi proprietari e strumenti basati su dati, contenuti e localizzazione per aiutare produttori e marchi a intercettare la domanda nei mercati nazionali ed esteri.

Il dato più significativo dell’Osservatorio non riguarda dunque soltanto la popolarità della cucina italiana. Racconta un cambiamento nel modo in cui il Made in Italy viene scoperto.

Il consumatore straniero non aspetta più necessariamente di trovare un prodotto italiano sullo scaffale. Lo cerca online, spesso nella propria lingua, partendo da una ricetta o da un’esigenza alimentare precisa. Per le imprese, riuscire a comparire in quel momento può fare la differenza tra un interesse che resta una semplice curiosità e una domanda capace di trasformarsi in export.