Cloe Piccoli è la prima direttrice donna di Miart. “La mia fiera? Una piattaforma inclusiva”

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Critica, curatrice e docente di arte contemporanea, rimarrà al vertice fino al 2029: “È un momento storico importante,consapevole della sfida che mi attende”

Miart, la direttrice Cloe Piccoli

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Milano, 30 luglio 2026 – Cloe Piccoli, critica, curatrice e docente di arte contemporanea, fresca di nomina a direttrice di Miart per il prossimo triennio. Lei è la prima donna al vertice di questa manifestazione. Raccoglie il testimone da Nicola Ricciardi, è pronta? Quali saranno i segnali del cambiamento?

“Prontissima...il cambiamento è in atto in tutto il mondo, è un momento storico, tante ce la fanno, e penso alla Tate dove è stata nominata Jessica Morgan. Quindi sono particolarmente orgogliosa di questo incarico e di raccogliere l’eredità da chi mi ha preceduta, consapevole della sfida che mi attende. Ringrazio anche Fiera Milano per avermi dato fiducia”.

Che Miart sarà la manifestazione in programma dal 9 all’11 aprile 2027?

“La mia visione di Miart è quella di un’infrastruttura capace di connettere produzione artistica, capitale culturale e capitale economico. Mercato e produzione culturale non sono in conflitto ma due aspetti che si alimentano a vicenda. Per me è un tema importante da sottolineare, Miart non è solamente, come d’altronde mai è stata, una fiera, e un contesto di mercato, anche se ovviamente è importante anche questo. Sarà una piattaforma che produce cultura tutto l’anno, e progetti in collaborazione con le istituzioni milanesi, nazionali e internazionali. Naturalmente sarà ulteriormente rafforzato il dialogo con Milano e ci saranno delle novità che però, mi permetta, rivelerò solo in autunno. Posso dire che lavorerò per costruire un network capace di attivare nuove progettualità culturali e nuove relazioni tra pubblico e privato. D’altronde siamo in un momento in cui stanno cambiando tutte le fiere in diverse parti del pianeta, da Londra a New York e Basilea. E stanno cambiando in una direzione più inclusiva, partecipativa”.

Un momento storico difficile anche per le gallerie d’arte, tante chiudono...

“Diciamo che un problema può rivelarsi un’opportunità. A Milano c’è una giovane generazione di galleristi, fra i 35 e i 40 anni, che sostiene convintamente una altrettanto nuova generazione di artisti. E ci sono anche diverse gallerie internazionali che stanno arrivando a Milano, che hanno scelto di investire su Milano. Siamo in un momento di completa trasformazione sia per il mercato dell’arte sia per tanti altri aspetti, economici, politici e culturali”.

Andiamo verso nuove elezioni amministrative. Che cosa chiederebbe al prossimo sindaco e cosa manca ancora a Milano?

“Guardo con grande interesse al progetto del secondo Arengario, lo aspettiamo da tanto ed è importante per questa città. Ecco cosa mi piacerebbe vedere realizzato con il prossimo insediamento del sindaco”.

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