A cura di Teatro Comunale di Bologna

Comunale: alla scoperta di un luogo invisibile del cantiere. Foto di Ivano Adversi
C'è un luogo del Teatro Comunale di Bologna nascosto agli occhi del pubblico: si trova sopra la volta della Sala Bibiena. A 198 giorni dalla riapertura del 14 febbraio 2027, è lì che batte il cuore del cantiere. Sul ponteggio montato a ridosso del plafone lavora Adele Galetti, direttrice di cantiere per l'impresa Leonardo, la ditta affidataria dei lavori di restauro: «Siamo sul ponteggio del plafone e sono in corso i lavori di restauro dei dipinti murali. Alle mie spalle ci sono le restauratrici che stanno lavorando». Il soffitto della sala è una macchina delicata e sorprendente: una struttura di centine lignee che sostiene l'arellato, rifinito con malte a gesso e intonachino a grassello di calce, su cui corrono i dipinti eseguiti a base calce con finiture a tempera. È la grande pagina decorativa ridipinta nel corso dell'Ottocento, da Giuseppe Badiali prima e poi, tra il 1863 e il 1866, da Luigi Busi e Luigi Samoggia, con le figure allegoriche disposte radialmente che gli spettatori del Comunale conoscono e ammirano guardando la grande volta della Sala. Prima di mettere mano a quelle superfici, però, esiste una fase di studio approfondito da parte di chi compie il restauro: «Per poter eseguire il lavoro c'è un momento fondamentale che sono le analisi: ci servono per capire la natura dell'opera e poter calibrare le successive fasi operative, come la pulitura e addirittura il ritocco», racconta Galetti. Il progetto prevede infatti una mappatura accurata del degrado e indagini mirate — in cantiere e in laboratorio — per leggere le diverse fasi esecutive e i restauri del passato.
Gli strumenti utilizzati sono quelli, delicatissimi, previsti dal progetto: una pulitura prevalentemente a secco, con pennelli a setola morbida e spugne speciali per i depositi di polvere e particellato, e impacchi con gel rigidi dove occorre rimuovere le alterazioni lasciate da vecchi interventi pittorici. Adesso la squadra è concentrata sulla pulitura, «che è per noi il momento più critico ma importante, perché ci consente di lavorare su piani diversi: una pulitura selettiva e funzionale, soprattutto, a far leggere la decorazione». Una buona pulitura, spiega ancora Galetti, permette di contenere il successivo lavoro di ritocco e di ottenere «un risultato omogeneo e leggibile delle decorazioni, che prima dell'intervento erano tutte un po' annerite». Nelle parole della direttrice di cantiere c'è anche un senso di responsabilità che va oltre il ponteggio e l'intervento in sé: «Per noi questo progetto rappresenta sicuramente una sfida e un motivo di orgoglio. Siamo contenti di poter contribuire, con il nostro lavoro, a restituire il Teatro: un luogo simbolico e importante per la città».
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