Bene i tavoli, purché si arrivi a una sintesi individuando priorità e prendendo decisioni concrete. Potrebbe essere sintetizzata così la posizione di Giammarco Urbani, presidente regionale di Confindustria, a proposito di «Umbria 2030», il nuovo modello di concertazione che la Regione ha proposto nelle scorse ore a tutto il mondo economico-sociale.
COS’È E COSA PREVEDE IL PATTO «UMBRIA 2030»
Non solo ascolto «Perché questo percorso produca risultati concreti – dice Urbani a Umbria24 – sarà fondamentale che la concertazione non si limiti all’ascolto, ma diventi capacità di fare sintesi, individuare priorità e assumere decisioni». Secondo il presidente l’Umbria ha bisogno di una programmazione con obiettivi chiari, tempi definiti e risorse concentrate sugli interventi in grado di generare crescita. Urbani richiama anche il Piano straordinario per l’industria umbra già proposto da Confindustria, definendolo «non come rivendicazione di parte, ma come contributo a una strategia complessiva di sviluppo». Per il presidente degli industriali umbri, rafforzare il sistema produttivo significa sostenere l’intero territorio, perché dalla capacità delle imprese di crescere e competere dipendono occupazione qualificata, investimenti, innovazione, servizi e coesione sociale.
I dossier Tra i temi sui quali, secondo Confindustria, sarà necessario intervenire ci sono energia (per imprese e famiglie umbre quest’anno a causa della Guerra nel Golfo la stangata sarà di oltre mezzo miliardo di euro), infrastrutture materiali e digitali, competenze, innovazione, semplificazione amministrativa, attrazione degli investimenti e uso delle risorse europee e regionali. «Confindustria Umbria – conclude Urbani – parteciperà a questo percorso con spirito costruttivo, offrendo analisi, proposte ed esperienza maturata al fianco delle imprese»; il tutto purché ci sia una visione condivisa accompagnata da «decisioni capaci di produrre crescita e sviluppo duraturo».
Cos’è «Umbria 2030» è il nuovo modello di concertazione, approvato giorni fa da Palazzo Donini, proposto dalla giunta regionale guidata da Stefania Proietti per affrontare alcuni dei principali problemi strutturali della regione, dalla crescita economica debole al calo demografico, dalla fuga dei giovani qualificati ai ritardi infrastrutturali. Il progetto viene presentato come un protocollo strategico e una forma di governance partecipata, costruita attraverso il confronto permanente tra Regione, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, imprese, Terzo settore e società civile.
I tavoli Il modello prevede un tavolo generale, presieduto dalla presidente della Regione, dedicato agli atti strategici come bilancio e Documento di economia e finanza regionale, e dodici tavoli tematici coordinati dagli assessori competenti. Tra gli ambiti coinvolti ci sono sviluppo economico e lavoro, innovazione e digitalizzazione, infrastrutture, transizione ecologica, sanità, welfare, istruzione, agricoltura, turismo e valorizzazione dei borghi. L’ambizione di Proietti è quella di superare il tradizionale schema della consultazione per arrivare a una fase di coprogettazione delle politiche pubbliche, anche in vista della futura programmazione europea 2028-2034.
Cna Sul nuovo patto è intervenuta venerdì anche Cna Umbria, che ha definito positivo l’avvio di un confronto stabile tra istituzioni e parti sociali, pur mettendo in evidenza alcune criticità nell’impostazione dei tavoli. In particolare, l’associazione ha segnalato l’assenza di uno spazio specifico dedicato alla manifattura e al made in Italy, ritenuto un settore centrale per l’economia regionale e alle prese con profondi cambiamenti sui mercati internazionali. Cna ha inoltre chiesto un approccio più integrato su temi come digitalizzazione, innovazione, sostenibilità, agenda urbana, rigenerazione urbana, urbanistica e politiche per la casa, considerati strettamente collegati tra loro. Nel complesso però il giudizio sul patto resta favorevole.
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